Nuovi movimenti nella penisola coreana, dove il tempo sembrava essersi fermato dall’ultimo incontro a sorpresa tra Kim Jong Un e Donald Trump, avvenuto lo scorso 30 giugno nella Zona Demilitarizzata. Ci sono due fronti intrecciati da considerare. Primo: il ministro degli Esteri cinesi, Wang Yi, visiterà al più presto la Corea del Nord per pianificare la quinta tappa di Kim in Cina. Secondo: il presidente sudcoreano, Moon Jae In, ha invitato il leader nordcoreano al summit dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), in programma a Busan a fine novembre. Incontri, viaggi, riunioni: tutto lascia intendere importanti e imminenti sviluppi politici riguardanti quest’area geografica da tempo scossa da violente tensioni.

Washington perde tempo, Pechino ne approfitta

La Cina è rimasta a guardare dalla finestra cosa stesse succedendo tra Corea del Nord e Stati Uniti. Sembrava – e sembra, almeno dalle parole di Trump – che Kim Jong Un sia ormai diventato uno strettissimo amico del presidente americano, e che i due troveranno presto un accordo sulla denuclearizzazione della penisola coreana. Il problema è che The Donald è solito concludere i suoi interventi con una frase ambigua: “Vedremo che cosa succederà”. Un po’ come dire che il tycoon vorrebbe stringere patti, passare alla storia come il salvatore della pace in Estremo Oriente e finire sui libri di storia, ma che tutto questo sia ancorato alla decisione collettiva della sua amministrazione e del Deep State statunitense. All’interno della Casa Bianca, e per maggiori informazioni chiedere a John Bolton, non tutti vogliono risolvere la questione coreana a pace e colombe. Dopo l’ultimo incontro Trump-Kim, niente si è mosso. Pechino ha fiutato un vuoto lasciato da Washington e subito lo ha riempito. Un portavoce del ministero degli Esteri cinesi ha confermato che Wang Yi, la prossima settimana, da lunedì a mercoledì, effettuerà un viaggio di tre giorni in Corea del Nord per promuovere ulteriormente le relazioni bilaterali tra i paesi e dichiarare che la Cina è disposta a svolgere un ruolo costruttivo nella denuclearizzazione della penisola.

Tutti si contendono Kim Jong Un

La missione di Wang Yi a Pyongyang potrebbe precedere, sostiene l’agenzia sudcoreana Yonhap, la quinta visita di Kim Jong Un in Cina. I rapporti bilaterali sono ormai diventati quasi di routine, e il commercio ha fatto registrare numeri importanti; il totale degli scambi commerciali tra Cina e Corea del Nord, nel periodo intercorso tra gennaio e giugno scorsi, ha toccato quota 1,25 miliardi, con un aumento del 14,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le esportazioni cinesi verso Pyongyang hanno raggiunto 1,14 miliardi di dollari (+15,5%), mentre le importazioni si sono fermate a 110 milioni di dollari (+3,2%). L’occasione, per Pechino, è irripetibile. Centrare l’obiettivo fin qui fallito dagli Stati Uniti: garantire la pace in Asia e nel resto del mondo. Un cambio di consegne al quale potrebbe contribuire Kim Jong Un.

L’invito di Moon Jae In

Il leader nordcoreano ha giocato benissimo le sue carte, si è rivelato un abile statista e adesso è uno dei più corteggiati al mondo. La Cina è pronta a dialogare con lui, Trump lo ha già fatto e vorrebbe ripetere l’esperienza al più presto – anche se il rischio di essere anticipato da Pechino è altissimo – e adesso anche Moon spinge sul pedale dell’acceleratore. Il presidente sudcoreano, alle prese con una tremenda guerra commerciale con il Giappone, ha la necessità di offrire al suo elettorato una nuova calamita per attirare i consensi perduti. Ecco perché ha inviato Kim Jong Un al summit Asean del prossimo novembre: per riprendere il processo di pace con i nordcoreani e aiutare Pyongyang a gettare importanti ponti diplomatici con il resto dei paesi asiatici.

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