Trentasette anni di latitanza. Trentasette anni di fughe tra Francia e Sud America. Trentasette anni di ingiustizia. Ma alla fine Cesare Battisti è stato preso. Ma che ne sarà di lui? Tornerà davvero in Italia? Non bisogna dimenticare che già due anni fa il terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) venne fermato al confine tra Brasile e Bolivia, dopo che il governo italiano ne aveva chiesto l’estradizione. Ma poi non avvenne nulla e Battisti continuò a vivere tranquillo nel Paese verde-oro. Fino allo scorso dicembre.

L’elezioni di Jair Bolsonaro, ex militare e rappresentante dell’ala dura della destra, ha cambiato gli equilibri non solo all’interno del Paese, ma anche in tutto il Centro e il Sud America. Il nuovo presidente infatti ha iniziato una lotta senza quartiere verso tutto ciò che, anche solo lontanamente, possa apparire  di sinistra. I suoi toni sono forti, così come le sue azioni.

Lo scorso 15 dicembre, il ministro dell’Interno Matteo Salvini rimetteva l’affaire Battisti al centro dell’attenzione mediatica, scrivendo su Twitter: “Un ergastolano che si gode la vita, sulle spiagge del Brasile, alla faccia delle vittime, mi fa imbestialire! Renderò grande merito al presidente Bolsonaro se aiuterà l’Italia ad avere giustizia, ‘regalando’ a Battisti un futuro nelle patrie galere”.

Solamente 19 minuti dopo, lo stesso Bolsonaro rispondeva: “Grazie per la vostra considerazione, Ministro dell’Interno d’Italia. Lascia che tutto si normalizzi brevemente nel caso di questo terrorista assassino difeso dai compagni degli ideali brasiliani! Conta su di noi!”.

E così in effetti è stato. Bolsonaro si è insediato solamente il 1° gennaio scorso e, in meno di due settimane, Battisti è stato arrestato. Certo, tutto era iniziato ben prima. Il 14 dicembre scorso, quindi un giorno prima dello scambio tra i due politici, pubblicavamo in esclusiva il documento con cui il Supremo tribunale federale del Brasile ordinava l’arresto del terrorista. A partire da quel momento è iniziata la caccia all’uomo, con la fuga di Battisti in Bolivia, dove è stato arrestato ieri pomeriggio

L’asse tra Salvini e Bolsonaro ha facilitato il tutto. E il fatto che un volo sia già partito da Roma, come fanno sapere fonti del Viminale a ilGiornale.it, indica che, dopo 37 anni, la fuga di Battisti potrebbe finire. Questa volta per sempre.