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Il Consiglio supremo iraniano per il cyberspazio ha approvato un pacchetto di misure mirate a impedire l’accesso a Instagram in tutto il Paese, per motivi di sicurezza nazionale. Un’ulteriore giro di vite nella guerra ai social media, intrapresa da Teheran a partire dal 2009.

Al momento, Instagram rimane l’ultimo tra i principali social media a essere liberamente accessibile nel Paese. Tuttavia, secondo quanto stabilito dal Consiglio di Teheran, presto l’applicazione verrà bloccata, come già successo a Facebook, Twitter, YouTube e, ultima in ordine cronologico, Telegram.

Verso il blocco di Instagram

Stando a quanto dichiarato da Javid Javidnia, della Procura di Teheran, Instagram verrebbe utilizzata per commettere crimini all’interno del territorio iraniano. La decisione di bloccare l’applicazione fa seguito a un precedente tentativo di filtraggio dello strumento, che tuttavia non avrebbe ottenuto i risultati sperati. Già nel 2018 l’Iran aveva limitato alcuni servizi internet, restringendo, in maniera intermittente, le funzioni di Instagram.

Non è ancora chiaro quando la decisione entrerà in vigore ufficialmente e se si tratterà di una misura temporanea o permanente. Nonostante il parere favorevole alla chiusura di Instagram da parte della Procura, infatti, mancherebbe ancora un consenso unanime tra i funzionari della magistratura e quelli politici.

Da parte sua, il ministro delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione dell’Iran, Mohammad-Javad Azari-Jahromi, si è espresso contro il blocco di Instagram, temendo che questa mossa possa causare ulteriori problemi alla Repubblica islamica.

Secondo Azari-Jahromi, filtrare Instagram non sarebbe una strategia efficace per neutralizzare le potenziali minacce, ma al contrario potrebbe causare ulteriori danni al Paese. L’applicazione costituisce uno strumento di lavoro prezioso per molti uomini d’affari. La sua chiusura potrebbe aggravare la situazione economica iraniana, divenuta particolarmente complessa da quando, nel maggio 2018, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni al Paese, in seguito al ritiro dall’accordo sul nucleare – il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa).

I social media come strumento di propaganda

Negli ultimi anni, i social media e le applicazioni di messaggistica istantanea sarebbero state utilizzate per diffondere la propaganda contro Teheran a livello globale, facilitando la comunicazione tra i cittadini e l’organizzazione di proteste.

Tra il dicembre 2017 e il gennaio 2018, in particolare, l’Iran è stato scosso da una serie di proteste, causate dalle crescenti difficoltà economiche e dalla mancanza di libertà civili. Fra i protagonisti delle manifestazioni vi sono stati anche i social media, in particolare Telegram, al centro della guerra cibernetica tra gli oppositori e il governo.

La risposta immediata di Teheran è stata la sospensione sporadica dell’accesso a internet nelle città teatro delle proteste. Poco tempo dopo, nell’aprile 2018, il governo iraniano ha vietato l’utilizzo di Telegram. Secondo la magistratura, le azioni degli utenti del servizio, in particolare “la propaganda contro il governo, le attività terroristiche, la pornografia e la diffusione di bugie per incitare l’opinione pubblica”, costituirebbero una minaccia per la sicurezza nazionale.

L’alternativa iraniana

Per fronteggiare la mancanza di social media, nell’aprile 2018, il governo iraniano ha lanciato una nuova applicazione di messaggistica istantanea, Soroush. L’app, dotata della maggior parte delle funzioni di Telegram, mirava a sostituire i social media esistenti, attraverso uno strumento progettato e realizzato dal governo.

Temendo tuttavia per la loro privacy e, in particolare, che il governo potesse controllare i messaggi inviati tramite la nuova applicazione, gli iraniani si sono avvalsi di Vpn – reti di telecomunicazioni private, in grado di aggirare il blocco. Nonostante i divieti sui social media, dunque, molti iraniani continuerebbero ad accedere ai servizi, aggirando i blocchi tecnici e accedendo alle app attraverso indirizzi internet esteri.

Alcune personalità pubbliche continuano ad utilizzare i social media: ad esempio, l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif. Segno che, al di là dei provvedimenti di Teheran, rimane tutt’altro che immediato porre un argine al mondo globalizzato e interconnesso di oggi.

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