Quella maxi inchiesta che inchioda Xi Jinping

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La Cina, l’Australia, membri di spicco del Partito comunista cinese (Pcc), fra cui anche un parente del presidente Xi Jinping, una compagnia di casinò, organizzazioni criminali e riciclaggio. Ci sono tutti gli ingredienti degni di un film all’interno della lunga inchiesta condotta dai media australiani che ha scoperchiato un vaso di Pandora in grado di compromettere l’immagine della Cina e dei vertici alla guida del paese. Stando a quanto riportato dal The Sydney Morning Herald, Ming Chai, cugino di Xi, sarebbe coinvolto assieme ad altre personalità di spicco del Pcc in un giro di gioco d’azzardo e riciclaggio di denaro sporco che unirebbe la Cina all’Australia. Se le accuse dovessero essere confermate, Xi Jinping rischia di sporcarsi la figura che fin qui si era costruito combattendo la corruzione all’interno del Pcc a colpi di ergastoli, condanne e sanzioni esemplari. E di colpo svanirebbe una delle più importanti narrazioni adottate dal leader cinese.

Da Shanghai all’Australia

La complessa inchiesta ha coinvolto diversi soggetti. Tutto nasce nel 2016, quando la polizia australiana perquisì un jet sospettato di essere utilizzato per riciclare denaro. Le indagini si sono allargate a macchia d’olio e le autorità, oggi, hanno scoperto un inequivocabile legame tra membri del Pcc, Crown (ovvero una società attiva nei settori di casinò e gioco d’azzardo), organizzazioni criminali e membri del parlamento australiano. Addirittura alcuni funzionari dello Stato di Victoria sarebbero stati pagati da esponenti politici cinesi per accertarsi che non fosse messa in pericolo la sicurezza dei ricchi passeggeri provenienti dalla Cina e diretti in Australia a bordo di jet privati. Gli spostamenti, organizzati dalla Crown Resort, avevano l’obiettivo di portare i facoltosi cinesi a Melbourne e Peth affinché potessero giocare d’azzardo e riciclare denaro sporco. Il dossier tocca da vicino anche Xi, visto che a bordo di uno di questi jet privati è stato ritrovato Ming Chai, il cugino del presidente, in compagnia di altre personalità di spicco del mondo politico cinese. I viaggi partivano da Shanghai, dove la Crown aveva un ufficio apposito ed era in grado di facilitare l’ottenimento del visto per i soggetti cinesi; decisivo il ruolo di una parte dello staff del Consolato australiano situato nella megalopoli cinese nello smaltire le pratiche burocratiche.

Riciclaggio e gioco d’azzardo

I documenti setacciati dalla polizia australiana hanno dimostrato come i membri della Crown abbiano incoraggiato il viaggio in Australia di numerose figure sospette, tra cui anche molti personaggi attivi nelle cosiddette bande asiatiche meglio note come triadi. Ma numerosi membri Vvip (acronimo che sta per very very important people) del Crown erano anche australiani alla guida di importanti organizzazioni facenti capo al Pcc a Sydney e Melbourne, nonché cinesi in stretto contatto con il Pcc. Chi arrivava in Australia per giocare d’azzardo poteva arrivare a guadagnare anche centinaia di milioni di dollari. Il cugino di Xi pare fosse uno dei 50 migliori scommettitori cinesi del Crown Resorts; Chai avrebbe infatti realizzato almeno 27 milioni di dollari nel 2014 e 50 milioni nel 2015, oltre ad aver creato in Australia attività d’investimento con un ricercato dall’interpool, tale Tom Zhou e altri operatori della società, fra cui un certo Simon Pan, gestore di un locale a luci rosse implicato nel traffico di donne asiatiche.

Ming Chai: una figura di rilievo

Ming Chai non è solo il cugino dell’uomo più potente della Cina e del mondo, perché nella sua carriera ha anche ricoperto la posizione di “held senior” della compagnia di telecomunicazione cinese Ztela stessa azienda che nei mesi scorsi ha fatto parlare di sé per esser stata inserita dagli Stati Uniti nella lista nera del commercio. Chai, inoltre, è anche stato un ufficiale della polizia cinese, per confermare le posizioni di rilievo ricoperte dall’uomo. Le indagini adesso faranno il loro corso, ma se l’inchiesta venisse confermata significherebbe che una parte del governo cinese è riuscito a corrompere a più riprese una parte di quello australiano. La Cina che si mangia l’Australia, proprio come sta avvenendo in campo economico.