Nel corso di una conferenza stampa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che il Mossad ha individuato un sito nucleare segreto in Iran, dove negli ultimi anni il governo di Teheran avrebbe continuato il suo programma nonostante l’accordo siglato nel 2015. Nello stesso discorso il premier ha sottolineato come il sito di Abadeh sia stato distrutto dall’Iran poco dopo la scoperta da parte israeliana, avvenuta all’inizio di questa estate tramite l’analisi di alcune immagini satellitari della zona.

Le “rilevazioni” di Netanyahu fanno seguito anche alle indiscrezioni emerse nei giorni scorsi riguardo al ritrovamento, da parte degli ispettori dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) di tracce di uranio e di altre particelle radioattive in un deposito vicino a Teheran, indicato dai servizi segreti israeliani come “archivio” del programma nucleare iraniano. Che il governo di Teheran abbia violato l’accordo del 2015, e che continui a farlo è un rischio che preoccupa la comunità internazionale. Ed è la stessa agenzia delle Nazioni Unite ad aver confermato che l’Iran ha istallato nuove centrifughe per accelerare la produzione di uranio arricchito, raggiungendo ipoteticamente la possibilità di superare la soglia del 20%.

Non ci sono solamente le rilevazioni da parte degli ispettori dell’Aiea e le immagini fornite dall’intelligence israeliana a confermare che l’Iran continui a violare i termini dell’accordo, anche perché è stato lo stesso direttore dell’agenzia atomica iraniana, Behrouz Kamalvandy, ad annunciare l’intenzione di aumentare le capacità di arricchire l’uranio e di ampliare le scorte.

La politica Usa verso l’Iran

La decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di uscire dall’accordo ha lasciato un vuoto e i Paesi europei firmatari (Francia e Germania) non riescono a esercitare una pressione politica tale da fermare il programma nucleare iraniano. Probabilmente l’annuncio di Netanyahu, oltre a essere un avvertimento all’Iran, è anche un messaggio all’amministrazione statunitense, alla quale viene chiesto di tornare a essere parte attiva nelle trattativa con Teheran per cercare di bloccare il programma nucleare. Nonostante l’opposizione del Segretario di Stato Mike Pompeo e del Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, il presidente Trump dovrebbe incontrare Rouhani prossimamente. Sul tavolo del vertice, che dovrebbe svolgersi a New York, ci saranno il programma nucleare e le attività navali illecite dei pasdaran nello stretto di Hormuz, nel tentativo di trovare un nuovo accordo per scongiurare un pericolosissimo aumento delle tensioni tra i due Paesi. Che Trump vuole evitare un conflitto aperto è diventato chiaro dopo l’abbattimento del drone RQ-4 Global Hawk statunitense, al quale non è seguito un bombardamento dell’Iran ma “solamente” un attacco informatico. Risposta asimmetrica e che non costituisce a tutti gli effetti un atto di guerra.

L’incontro con Putin

La questione è ben diversa per Israele che non si fida dell’Iran e non crede alla possibilità che un nuovo accordo possa fermare lo sviluppo di armi nucleari. Anzi, nel suo discorso Netanyahu ha chiesto alla comunità internale di “aprire gli occhi” e di fare pressioni politiche ed economiche all’Iran impedendogli di continuare nel programma nucleare. Non viene chiesto un supporto militare alle operazioni che le forze armate israeliane svolgono continuamente in Siria e in Libano per colpire avamposti, magazzini e truppe legate alla Repubblica islamica, ma un “aiuto” politico che permetta di riequilibrare il Medio Oriente secondo la strategia dello Stato ebraico. A questo il premier israeliano ha lavorato negli ultimi anni, incontrandosi diverse volte con il presidente russo, Vladimir Putin, e con quello turco, Recep Tayyip Erdogan, essendo entrambi impegnati attivamente nel conflitto siriano.

Netanyahu incontrerà nuovamente Putin il prossimo 12 settembre a Sochi con il quale continuerà a parlare della Siria e dell’Iran, nel tentativo di sfruttare la pressione politica russa per far ritirare le truppe iraniane dalla Siria e per far cessare il supporto logistico a Hezbollah.

In vista delle elezioni politiche

L’annuncio di Netanyahu del sito nucleare segreto iraniano e l’incontro di giovedì prossimo con Putin hanno anche un valore politico sul piano interno, perché arrivano a una settimana dal 19 settembre, ovvero il giorno delle elezioni per il rinnovo della Knesset che porteranno alla nascita di un nuovo governo.

Dall’opposizione sono piovute critiche su Netanyahu accusato di aver utilizzato i rilevamenti del Mossad come arma per la campagna elettorale, nel tentativo di guidare il Likud a una nuova vittoria contro il principale oppositore Benny Ganz, del partito di centro-sinistra Kahol Lavan. Chiunque uscirà vincitore dalle urne difficilmente cambierà la politica estera soprattutto nei confronti dell’Iran e dei suoi alleati regionali, considerati una minaccia alla sicurezza per Israele.

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