Rodrigo Duterte ha cambiato profondamente il corso politico tradizionale delle Filippine, unendosi al blocco di quei paesi, piccole potenze dalle aspirazioni regionali, che vorrebbe porre fine all’ordine unipolare sempre più scricchiolante e rendere possibile la transizione al multipolarismo. Nel caso di Manila, Duterte sta poco alla volta spezzando un partenariato consolidato e di lunga data, quale è quello con Washington, mettendosi alla ricerca di nuove opportunità, che sono state trovate soprattutto a Mosca.

Gli ultimi eventi

A metà febbraio il presidente Duterte ha comunicato di aver preso una decisione storica per la politica estera del paese: l’annullamento del Visiting Forces Agreement, un accordo di collaborazione militare con gli Stati Uniti in essere dal 1999. L’allontanamento fra Manila e Washington spiana la strada per il riassetto dell’equilibrio di potere nell’area del Mar cinese meridionale e dell’Estremo oriente e il nuovo scenario che si palesa all’orizzonte vede un vincitore, un perdente e un giocatore in attesa di sviluppi che sono, in ordine, Russia, Stati Uniti e Cina.

Duterte è consapevole che il paese non ha le risorse per affrontare i due più grandi rischi per la sicurezza nazionale, ossia l’espansionismo cinese nel Mar cinese meridionale e il terrorismo islamista, perciò ha ponderato attentamente i pro e i contro della rottura con la Casa Bianca, giungendo ad una conclusione: ciò che prima offrivano gli Stati Uniti, può essere provveduto anche dalla Russia.
Il giorno dopo l’annuncio della conclusione prematura del Visiting Forces Agreement, il governo filippino ha comunicato che un accordo di collaborazione tecnico-militare con Mosca è in fase di discussione finale e coprirà temi come la rifornitura di armamenti, fra cui carichi di kalashnikov, e di mezzi, come elicotteri Mi-171, e l’addestramento delle forze armate di Manila da parte di esperti russi, oltre che lo scambio di tecnologie e conoscenze, come nel settore della guerra cibernetica.
La Russia ha anche espresso la volontà di avere una presenza militare navale di stanza permanente nel paese, ma “nessun progresso è stato fatto” in merito.

Sullo sfondo della collaborazione militare sempre più intensa, i due paesi stanno gettando le basi per un partenariato multidimensionale e reciprocamente fruttuoso. Ad esempio, la Russia ha bisogno di manodopera perché afflitta da una crisi di natalità, le Filippine invece stanno affrontando un boom demografico anche ricorrendo a piani di emigrazione controllata all’estero, e infatti hanno stretto accordi con le petromonarchie del golfo negli anni recenti inviando decine di migliaia di lavoratori a lavorarvi. Ed è proprio nel settore dell’immigrazione che si sta concludendo un altro accordo bilaterale, mirante a facilitare l’ingresso di lavoratori qualificati e semi-qualificati filippini in Russia.

I precedenti

Gli eventi di questo mese sono stati in qualche modo anticipati dalla cinque-giorni di Duterte a Mosca nell’ottobre dell’anno scorso. La visita di stato, che era stata irritualmente lunga, aveva gettato le basi per la costruzione di una solida ed estesa collaborazione bilaterale, concludendosi con la firma di accordi commerciali, energetici e di militari per il valore di 12 miliardi 600 milioni di dollari.

Il principale risultato ottenuto da Duterte, e da Vladimir Putin, era stato il raggiungimento di un accordo fra la Rosneft e Manila per l’avvio di progetti di esplorazione congiunta alla ricerca di petrolio e gas nelle acque territoriali filippine. Il significato dell’accordo superava la pura e semplice logica energetica ed economica, investendo la geopolitica e le relazioni internazionali della regione. Le Filippine, infatti, sono periodicamente minacciate dai reclami di sovranità cinesi su una parte delle loro acque territoriali, ma l’arrivo delle navi della Rosneft dovrebbe ridurre la presenza militare e l’avventurismo di Pechino nell’area, come del resto già accaduto in Vietnam, anch’esso affidatosi con successo ad un accordo simile con la compagnia russa per contenere l’espansionismo cinese.

Il nascente partenariato russo-filippino sorge per soddisfare esigenze comuni, ossia il contenimento della Cina e l’estromissione degli Stati Uniti, ed ha pertanto il potenziale di durare nel tempo a patto di essere in grado di rispondere alle sfide e alle minacce che si celano all’orizzonte. La Russia, in tal senso, dovrà dimostrare al partner di essere effettivamente capace e volente di offrire il supporto necessario per affrontare e debellare la piaga terroristica e, soprattutto, di prendere una posizione netta e chiara qualora dovesse nascere una crisi con Pechino nelle acque contese.