California settentrionale. Metà novembre del 2017. Kevin Neal, 43 anni, uccide in una mattina 5 persone – tra cui la moglie – con due fucili d’assalto e ne ferisce altre 12, tra cui 3 bambini, nella tranquilla cittadina di Rancho Tehama. Kevin Neal non poteva legalmente possedere i fucili con i quali ha sparato centinaia di colpi perché un ordine di un tribunale della California gli impediva di acquistare armi da fuoco per via del suo passato criminale.

La legge della California è tra le più limitanti per quanto riguarda il possesso di armi, ma Kevin Neal ha aggirato l’ostacolo costruendosi da solo i fucili. Si chiamano “ghost guns” – armi fantasma – le armi fai da te che stanno invadendo gli Stati Uniti e che non sono registrabili approfittando di una falla della legislazione federale che ne proibisce solo la rivendita ma non l’assemblaggio.

De facto queste armi per le forze dell’ordine non esistono, perché appunto non sono tracciabili, quindi risulta molto difficile, se non impossibile, stimarne la quantità in circolazione. Migliaia, forse centinaia di migliaia sono già in circolazione come i fucili d’assalto di Kevin Neal, un delinquente comune diventato killer solitario in un giorno di ordinaria follia. Abbastanza per rifornire un piccolo esercito in una nazione che ha nel traffico illegale delle armi da fuoco una delle piaghe sociali più diffuse insieme alla droga. Non si contano i fatti di sangue legati all’uso di pistole automatiche, fucili semiautomatici ed altre armi “illegali” negli Stati Uniti sia da parte del crimine organizzato sia da parte di gang di strada; ora sta nascendo un vero e proprio mercato parallelo di armi auto assemblate in casa che è del tutto incontrollabile.

Kevin Neal aveva comprato i suoi fucili d’assalto a pezzi, provenienti anche dall’estero, in modo del tutto legale ed in seguito aveva provveduto ad assemblarli compensando le parti mancanti autonomamente sino a renderli perfettamente funzionanti. Chi non vuole un’arma rintracciabile, negli Usa, può comprare online l’80% della stessa dato che l’ATF (il bureau americano che regolamenta alcool, tabacco e armi da fuoco) non la ritiene, in questa percentuale, un’arma a tutti gli effetti.

Non solo. Se non si trovano online i pezzi mancanti si possono anche auto fabbricare. Il diffuso ed accessibile progresso tecnologico ed il fatto che le moderne armi da fuoco abbiano pezzi di particolari polimeri hanno permesso anche di poterli fabbricare autonomamente tramite una stampante a 3D.

Oggi qualsiasi cittadino americano può tranquillamente assemblarsi un AR-15 o una pistola partendo dall’acquisto di una “base” completa all’80% e provvedendo alla sua ultimazione fabbricandosi da solo i pezzi rimanenti o acquistandoli oltreoceano in modo del tutto legale. Ed è anche piuttosto semplice come si può leggere dalle colonne di Wired: sono sufficienti 6 ore di lavoro, 80 dollari di alluminio, ed una stampante open source chiamata “Ghost Gunner” dal costo di 1500 dollari. Sempre nel rispetto della legalità, ma sarebbe forse meglio dire nella mancanza di questa. Non esiste, infatti, una legge negli Stati Uniti che imponga l’identificazione di chi riceve parti di armi da fuoco, pertanto potenzialmente potrebbero esserci decine di migliaia di “Kevin Neal” pronti a uccidere in circolazione. Inoltre la legislazione americana non vieta la costruzione in proprio di armi da fuoco ma solo la vendita, come già detto, purché queste servano “per uso personale” come anche stabilito dal secondo emendamento della loro Costituzione.

Per questo negli ultimi anni si sta assistendo ad un crescente numero di casi di cronaca che vedono coinvolte le “ghost guns”, alcuni dei quali vedono protagoniste persone – come Kevin Neal – che non avrebbero dovuto possedere armi da fuoco, creando non poca apprensione tra la politica di oltreoceano. Un problema che sembra anche aver varcato i confini americani dato che anche in Australia si stima che il 10/20% delle armi illegali sequestrate dalla polizia sia di questo tipo. La legislazione stenta anche a prendere provvedimenti nonostante i recenti fatti di sangue: in California è ora in vigore un provvedimento che proibisce ai cittadini di detenere o di vendere AR-15 dotati di pulsante di espulsione del caricatore – escludendo però coloro che lo hanno acquistato prima del 2017 – cosa che ha provocato, ai tempi, un boom delle vendite di quest’arma prima che la legge diventasse esecutiva.

Come ci ricorda David Kopel, però, direttore del Indipendence Institute – think tank liberal – e professore aggiunto di legge alla Università di Denver “Quando hai una proibizione o quasi-proibizione questa diventa il motore che spinge la produzione casalinga, ed ora siamo in una fase dove la manifattura artigianale (delle armi n.d.r.) sta per diventare sempre più importante”. Esattamente come avvenne durante il proibizionismo ormai quasi un secolo fa.

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