Una semplice azienda o un appendice dell’esercito? Tanti si interrogano sulla vera identità di Huawei, pochi sanno rispondere con esattezza. Gli Stati Uniti hanno più volte accusato il colosso di Shenzen di essere un cavallo di Troia all’interno del quale si nasconderebbero le intenzioni di Pechino di spiare Washington e, più in generale, i Paesi del mondo. In poche parole: Huawei è considerata dalla Casa Bianca una pedina in mano allo Stato, o peggio un conglomerato al servizio del sistema militare cinese. Ren Zhengfei, fondatore della società, ha più volte ribadito l’indipendenza della sua creatura e ha respinto ogni accusa di collusione con i poteri forti.

Un’inchiesta scottante

Le smentite di Zhengfei non hanno mai convinto fino in fondo gli Stati Uniti, che, dopo una lunga inchiesta di Bloomberg, saranno ancora più convinti di essere nel giusto. Secondo quanto riportato dalla testata americana, Huawei ha collaborato e continuerebbe a collaborare con l’Esercito Popolare di Liberazione cinese, tanto che negli ultimi dieci anni l’azienda di Shenzen avrebbe realizzato almeno dieci progetti di ricerca a stretto contatto con il personale delle forze armate. I temi citati nel dossier sono scottanti perché riguardano i settori economici che la Cina sta utilizzando per diventare la principale potenza del mondo: intelligenza artificiale, geolocalizzazione satellitare e altro ancora.

Progetti civili e miltiari

Huawei, dunque, non sarebbe in collusione con Pechino solo per quanto riguarda smartphone e rete 5G, ma anche per altri progetti utilizzabili sia per scopi civili che militari. Alcuni dipendenti di Huawei Technologies Co. avrebbero collaborato con i membri di vari organi dell’esercito cinese in attività altamente sensibili, che comprendono l’intelligenza artificiale e le comunicazioni radio. Nel rapporto sono stati citati due soggetti coinvolti: la Commissione militare centrale, cioè l’organo più importante dell’esercito, e la National University of Defense Technology. Entrambi avrebbero operato per estrarre e classificare una raccolta di immagini satellitari e coordinate geografiche.

Le smentite dell’azienda

Interpellato da Bloomberg sulla vicenda, il portavoce dell’azienda, Glenn Schloss, ha respinto in toto la ricostruzione americana. “Huawei – ha specificato Schloss – non è a conoscenza del fatto che i suoi dipendenti pubblichino documenti di ricerca a titolo personale. Inoltre Huawei non ha alcuna collaborazione o partnership con le istituzioni affiliate all’esercito. L’azienda sviluppa e produce solo prodotti di comunicazione conformi agli standard civili in tutto il mondo e non personalizza i prodotti di ricerca e sviluppo per i militari”. Il legale Huawei ha ribadito quanto detto da Schloss mentre nessun commento è arrivato dal Ministero della Difesa cinese.

Una vicenda dai contorni sfumati

È necessario fare una precisazione. Le inchieste fin qui pubblicate non hanno mai dimostrato che Huawei abbia stretti legami con l’esercito cinese ma, semmai, che esiste un’area di sovrapposizione sfumata e dai contorni poco chiari tra una parte del personale dell’azienda e le forze armate. Dal canto suo Huawei ha più volte sottolineato come non abbia mai rivelato informazioni sensibili al governo, né le istituzioni le abbiano mai chiesto niente. Nel frattempo in Cina hanno ribaltato la questione facendo notare alla stampa internazionale che anche negli Stati Uniti esistono, per alcune aziende, molte fonti di finanziamento, compreso quello militare: Pechino aspetta ancora una risposta.