Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Il nuovo coronavirus è senza ombra di dubbio una piaga che scuote alle fondamenta il sistema sanitario cinese. Eppure, allo stesso tempo, lo scenario di emergenza offre ai vertici del Partito Comunista cinese l’occasione per rimuovere dalle loro cariche 400 funzionari locali per una “gestione insoddisfacente della crisi”.

Come fa notare il quotidiano Libero, la diffusione del 2019-n-Cov in tutto l’ex Impero di Mezzo ha consentito al governo di dare una ripulita ai piani bassi della sua immensa macchina politica. D’altronde per governare 1,4 miliardi di persone servono numerosi tentacoli, e non sempre questi tentacoli si rivelano efficaci ed efficienti nello svolgere i loro compiti.

Pechino ha calato la sua scure dopo il 25 gennaio, cioè al termine del Comitato permanente del Politburo presieduto da Xi Jinping in persona. Nel corso di quel vertice, sarebbero stati messi all’indice una serie di provvedimenti da attuare per rafforzare la lotta al coronavirus.

Una di queste misure sarebbe proprio la sostituzione o la sanzione di centinaia di quadri di vario livello che, almeno ufficialmente, sono stati puniti dall’alto per motivi tecnici legati alla gestione dell’emergenza. Qualcuno ha azzardato un’altra ipotesi: siamo sicuri che il virus non fosse soltanto una scusa per togliere di mezzo personaggi ormai scomodi? Impossibile rispondere a una domanda del genere.

La scure di Pechino sui funzionari locali

Xi Jinping, riapparso in pubblico dopo una decina di giorni, ha parlato espressamente di “guerra di popolocontro il demone coronavirus: “L’intero Paese ha risposto con tutta la sua forza per rispondere con le più complessive e rigide misure di prevenzione e controllo, intraprendendo una guerra di popolo per la prevenzione e il controllo dell’epidemia”.

A questo proposito il sinologo Francesco Scisci ha spiegato al Sussidiario.net che “secondo gli annunci pubblici il presidente Xi ha in mano la vicenda”. Il rischio di un possibile colpo di Stato nei suoi confronti è pressoché improbabile: “Coronavirus usato contro Pechino? È possibile, ma al momento non ci sono elementi che autorizzano a ipotizzare uno scenario di questo tipo”. Sull’assenza di Xi Jinping dal palcoscenico pubblico “circolano speculazioni di ogni tipo, ma gli annunci ufficiali ripetono che lui è alla guida. Se non lo fosse – ha concluso Scisci – ci sarebbero altri tipi di segnali”.

Gli effetti del coronavirus

Nel frattempo, in Cina, lo scenario apocalittico scaturito dalla piaga sanitaria del nuovo coronavirus ha reso popolare un videogioco che simula niente meno che la diffusione di virus letali.

Il suo nome è Plague Inc., e non è certo una novità dell’ultimo momento; è in giro da almeno otto anni, anche se è solo negli ultimi mesi che ha raggiunto il suo record di download, arrivando a essere l’applicazione a pagamento più scaricata per Iphone. Qual è lo scopo del videogame? Infettare il mondo con un virus letale. I giocatori devono creare il proprio virus, modificarlo e renderlo resistente e letale. In un secondo momento devono provvedere a diffonderlo nel mondo, assieme a notizie false che screditino gli scienziati in cerca di un vaccino.

Insomma, mentre Xi Jinping naviga, non senza qualche affanno, in mezzo a un’emergenza storica, mentre molti ragazzi cinesi simulano di infettare il pianeta con un videogioco e numerosi quadri del Partito hanno perso il loro posto.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY