Il 2020 per l’Iran è iniziato molto male e, se vogliamo, è proseguito anche peggio. Il 3 gennaio scorso un raid Usa a Baghdad ha ucciso il generale Qassem Soleimani, l’architetto della politica estera di Teheran e della strategia della mezzaluna sciita. Poi è arrivato il coronavirus a complicare ulteriormente il quadro. Il 27 novembre un’altra operazione, questa volta all’interno del territorio iraniano, ha neutralizzato un’altra figura di spicco per il Paese, ossia il direttore del programma nucleare Mohsen Fakhrizadeh. E il 2021 non si annuncia molto semplice: in primavera ci saranno le presidenziali, passaggio delicato della vita politica iraniana. Ma soprattutto, potrebbe esserci un ancor più difficile passaggio alla testa della teocrazia iraniana. La guida suprema Ali Khamenei infatti, non godrebbe di ottimali condizioni di salute. E c’è chi ha iniziato già a parlare di una sorta di “abdicazione” di fatto.

Le indiscrezioni che filtrano dall’Iran

Come per ogni notizia che arriva dal medio oriente, a prime conferme arrivano prontamente delle smentite. Nella giornata di domenica il primo a lanciare indiscrezioni sulle sorti di Ali Khamenei, è stato il giornalista iraniano Mohammad Ahwaze. Secondo il reporter, la Guida Suprema sarebbe malata da tempo ma negli ultimi giorni le sue condizioni sono state tali da impedirgli di esercitare i suoi poteri. Per tal motivo, sempre secondo Ahwaze, Ali Khamenei avrebbe delegato tutti i suoi poteri al figlio, Mojtaba Khamenei. In tal modo, ha argomentato il giornalista iraniano via social, si starebbe cercando di evitare un possibile e delicato vuoto di potere. Notizie del genere non sono comunque nuove: da tempo infatti lo stesso Mojtaba verrebbe descritto come l’erede politico e spirituale del padre.

Ma da Teheran sono arrivate secche smentite. Mehdi Fazaeli, uno dei collaboratori dell’ayatollah, ha dichiarato che in realtà nulla di quanto descritto da Ahwaze corrisponderebbe al vero. La ricostruzione, secondo quanto dichiarato sull’agenzia Isna da Fazaeli, sarebbe stata montata ad arte per destabilizzare l’Iran e far aumentare la tensione all’interno del Paese. Nel sostenere questa tesi, il collaboratore di Khamenei ha fatto riferimento al ruolo di Ahwaze, giornalista espatriato e tra le voci più critiche nei confronti del sistema di potere degli ayatollah. É bene specificare che per la designazione di una nuova Guida Suprema esistono procedure collaudate in occasione della morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, e previste dalla costituzione successiva alla rivoluzione del 1979. La nuova Guida deve essere infatti scelta dall’Assemblea degli esperti, collegio composto da 88 membri a cui spettano i poteri di elezione o rimozione della figura politica e religiosa più importante del Paese. Anche volendo dunque, Khamenei non potrebbe trasferire alcun potere, ben che meno su base meramente dinastica.

Chi è Alì Khamenei

Il nome dell’attuale Guida Suprema è legato a doppio filo a quello del suo predecessore, ossia l’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica. Khamenei per anni è stato uno dei suoi principali consiglieri, nonché una delle figure più ascoltate. Nel 1981 è stato il primo presidente della nuova repubblica islamica iraniana, carica che ha mantenuto fino al 1989. In quell’anno l’Assemblea degli esperti è stata chiamata ad eleggere il successore di Khomeini e il nome di Khamenei da subito è apparso come il più accreditato. Da allora è lui ad incarnare la figura della Guida Suprema, al timone di un Iran che ha attraversato non poche tempeste tanto politiche quanto economiche.

La sua elezione è avvenuta quando Khamenei aveva poco più di 60 anni, per questo il tema della sua elezione si sta proponendo soltanto negli ultimi anni. L’avanzare dell’età non è un elemento da sottovalutare anche sotto il profilo politico: l’Iran specialmente in questo momento potrebbe uscire più indebolito dalla scomparsa della guida che, dal 1989, ha sempre rappresentato il perno delle più importanti scelte politiche. Lo sorti di Khamenei coincidono in modo inequivocabile con quelle del Paese.

Il ruolo della Guida Suprema

La rivoluzione del 1979 ha portato alla nascita di una repubblica islamica da un’architettura istituzionale definita “binaria“: da un lato vi sono le istituzioni laiche, dall’altro quelle religiose. Lo si può ben comprendere ad esempio dal ruolo del presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale ogni quattro anni (con l’impossibilità di effettuare più di due mandati consecutivi), il quale è sia capo dello Stato che detentore del potere esecutivo. Tuttavia non è la figura giuridica più alta del sistema istituzionale iraniano. Quest’ultima è per l’appunto rappresentata dalla Guida Suprema, la quale può essere definita come l’anello di congiunzione tra i due binari laici e religiosi che reggono il Paese.

L’articolo 107 della Costituzione ha nominato Khomeini Guida Suprema a vita, tanto che la fine del suo incarico ha coinciso con la sua morte. Non è stato definito un limite nel mandato dei suoi successori. Al momento Khamenei sta proseguendo sulle orme del predecessore, conservando la carica a vita e prospettando l’attivazione delle procedure di successione soltanto a morte avvenuta. Le indiscrezioni di queste ore, al netto della loro veridicità, hanno confermato questa impostazione: non si è infatti parlato di una successione in vita ma solo di una delega provvisoria dei poteri al figlio. Circostanza comunque non prevista nella Costituzione.

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