Una compagnia inglese ha venduto armi al Sud Sudan devastato dalla guerra civile, nonostante l’embargo internazionale che cerca di mettere fine al massacro. La denuncia arriva da Amnesty International, con il suo rapporto “From London to Juba: a UK-registered company’s role in one of the largest arms deals to South Sudan” (Da Londra a Juba: il ruolo di una compagnia registrata nel Regno Unito in una delle più importanti vendite di armi al Sud Sudan). La vendita è avvenuta attraverso la società di comodo S-Profit Ltd, registrata a Londra e con sede a Covent Garden.

La S-Profit Ltd ha fornito armi per almeno 46 milioni di dollari al Sud Sudan nel 2014, perciò nel pieno della guerra civile. La S-Profit Ltd, il cui direttore è un ucraino che non risiede nel Regno Unito, ha fatto da intermediario commerciale tra una ditta statale ucraina produttrice di armi e una società con sede negli Emirati Arabi Uniti, incaricata di acquistare armi dal governo di Juba, per un valore di 169 milioni di dollari. L’elenco comprende migliaia di mitragliatrici, mortai e milioni di munizioni. Il direttore di S-Profit ha negato che l’azienda abbia fornito armi al Sud Sudan, ma non si è espresso sull’aver svolto qualche ruolo di intermediario.

Amnesty afferma che il coinvolgimento di un’impresa britannica in un tale accordo potrebbe violare i controlli britannici in materia di esportazioni che vietano il coinvolgimento nella fornitura di armi al Sud del Sudan, dove il conflitto è ormai al suo quarto anno con circa 3.8 milioni di persone mandate via dalle loro case. La violenza è stata descritta all’inizio di quest’anno dal segretario di stato britannico per lo sviluppo internazionale, Priti Patel, come un genocidio.

Ma l’affare scotta. Infatti Oliver Feeley-Sprague, direttore del programma per i controlli sugli armamenti di Amnesty UK, ha dichiarato: “È innegabile che le trattative di armamenti, come queste sono anche una minaccia diretta per la vita di centinaia di truppe del Regno Unito ora in Sud Sudan come parte delle operazioni di pace delle Nazioni Unite. Il Regno Unito sul serio aspetterà che il sangue britannico sia versato prima che intraprenda un’azione adeguata?”

Il rapporto di Amnesty sottolinea le responsabilità britanniche nel permettere questo genere di commerci. Nella conferenza stampa di pubblicazione dell’inchiesta, James Lynch, responsabile del settore di Amnesty per le ricerche sul controllo delle armi e il rispetto dei diritti umani, ha dichiarato: “Problemi evidenti nelle norme che regolano le società nel Regno Unito, fanno in modo che uno che commercia illecitamente in armi possa aprire online una società britannica per condurre le sue attività, con controlli minori di quelli che servono per frequentare una palestra o affittare una macchina. Il Regno Unito deve rivedere urgentemente le procedure per la registrazione delle società”.

Amnesty ha assicurato di aver fornito tutti i documenti che erano in suo possesso alle autorità competenti. Ha aggiunto che da almeno otto anni queste sono consapevoli che le società di comodo registrate in Gran Bretagna sono usate come veicolo per commerci di armi verso paesi in guerra o sotto embargo, come la Siria, l’Eritrea e appunto il Sud Sudan, ma nulla è stato finora fatto per porre rimedio. Un embargo sulle armi dell’UE è in vigore contro il Sud Sudan sin dalla sua indipendenza nel 2011, mentre la Gran Bretagna è stata uno dei paesi promotori di un embargo sulle armi da parte delle Nazioni Unite. Sul quale però non è mai stata trovata l’unanimità.

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