Sembra che il segretario di Stato americano Mike Pompeo guardi alla Crimea come una terra destinata a rimanere sotto il controllo di Mosca. “La Crimea è persa” avrebbe pronunciato Pompeo “e i leader mondiali lo sanno”. “L’Ucraina ha rinunciato alla Crimea e la Russia non è uno Stato da cui si può ottenere indietro una cosa questa”, avrebbe pronunciato durante una vertice a porte chiuse. Ma i funzionari ucraini insorgono, asserendo che si tratta di un’inaccettabile “manipolazione” della parole pronunciate dal numero uno della politica estera di Washington.

Secondo quanto riportato dal giornale Novoye Vremya, molto seguito in Ucraina, Pompeo avrebbe pronunciato queste pesanti parole durante un incontro privato che si è tenuto venerdì nella capitale dell’ex paese satellite sovietico. La “confessione” sarebbe giunta rispondendo in modo  diretto alla domanda di un attivista della comunità tatara: minoranza musulmana di origine turca che sta subendo – a detta delle organizzazioni – una campagna di repressione da parte delle autorità russe nella penisola. Gli Stati Uniti, come l’Unione europea, hanno sempre osteggiato il colpo di mano del Cremlino, che dopo un confronto ibrido e non convenzionale con le armi, decise nel 2014 di annettere alla Federazione Russa la penisola ucraina: terra che divide il Mar Nero dal Mar d’Azov ed è collegata alla Russia solo da un ponte che parte dal territorio russo di Krasnodar.

L’annessione, decretata con un referendum nel 2014, non è riconosciuta formalmente né da Kiev né dalla comunità internazionale, che per questo appose una serie di pesanti sanzioni nei confronti di Mosca. Sanzioni che, nonostante un lungo periodo di tensioni internazionali che aveva riportato un vero e proprio clima di guerra fredda, non hanno mai distolto il presidente russo Vladimir Putin dalla sue ferme intenzioni di piantare la bandiera sulla terra di Crimea. Queste parole pronunciate da Pompeo, se non seguite da una smentita, dimostrerebbero come sia oramai chiaro che il mondo, e in primis l’Ucraina, debbano guardare alla penisola come una terra strategica conquistata a tutti gli effetti dalla Russia, che resterà per sempre sotto l’egemonia del Cremlino.

Alla diffusione della “versione” di Pompeo, i funzionari ucraini sarebbero insorti affermando che il segretario di Stato di uno stretto alleato con Washington non potrebbe e non avrebbe mai fatto riferimento alla “perdita della Crimea”. La funzionaria ucraina Emine Dzhaparova, che era presente alla riunione dove Pompeo avrebbe espresso questa visione, ha definito le indiscrezioni diffuse dai media come una “manipolazione inaccettabile”, ma ha rivelato come la questione della Crimea sia stata effettivamente sollevata durante l’incontro al vertice con il segretario di Stato americano: emissario di un presidente che è stato appena accusato di “impeachment” proprio per i suoi rapporti con il neo eletto presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyj. Rapporti che prevedono anche una generosa fornitura di armamenti ed equipaggiamenti militari per difendersi proprio all’incombenza della Russia e dei suoi “sostenitori” interni. “La posizione ufficiale degli Stati Uniti è chiara, ribadita più volte a diversi livelli e fissata in numerosi documenti internazionali. Questa posizione non è cambiata in alcun modo”, ha proseguito la funzionaria ucraina per mettere un punto, sottinteso, alla questione. A meno che venga espressa una smentita di Pompeo, nessuna saprà mai a quale campana dare retta, quello che però appare abbastanza veritiero riguardo le affermazioni attribuite al segretario americano, è che “la Russia non è quel tipo di Stato che ti rende indietro un territorio”.

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