Ieri sera papa Francesco è arrivato negli Emirati Arabi Uniti. Una visita senza dubbio storica in quanto è il primo Pontefice a calcare la terra emiratina e a portare un messaggio di speranza per il Medio Oriente. I momenti principali della visita saranno l’incontro interreligioso di questo pomeriggio e poi, domani, la Messa pubblica allo Zayed Sports City.

Ieri, poco prima di partire (e non casualmente) Francesco ha lanciato un appello per lo Yemen: “La popolazione è stremata dal lungo conflitto e moltissimi bambini soffrono la fame, ma non si riesce ad accedere ai depositi di alimenti. Il grido di questi bambini e dei loro genitori sale al cospetto di Dio. Faccio appello alle parti interessate e alla Comunità internazionale per favorire con urgenza l’osservanza degli accordi raggiunti, assicurare la distribuzione del cibo e lavorare per il bene della popolazione. Invito tutti a pregare per i fratelli dello Yemen”. Il riferimento è alla grave carestia che, dopo l’inizio del conflitto, ha colpito il Paese arabo e che, quotidianamente, miete vittime.

Dicevamo della non casualità del messaggio del Santo Padre. Con queste parole, Francesco in un certo senso ammoniva i suoi futuri ospiti. Già perché i rischi che questa visita del Pontefice venga sfruttata dagli Emirati per ripulirsi la faccia sono tanti. Soprattutto per quanto riguarda la guerra in Yemen.

La scorsa estate, Amnesty International pubblicava un report proprio sulle atrocità commesse dagli Emirati Arabi in Yemen. In esso si parlava di forze speciali create con lo scopo di torturare e far sparire i combattenti Houthi: “Le famiglie dei detenuti vivono un incubo senza fine. Alle loro richieste di sapere dove i loro parenti siano detenuti o se siano ancora vivi, la risposta è il silenzio o l’intimidazione”.

Le pratiche dei soldati emiratini sono terribili: “Detenuti ed ex detenuti hanno riferito di scariche elettriche, pestaggi e violenze sessuali. Uno di loro ha visto un compagno di prigionia venir portato via in un sacco da cadavere dopo essere stato ripetutamente torturato”.

Senza contare i mercenari arruolati in Africa e spediti in Yemen e il ruolo che “la piccola Sparta” ha avuto nella guerra in Siria. Sono stati proprio gli Emirati a sostenere i ribelli – talvolta anche i jihadisti – che in questi anni hanno provato a spodestare Bashar al Assad, provocando, tra le altre cose, la diaspora di migliaia di cristiani.

Gli Emirati, come del resto l’Arabia Saudita, sono un Paese fortemente legato all’islam radicale, ma godono di una buona reputazione in Occidente, nonostante le loro politiche siano poco in linea con le nostre e ci abbiano messo nei guai con l’emergenza immigrazione, come sottolineato da Gian Micalessin su Il Giornale: “Gli Emirati Arabi Uniti, grande, ma arido cuore finanziario del Medio Oriente, non accolgono – come spiegano le stesse statistiche pubblicate dall’Alto Commissariato – un solo rifugiato proveniente dalla Siria, dalla Palestina o da qualsiasi altro Paese islamico”.

E ora potrebbero usare la visita di papa Francesco per rifarsi il look. Una vera e propria trappola per il Santo Padre.