“Ve lo posso assicurare. Il capo negoziatore nordcoreano è ancora vivo, e spererei che lo siano anche gli altri”, ha detto ieri  Donald Trump riferendosi a Kim Hyock Chol, secondo alcune indiscrezioni giustiziato per volere di Kim Jong Un. La battuta di Trump è solo un frammento della lunga giornata di domenica, ma è fondamentale per fare alcune riflessioni su come il sistema dei media abbia utilizzato questa e altre storielle simili per sminuire l’operato del presidente americano. The Donald, con la Twitter Diplomacy nella mano destra e l’arte degli affari nella sinistra, ha sempre tirato dritto smentendo a suo modo un numero assai elevato di presunte indiscrezioni scritte dai giornali di mezzo mondo. Fake News, le chiamerebbe qualcuno; peccato che la frenetica caccia alle notizie false abbia risalto solo a partite invertite, mai quando sono utilizzate contro Trump.

Una storia inventata

The Donald ha incontrato Kim Jong Un per la terza volta, superando il confine tra le due Coree e diventando il primo presidente americano in carica a metter piede in Corea del Nord. Quella che doveva essere una semplice stretta di mano è diventata un vero e proprio faccia a faccia a porte chiuse, a cui hanno partecipato le rispettive delegazioni presidenziali. Trump ha parlato con i cronisti presenti sul posto, rispondendo a una domanda riferita ai presunti negoziatori nordcoreani uccisi di recente dal governo di Pyongyang per il loro fallimento rimediato durante il vertice di Hanoi. Riavvolgiamo il nastro: siamo allo scorso febbraio, quando ci fu l’ultimo incontro fra il tycoon e Kim. Il meeting vietnamita si interruppe bruscamente dopo una vigilia promettente, i presidenti tornarono a casa in fretta e furia, con un pugno di mosche e senza alcuno accordo tra le mani. Pochi mesi dopo la fumata nera, molti giornali scrissero che Kim Jong Un aveva fatto uccidere Kim Hyock Chol, capo negoziatore nordcoreano, assieme agli altri membri della delegazione diplomatica di Hanoi. La motivazione? Una ripicca del presidente nordcoreano, arrabbiato per il fallimento diplomatico incassato.

Attaccare il presidente americano

Molti credettero alla falsa notizia diventata virale in poche ore, come tante altre bufale riguardanti la Corea del Nord. Le polemiche sull’accaduto colpirono di riflesso anche Trump, perché alcuni accusarono il presidente di trattare con un dittatore dagli istinti omicidi. In realtà l’inquilino della Casa Bianca si era mosso alla perfezione anche ad Hanoi, e quel vertice, unito al precedente di Singapore, è servito per instaurare una “sincera amicizia” con il leader nordcoreano. I giornali hanno ignorato per mesi la realpolitik trumpiana e sbeffeggiato la trattativa portata avanti da un maestro nel trattare con chiunque gli si palesi davanti. Oggi quelle stesse testate giornalistiche hanno ricevuto l’ennesimo danno alla loro credibilità.

La smentita di Trump

L’indiscrezione della morte di Kim Hyock Chol era partita da uno dei più importanti giornali di Seul, il Chosun Ilbo, che citava le solite voci non confermate riguardo la possibile uccisione del capo negoziatore al servizio di Kim Jong Un. A inizio giugno Kim Hyock Chol, fra lo stupore generale, era già resuscitato e appariva in un video mentre partecipava a un’esibizione artistica assieme al presidente nordcoreano. La fonte anonima ha dunque aggiustato il tiro per apparire più credibile: il destino di Kim Hyock Chol era ancora da decidere, ma intanto il negoziatore si trovava in custodia e sotto scorta. Anche questa seconda ricostruzione mal si adatta alla realtà, visto che Trump, non molte ore fa, ha rassicurato i giornalisti dichiarando che il funzionario nordcoreano è vivo e vegeto. Dopo il successo appena ottenuto, pochi dubitano adesso di quanto esce dalla bocca del presidente americano.

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