Il ministro degli Esteri del Giappone, Taro Kono, ha iniziato la missione di due giorni a Pechino per il rilancio delle relazioni bilaterali con la Cina. Si tratta della prima visita di un ministro degli Esteri giapponese in territorio cinese dall’aprile del 2016. Una distanza di tempo non lunghissima ma neanche breve, che dimostra la complessità delle relazioni sino-giapponesi. Due grandi potenze asiatiche con interessi divergenti, alleanze opposte, ma con la necessità di una convivenza che deve essere il più possibile in grado di mantenere stabili gli equilibri del continente. Al centro dei colloqui del ministro giapponese con l’omologo cinese, Wang Yi, tutte le questioni che in questi anni hanno incrinato i rapporti mai troppo idilliaci fra i due Stati.

Le isole contese del Mar Cinese orientale (le Senkaku o Diaoyu, a seconda della denominazione giapponese o cinese) sono sicuramente centrali nel dibattito fra i due governi. Uno dei casi più recenti, e che ha suscitato molto clamore in Giappone, risale all’11 gennaio, quando il ministero della Difesa giapponese ha dichiarato di aver rilevato la presenza di un sottomarino cinese all’interno delle acque territoriali delle isole Senkaku.

Il ministro Onodera, parlando ai giornalisti, ha parlato del rilevamento di un sottomarino classe Shang che avrebbe issato la bandiera cinese emergendo in acque che il Giappone considera appartenenti alla propria giurisdizione. Secondo i rilevamenti giapponesi, il sottomarino inoltre sarebbe stato seguito, ma fuori dalle acque territoriali giapponesi, da una fregata da 4mila tonnellate. Il primo ministro Abe, intervistato dall’Australian Financial Review, ha dichiarato: “C’è un tentativo di alterare la situazione attuale nel Mare Cinese Orientale e nel Mare Cinese Meridionale”, aggiungendo che “la questione della sicurezza sta diventando più difficile in questi giorni”. L’ostilità di Pechino e Tokyo riguardo alle isole contese, si trasforma poi immediatamente  in una sfida molto più ampia di natura geopolitica. Alleato di lunga data degli Stati Uniti e con la presenza di migliaia uomini dell’esercito Usa e della Settima flotta, il Giappone appartiene al blocco strategico che fa capo a Washington. Per gli Stati Uniti, Tokyo è un alleato imprescindibile nello scacchiere asiatico e, a sua volta, per il Giappone gli Stati Uniti sono un alleato che lo garantisce militarmente e politicamente da eventuali pretese cinesi sul Pacifico. In questo senso, la rielezione di Abe è un segnale della volontà dell’elettorato giapponese di mantenere questa rotta intrapresa dai precedenti governi.

C’è da dire però che le ostilità fra Cina e Giappone nascondono anche importanti questioni che devono essere risolte per il vantaggio di entrambi. Nessuno a Pechino o a Tokyo vuole che il confronto s’irrigidisca troppo. E gli ultimi eventi dimostrano come il rischio di escalation sia molto alto. Come sottolineato dalla nota pubblicata dal ministero degli Esteri giapponesi, i due governi condividono l’obiettivo del miglioramenti delle relazionisu tutti i fronti nel corso del 2018. E in effetti, se esistono terreni di scontro inevitabile fra i due Paesi – Mar Cinese orientale in primis – esistono però anche questioni per cui la convergenza di questi due giganti economici asiatici non può che giovare a entrambi. Due mercati così importanti e due potenze economiche diverse ma che convivono in un quadrante molto dinamico, hanno nel dialogo un importante fattore di guadagno e di crescita. E, anche a livello politico, il dialogo fra Pechino e Tokyo serve per coadiuvare gli sforzi per calmare le tensioni sempre presenti nella penisola coreana.

Il Giappone è da sempre obiettivo della propaganda di Kim Jong-un ed è nella traiettoria dei test missilistici. La Cina è il partner-dominus della Corea del Nord. Se il Giappone vuole assicurarsi dalle azioni provocatorie di Pyongyang, deve passare anche per la diplomazia cinese. Se però la Cina vuole che il Giappone non segua gli Stati Uniti nella militarizzazione del Pacifico e nella creazione di un’asse anche militare dell’Indo-Pacifico, deve iniziare a concedere qualcosa a Tokyo. Un po’ come sta avvenendo fra Cina e Corea del Sud, che hanno intrapreso un dialogo rinnovato e proficuo per avere entrambi reciproci vantaggi – anche a discapito degli Stati Uniti-. Proprio nell’ottica di un lento riallineamento delle politiche delle tre potenze asiatiche,  il ministro degli Esteri giapponese è volato a Pechino anche per promuovere un vertice trilaterale sulla Corea del Nord fra Cina, Giappone e Corea del Sud. Una mossa diplomatica non da poco conto nel panorama dell’Estremo Oriente e che potrebbe essere il preludio per una stagione di cooperazione di più ampio respiro.

Articolo di Lorenzo Vita