Cambiano solo le coordinate geografiche, perché per il resto il copione è più o meno sempre lo stesso. La Cina allunga i suoi tentacoli oltre confine e afferra quel che può, dalle aziende strategiche (come nel caso della Motor Sich in Ucraina) alle infrastrutture chiave, dai brand di lusso agli immobili; gli Stati Uniti, impauriti dall’espansione cinese, scendono invece in campo nel tentativo di far saltare gli accordi tra Pechino e i paesi coinvolti negli affari. Il governo cinese, leggi alla mano, non sta facendo niente di male; i suoi acquisti all’estero sono legittimi e si svolgono alla luce del sole, spesso attraverso regolari bandi di gara. La Cina, in poche parole, cerca di ottenere il massimo con l’arma del commercio. Collezionando un accordo dietro l’altro, il Dragone conquista regioni strategiche ai fini della propria espansione globale. E a farne le spese, il più delle volte, sono gli Stati Uniti, incapaci di opporsi allo tsunami con gli occhi a mandorla.

La strategia cinese non piace agli Stati Uniti

Washington teme che la propria sicurezza nazionale, in patria così come all’estero, possa essere messa in discussione dalla Cina. Quando Pechino acquista un porto vicino a una base americana, o quando i cinesi costruiscono una ferrovia in un paese alleato della Casa Bianca, lungo la schiena del governo americano scorre una scossa elettrica. L’ultimo scenario sensibile è situato in Israele, uno dei più solidi partner statunitensi nel Medio Oriente che ha tuttavia iniziato a fare affari d’oro con la Cina. Secondo quanto riportato da Haaretz, la società cinese Hutchison è arrivata all’ultima fase di una gara che prevede la costruzione di un impianto di dissalazione in territorio israeliano. Il problema è che questo impianto sorgerà in un sito altamente sensibile.

La Cina e il Soreq B

Riavvolgiamo il nastro: nel maggio 2019 il ministero delle Finanze israeliano ha pubblicato una controversa gara d’appalto per costruire il Soreq B, un impianto di dissalazione dell’acqua che, nel progetto iniziale, nascerà accanto a un altro impianto già in funzione. La nuova struttura sarà costruita in tre anni e sarà la più grande al mondo, potrà produrre 200 milioni di metri cubi di acqua all’anno e costerà 1,5 miliardi di dollari. Il bando aggiunge poi che la società costruttrice dell’impianto continuerà a gestirlo fino al 2049. Qui entra in gioco il pericolo cinese. Tre sono le società ad aver partecipato alla fase provvisoria della procedura di gara, di cui la cinese Hutchison Company. Appena saputo della presenza di un partecipante cinese, il capo dell’autorità di sicurezza del ministero della Difesa, Nir Ben-Moshe, ha subito protestato con il ministero delle Finanze sostenendo che affidare la progettazione dell’impianto ai cinesi rappresenterebbe un rischio per la sicurezza nazionale. La posizione del Soreq B è infatti vicina alla base aerea di Palmachim e al Centro di ricerca nucleare di Soreq.

Israele si ribella a Washington

La decisione di Ben-Moshe ha quasi sicuramente risentito della pressione americana. Nei mesi scorsi gli Stati Uniti avevano più volte avvisato Israele di non fare affari con la Cina. Per quale motivo? Perché ci sarebbe l’altissimo rischio di una possibile fuoriuscita di informazioni legate alla sicurezza nazionale israeliana. Informazioni, spesso condivise con la Casa Bianca, che finirebbero dritte nelle mani di Pechino, rivale degli Stati Uniti. Tornando alla questione del Soreq B, nonostante le proteste del ministero della Difesa, Hutchison è passata alla fase finale, e adesso si contende il traguardo con un concorrente israeliano. La lettera inviata dai ministeri dell’Energia e delle Finanze alla Difesa è emblematica: “Hutchison è una società israeliana indirettamente di proprietà di una società con sede a Hong Kong. Hutchison è inoltre già attivo in Israele, dal momento che gestisce la struttura di dissalazione di Soreq A, simile in tutto e per tutto alla futura Soreq B”. Gli Stati Uniti stanno cercando in tutti i modi di fermare la Cina, ma una parte del Deep State israeliano non ha intenzione di sacrificare un accordo miliardario per compiacere Washington. E Hutchison è sempre più vicina a mettere le mani su Soreq B.