La geopolitica della corsa allo spazio
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“Profondamente onorato dalla fiducia che George Soros ha riposto in me per il ruolo di Presidente dell’Open Society Foundations. Mi impegno a lavorare con George al fine di garantire fedeltà alla sua visione e ai suoi valori nel gestire le fondazioni”. Queste le parole di Sir Mark Malloch Brown, già Vice Segretario delle Nazioni Unite ed ex ministro laburista dal 2007 al 2009 nel governo di Gordon Brown e da tempo legato all’anziano magnate della finanza, nemico dei sovranisti e fondatore della rete filantropica che esporta nel mondo la visione del finanziere. Nel maggio 2007, poco prima di diventare ministro nel Governo di Sua Maestà e lasciare così l’incarico, Sir Mark Malloch Brown venne nominato da Soros vice-presidente del Fondo Quantum e vice-presidente dell’Open Society. Sarò lui ora a guidare la fondazione del magnate di origini ungheresi a partire dal primo gennaio.

A fargli posto, come annuncia l’Osf in un comunicato stampa, Patrick Gaspard, il quale si dimetterà dalla carica di presidente alla fine dell’anno. “Dal suo lavoro come sindacalista alla sua leadership politica durante l’amministrazione Obama passando per il suo ruolo di ambasciatore degli Stati Uniti in Sud Africa, Patrick è stato un paladino di tutti i diritti: sia per i lavoratori, per le donne o per i gruppi svantaggiati”, ha detto George Soros. Come riportano i media americani, compreso Axios, Gaspard lascia l’incarico all’Open Society perché farà quasi sicuramente parte dell’amministrazione Biden, probabilmente come Segretario del lavoro. L’ennesimo valzer di nomine fra i dem e la fondazione di Soros se consideriamo che Gaspard ha fatto parte in passato dell’amministrazione Obama.

Mark Malloch Brown e Smartmatic

Il neo-Presidente dell’Open Society Foundations è presidente del consiglio di amministrazione della Sgo Corporation Limited , una holding la cui risorsa principale è la tecnologia elettorale e le macchine del voto di Smartmatic. Fondata da tre ingegneri venezuelani nel 1997 in Florida, Antonio Mugica , Alfredo José Anzola e Roger Piñate, la società ora ha sede a Londra ed è una multinazionale leader nella tecnologia elettorale, fornendo sistemi di voto a più di 25 paesi, inclusi gli Stati Uniti. Qualche lato oscuro però c’è. Come riporta il New York Times nel 2006, Smartmatic “era un’azienda poco conosciuta senza esperienza nella tecnologia di voto prima di essere scelta dalle autorità venezuelane per sostituire la macchina elettorale del Paese in vista di un controverso referendum che ha confermato Chávez presidente nell’agosto 2004”. Anche nelle Filippine, in molti hanno sollevato dubbi sulla trasparenza della tecnologia messa a disposizione dalla multinazionale: secondo quanto dichiarato nel 2019 da Glenn Chong, ex membro del Congresso, il software del voto utilizzato da Smartmatic sono “manipolate”. E di recente anche il Manila Standard ha espresso dubbi. Nel 2013, dopo l’accordo fra il governo e Smartmatic sul voto elettronico, l’opposizione ad Haiti accusava la multinazionale di essere specializzata nel “furto di voti”.

Al centro della battaglia legale di Trump

Dominion è la società le cui macchine sono state utilizzate per il conteggio elettronico del voto e che, secondo i legali di Trump, avrebbe utilizzato un software di Smartmatic. Come ricorda l’Agi, al momento Smartmatic e Dominion hanno però smentito qualsiasi legame passato e presente e hanno entrambe negato che la prima abbia venduto il software alla seconda. Sarebbero – a detta delle rispettive aziende – due società concorrenti. Secondo l’avvocato di Trump Rudy Giuliani, Smartmatic “è stata fondata da tre venezuelani molto vicini al dittatore Chavez. Ed è stata fondata con l’obiettivo specifico di essere in grado di commettere brogli nelle elezioni. Questa compagnia calcola molti dei nostri voti, in 27 stati, una compagnia che usa questo software è stata fondata con l’obiettivo specifico di falsare le elezioni”. Per il team di Trump i malfunzionamenti si sarebbero verificati il 3 novembre anche in altri Stati chiave come la Pennsylvania. “Le analisi sui dati hanno individuato 221 mila voti in Pennsylvania passati da Trump a Biden e 941 mila voti per Trump cancellati. Gli Stati che usano Dominion Voting Systems hanno trasferito in totale 435 mila voti da Trump a Biden”.

Le affermazioni dell’ex sindaco della Grande Mela sono state duramente criticate da buona parte della stampa americana, compreso il New York Times, che ha bollato le sue parole “teorie screditate” e “complottiste”. Le domande su questa società però non mancano. Come riporta l’agenzia Nova, nel 2004 Smartmatic acquistò il controllo di Bizta, società specializzata nel voto elettronico, partecipata dal governo venezuelano. L’anno successivo Smartmatic acquistò Sequoia, una delle principali società Usa nel settore dei sistemi automatizzati di voto. Già nel maggio del 2006 la deputata democratica Carolyn Maloney, di New York, aveva scritto all’allora segretario al Tesoro, John Snow, affinché fosse aperta un’indagine sull’influenza del governo venezuelano nei sistemi di voto degli Stati Uniti.

“Nessun legame con Soros”

Quanto al legame fra Smartmatic e George Soros, l’azienda replica in una nota di “non avere legami con partiti o gruppi politici in alcun Paese e si attiene a un rigoroso codice etico che vieta all’azienda di donare a campagne politiche di qualsiasi tipo”. Smartmatic precisa inoltre che il finanziere “non ha e non ha mai avuto alcuna partecipazione in Smartmatic”. “Non è un segreto che il nostro presidente Lord Mark Malloch-Brown – osserva la società – sia un membro di una serie di enti senza scopo di lucro che affrontano questioni globali, dalla riduzione della povertà alla risoluzione dei conflitti, compreso il Global Board della Open Society Foundations”. Malloch-Brown è però ora presidente delle fondazioni filantropiche del magnate ed è stato vicepresidente del suo hedge-fund: trattasi dunque di un suo uomo di fiducia, difficile dimostrare che fra i due ci sia solo una conoscenza superficiale. La domanda è legittima: perché un ex ministro britannico ed ex capo delle Nazioni Unite legato a Soros si è interessato a una realtà come quella di Smartmatic? Quanto alle accuse di presunti brogli negli Stati Uniti, sta ora al team legale di The Donald dimostrare quanto afferma con delle prove. Su questo fronte, la battaglia prosegue. Nelle scorse ore, infatti, il team legale di Trump ha avviato l’esame forense sulle macchine del voto in Michigan e in Georgia. 

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