La politica russa verso l’Asia si fonda su due grandi pilastri: cooperazione energetica e cooperazione militare. La prima si basa principalmente sulla capacità di esportare le grandi risorse petrolifere e di gas di cui il territorio della Federazione Russa è ricchissimo. Il secondo, invece, nasce dall’esigenza di condividere i propri sistemi di difesa con i vicini sia a scopo di allargamento degli orizzonti militari nel Pacifico sia per riuscire a intavolare con gli Stati del continente asiatico rapporti di stretta collaborazione che rendano Mosca immune da irrigidimenti nei suoi confronti. Sotto questo secondo profilo, la Russia inizia in questo mese una serie di esercitazioni militari di fondamentale importanza nella geopolitica asiatica e che suonano come un campanello d’allarme anche per le relazione degli Sti Uniti con il Pacifico e l’Asia. Tra l’11 e il 16 dicembre, le forze armate russe terranno delle esercitazioni congiunte con quelle cinesi nell’ambito della difesa missilistica. Secondo il portavoce del ministero della Difesa di Pechino, Wu Qian, l’obiettivo è quello di elaborare risposte congiunte ad attacchi improvvisi contro i territori di Cina e Russia svolti con missili balistici o da crociera. Esercitazioni che prevedono anche lo studio di risposte provenienti dalle forze aeree di entrambi i Paesi e che arrivano in un momento particolarmente teso nel continente asiatico a causa dei venti di guerra che soffiano sulla penisola coreana.

Ma le mosse russe non si fermano alla difesa missilistica con la Cina. Il comandante del Distretto militare orientale russo, il generale Aleksander Zhuravljov, ha riferito in queste ultime ore che il 2018 sarà un anno particolarmente denso di impegni per quanto riguardo alle esercitazioni delle forze armate russe con quelle degli altri Stati dell’Asia. Le prime esercitazioni congiunte saranno realizzate con la Mongolia. “Nella Repubblica russa di Buriazia stiamo progettando di condurre le esercitazioni russo-mongole Selenga-2018”, queste le parole del generale riportata da Sputnik. Esercitazioni di particolare interesse soprattutto perché la Mongolia riveste un ruolo chiave tra Cina e Russia. La seconda esercitazione, questa volta invece di nuovo fra Russia e Cina riguarderà le rispettive marine militari. La flotta del Pacifico sarà, infatti, impegnata nei pressi delle coste cinesi per un’importante esercitazione navale congiunta. Flotta che, subito dopo, sarà invece impegnata in una nuova serie di manovre ma questa volta con la marina militare giapponese. Il fatto che la marina militare russa e quella nipponica continuino a svolgere manovre congiunte è interessante soprattutto per mostrare il lento e graduale riavvicinamento di Mosca con Tokyo dopo decenni di gelo nei loro rapporti dettati sia dalla presenza Usa in Giappone sia dalla disputa sulle isole Curili. Uil generale Zhuravljov, al quotidiano russo Krasnaja Zvevda, ha poi detto che, sempre nel 2018, i militari russi del Distretto orientale parteciperanno anche ad alcune esercitazioni con l’India. Esercitazioni che si terranno sia in territorio indiano sia in territorio russo.

Dal punto di vista politico, queste esercitazioni sono molto interessanti. E del resto, se, come diceva Carl von Clausewitz, “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”, si potrebbe anche dire che le esercitaizoni militari sono una particolare declinazione della politica. Mettere due forze armate a stretto contatto, condividere nozioni, schemi e catene di comando e creare risposte congiunte in caso di crisi, significa di fatto non creare alleanze ma comunque aumentare di molto la cooperazione fra due Paesi. La Russia, attraverso le ultime manovre militari in Asia, ha già intrapreso questa strada che, in definitiva, si traduce nella volontà di portare i suoi rapporti con gli Stati asiatici ad un livello superiore e posizionarsi in un ruolo di potenza militare anche in questo continente. Con la Cina, la cooperazione militare è ormai molto forte, su tutti i fronti, sia terrestre che navale, ma anche aerospaziale. Ma non va sottovalutata anche l’importanza delle esercitazioni con India e Giappone, con cui Mosca dimostra di non essere per forza unita con Pechino nella scelta di Stati partner e avversari. Russia e Cina hanno molti interessi convergenti, ma non sono potenze unite per forza da interessi sempre comuni. E per la Russia è importante intrattenere relazioni con tutti, non dovendosi né potendosi espandere territorialmente o come sfera d’influenza a sud della Cina, ma soprattutto potendo strappare gli altri Stati asiatici dalla sfera d’influenza (quasi obbligata) degli Stati Uniti.