Dalle locuste al coronavirus fino ad arrivare alle agenzie di rating. Ecco le piaghe che stanno interessando l’Africa in questi ultimi mesi  e che rischiano di far sprofondare il continente. Quali sono i riflessi per la vicina Europa?

L’invasione delle locuste

Mentre diversi Paesi del mondo, Italia compresa, nel marzo del 2020 lottavano contro la diffusione del coronavirus, in Africa si combatteva già una grande battaglia: quella contro l’invasione delle locuste. Una piaga che ha messo in ginocchio più di dieci Paesi africani che hanno dovuto fare i conti con terreni devastati nel giro di pochissimo tempo. Diverse migliaia di insetti hanno rovinato i raccolti mettendo a rischio la sopravvivenza di milioni di persone. Un fenomeno terribile che non si verificava a questi livelli da più di un secolo e sul quale hanno influito diversi fattori: in primis i cicloni. Sarebbe stato infatti il ciclone Mekunu che, colpendo lo Yemen nel 2018, avrebbe creato le condizioni ideali per favorire il proliferare delle locuste nel deserto tra Arabia Saudita, Yemen e Oman. Poi l’invasione in Africa attraverso il golfo di Aden. Sempre in quell’anno, dopo  il primo ciclone, ne è arrivato un altro il cui effetto è stato quello di contribuire all’aumento vertiginoso delle locuste nel 2019.

Le riproduzioni sono aumentate di  8mila volte rispetto a quelle normali che si aggirano intorno alle 400 volte. Il perché è subito detto: le alluvioni generano le condizioni ideali per la riproduzione di questi insetti, al contrario, un habitat secco, determina la loro morte e migrazione. Gli sciami che hanno colpito il Paesi africani hanno messo in allerta la Fao e la Croce Rossa Internazionale, più volte intervenute per lanciare l’allarme unitamente e richieste di aiuto.

L’arrivo del Covid

Se l’arrivo delle locuste ha rappresentato una grande prova di forza per l’Africa, l’avvento del Covid è stato come la prova del nove. Mentre in primavera si cercava di fronteggiare a tutte le conseguenze negative portate dagli sciami di insetti, in tutto il continente si insinuava gradatamente anche il coronavirus. Il primo caso, rimasto circoscritto a lungo tempo, è stato registrato il 14 febbraio in Egitto. In quel contesto in Italia si guardava con diffidenza all’estero mentre il nemico già circolava silente in diverse città del nord. Dopo il primo allarme, il Covid ha preso spazio nel continente africano più in avanti, ad aprile. Anche qui il virus ha fatto una corsa veloce facendo temere un’ecatombe. Fortunatamente i fatti hanno smentito ogni previsione. I decessi, come documentato dagli ultimi dati ufficiali dell’Oms, a causa della malattia sono stati di gran lunga inferiori rispetto alle attese e i contagi non si sono diffusi come nei Paesi occidentali.

Ma in una terra che vive in condizioni precarie basta un evento sfavorevole per mettere tutto in discussione e generare una crisi. L’arrivo delle locuste prima e l’arrivo del Covid poi, hanno creato un’ecatombe economica. In poche parole lì, se non si muore per il virus, il rischio è quello di morire di fame. In Tunisia ad esempio il coronavirus ha colpito la principale fonte di entrata rappresentata dal turismo. Questo settore non ha più fatturato reddito con danni irreparabili nel breve e nel medio termine.

La piaga delle agenzie di rating

“Non ci sono soltanto le emergenze sanitarie e le catastrofi naturali, l’Africa trema anche dopo i giudizi sulla sua economia”. Raggiunto a telefono, su InsideOver padre Giulio Albanese si è mostrato preoccupato. Missionario e grande conoscitore delle dinamiche politiche e sociali del continente, padre Giulio non ha nascosto i suoi timori per un crollo verticale delle condizioni economiche dei più importanti Paesi africani: “Le agenzie di rating, a pandemia in corso – ha sottolineato – hanno declassato i titoli di debito di molti Stati emergenti, tra questi dieci sono del continente africano”. Il riferimento è alla decisione presa a maggio dalle agenzie di rating Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch.

Queste ultime, alla luce delle complessità emerse con la pandemia, hanno tagliato la valutazione sui titoli di debito di alcuni Paesi africani. Vuol dire che le obbligazioni sovrane emesse hanno un valore molto basso. I governi in questione hanno adesso due problemi: da un lato trovare chi vuole investire in obbligazioni considerate quasi spazzatura, con gravi criticità per il finanziamento delle rispettive economie, dall’altro a lungo termine convivere con la nomina di Paesi poco affidabili. Tra i dieci governi colpiti dalla scure delle agenzie di rating, ci sono anche quelli delle due più importanti economie del continente, Sudafrica e Nigeria. La decisione delle agenzie ha generato non poche perplessità: “La loro conoscenza dell’Africa è bassissima – hanno ad esempio osservato su NotizieGeopolitiche l’ex sottosegretario Mario Lattieri e l’economista Paolo Raimondi – Standard&Poor’s nel continente ha soltanto un ufficio a Johannesburg”. Ma i mercati sono molto attenti a questo tipo di valutazioni: “Per questo temo – ha chiosato ancora padre Albanese – Una vera voragine sull’economia dell’intera Africa”.

La possibile pressione migratoria sull’Europa

Il 2021 dunque potrebbe essere l’anno del colpo di grazia al continente africano. La sua economia, gravata già da atavici problemi, potrebbe uscire ulteriormente ridimensionata dalle emergenze alimentari, sanitarie e dalle valutazioni fatte dai mercati: “Il timore – ha confermato padre Giulio Albanese – è che milioni di persone potrebbero ritrovarsi senza prospettive e senza nulla da mangiare”. Il primo effetto di questa situazione sarebbe da ricercare nella possibile crescita della pressione migratoria: “Se aumenta la povertà – ha dichiarato ancora padre Albanese – In tanti cercherebbero di spostarsi altrove, seguendo le rotte verso altri Paesi”.  Una circostanza che potrebbe avere conseguenze anche sull’Europa. L’emergenza Covid ha in parte frenato per adesso i flussi verso il vecchio continente. Nel 2020, come certificato da Frontex, il numero di sbarchi lungo le coste europee è cresciuto soltanto nelle rotte del Mediterraneo centrale, quelle che riguardano l’Italia. Ma il trend complessivo nella seconda parte dello scorso anno, aveva già iniziato a mostrare una certa inversione di tendenza. E nel 2021 potrebbero essere migliaia le persone pronte a raggiungere i Paesi nordafricani per affrontare i viaggi della speranza nel Mediterraneo. I problemi per l’Europa arriverebbero soprattutto con l’avvento della bella stagione, quando aumentano le condizioni climatiche favorevoli alle traversate.

 

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