Il partenariato strategico fra Arabia Saudita e Israele in chiave anti-iraniana, e in esteso anti-turca, rappresenta ormai una realtà consolidata, nonostante i vertici politici e diplomatici dei due Paesi continuino a negarne l’esistenza e i rapporti bilaterali siano ancora ufficialmente congelati. Sullo sfondo delle crescenti indiscrezioni di un possibile incontro fra Benjamin Netanyahu e Mohammad bin Salman, puntualmente smentite, la scorsa settimana è avvenuto un evento storico: una delegazione di ebrei americani è sbarcata a Riad per discutere delle relazioni internazionali nella regione e di Teheran.

La missione

La scorsa settimana, da lunedì a giovedì, la capitale saudita è stata visitata da alcuni esponenti di primo piano della Conferenza dei presidenti, l’organizzazione-ombrello che dal 1956 riunisce i principali gruppi di pressione, entità e associazioni dell’ebraismo statunitense, fungendo da intermediario fra loro e la Casa Bianca. La notizia è stata diffusa soltanto a viaggio concluso, grazie ad una “soffiata” arrivata alla Jewish Telegraphic Agency.

Si tratta di un evento storico: era dal 1993 che esponenti del mondo ebraico non entravano in Arabia Saudita, ossia da quando il Congresso ebraico americano inviò una delegazione nel contesto dei negoziati che avrebbero portato di lì a poco agli accordi di Oslo.

Non è dato sapere il numero esatto dei componenti della missione e, quindi, neanche i rappresentanti di quali organizzazioni hanno partecipato; ma è confermato che fosse presente interamente la dirigenza, composta dal presidente Arthur Stark, dal vice-presidente Malcolm Hoenlein e dall’amministratore delegato William Daroff. I tre sono stati guidati da un’agenda molto fitta e hanno avuto incontri di alto livello con membri della famiglia reale e con il segretario generale della Lega musulmana mondiale, Mohammed al-Issa.

La quattro giorni di Riad è stata l’occasione per ribadire la vicinanza di Israele e degli Stati Uniti all’Arabia Saudita nella sua lotta contro l’Iran, ritenuto il motivo principale dell’instabilità regionale e della proliferazione del terrorismo. Preoccupazione è stata espressa anche per quanto riguarda il programma nucleare di Teheran – che potrebbe spianare la strada verso la costruzione dell’atomica – uno scenario che si vuole assolutamente impedire.

Un evento storico

Come sostiene la Jewish Telegraphic Agency, il fatto che le autorità saudite abbiano dato luce verde all’arrivo della delegazione è il segno di un profondo mutamento dei tempi. La Conferenza dei presidenti, infatti, è una delle più importanti entità al servizio di Israele a Washington e i suoi membri, strenui difensori del sionismo più spinto, sono noti per le posizioni oltranziste sulle colonie ebraiche in Cisgiordania e sulla questione palestinese, ad esempio, e per il forte supporto verso Donald Trump.

Piano di pace di Trump (LaPresse)
Piano di pace di Trump (LaPresse)

L’arrivo della Conferenza dei Presidenti a Riad è significativo anche per un’altra ragione: fino all’anno scorso il dossier Israele-Arabia Saudita era stato portato avanti in maniera esclusiva dalla lobby evangelica. L’influente lobbista israeliano-statunitense Joel Rosenberg aveva guidato due missioni diplomatiche nel Paese nel novembre 2018 e a settembre dell’anno scorso, sempre per discutere di Iran, ed era stato seguito da politici repubblicani e reverendi, ma in nessun caso da esponenti del mondo ebraico. In pratica, ciò che sta accadendo è che con l’approfondirsi del partenariato viene meno anche la necessità di fare ricorso agli intermediari, gli evangelici in questo caso.

La visita della settimana passata simboleggia lo stato di avanzamento del dialogo bilaterale fra Riad e Tel Aviv, al di là del negazionismo delle leadership dei due Paesi, e avviene sullo sfondo di altri eventi altrettanto meritevoli di attenzione che stanno rivoluzionando la società saudita, come la graduale rimozione degli insegnamenti antisemiti dai curricula scolastici negli ultimi tre anni e i crescenti tentativi di condizionare idee e pensieri dell’opinione pubblica per mezzo della letteratura, dei media, degli intellettuali e dei personaggi pubblici. La fine del disgelo e lo ristabilimento dei rapporti diplomatici ufficiali potrebbero essere alle porte.

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