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Politica /

Il continente asiatico vede costantemente India e Cina confrontarsi per la conquista di nuovi mercati, in particolare, quelli dell’Asia centrale. Rispetto alla Cina, l’India, tuttavia, parte da una situazione di netto svantaggio geografico, non confinando con nessuno di quei Paesi oggetto delle sue mire commerciali ed essendo in particolare chiusa da due Stati rivali, Cina e Pakistan, che da tempo hanno intrapreso la via della partnership strategica. L’unico modo che l’India possiede per scardinare questo blocco geografico è lo sfruttamento del mare e l’approdo in Paesi che la colleghino a quegli ambiti mercati. È da questa necessità che parte il progetto del porto di Chabahar, in Iran. Un progetto che può avere un netto impatto sulla geopolitica dell’Asia centrale, e che non rappresenta soltanto la volontà dell’India di sbloccare la sua produzione aprendo le rotte per il continente, ma anche un’opportunità per quegli stessi Paesi di accedere ai prodotti indiani.

In particolare, l’Afghanistan si è dimostrato entusiasta del progetto del porto, tanto che in questi giorni ha nuovamente chiesto agli indiani di completarlo rapidamente. In un incontro tenutosi a Nuova Delhi, il ministro degli Esteri afgano, Salahuddin Rabbani, ha detto all’omologo indiano Sushma Swaraj che gli afgani considerano il porto non solo come una porta dell’India verso l’Afghanistan – in particolare materie prime, alimentari e prodotti semilavorati  – ma anche un mezzo attraverso il quale l’Afghanistan possa diventare terra di transito delle merci indiane verso l’Asia centrale. Uno strumento non soltanto economico, ma anche politico, che consente all’Afghanistan di ottenere nuove partnership commerciali che sollevino la disastrata economia del Paese e consentano di raggiungere maggiori introiti commerciali, evitando che le casse di Kabul siano depredate da parte dei movimenti jihadisti. L’accordo tra Iran e India per l’accesso al porto potrebbe dunque aiutare il governo di Kabul, avendo due potenze asiatiche a supporto della lotta a talebani e Stato islamico per evitare che queste forze blocchino le rotte commerciali per le merci indiane. Impresa non facile, dal momento che nel settore sudoccidentale dell’Afghanistan, i talebani hanno conquistato importanti aree strategiche, ma che potrebbe essere resa più semplice qualora Teheran facesse valere degli accordi con gli stessi miliziani afghani.





Secondo gli annunci ufficiali, come riporta Agi, l’India ha speso 500 milioni di dollari nel progetto di Chabahar. Tuttavia, in una recente intervista, Yaser Ebrahimi, amministratore delegato dell’iraniana Aria Banader, ha spiegato che in realtà gli investimenti indiani sarebbero soltanto di 85 milioni di dollari. Ad ogni modo, qualunque sia la cifra spesa da una parte o l’altra dell’accordo, è chiaro che l’Iran abbia guadagnato un’altra importante infrastruttura che consegna a Teheran un ruolo invidiabile all’interno della geopolitica dei trasporti asiatici. Teheran ha già tre grandi corridoi commerciali: quello con Qatar e Turchia – una delle cause e una delle conseguenze, contemporaneamente, della crisi fra Arabia Saudita e Qatar -, il corridoio nord-sud tra Asia Centrale e Golfo Persico, ma soprattutto il corridoio infrastrutturale cinese della Nuova Via della Seta. Adesso, con il progetto di Chabahar, l’Iran rientra anche nelle strategie economiche indiane, ponendosi come potenze garante del commercio di tutte le nazioni. Nello stesso tempo, l’Iran guadagna investimenti stranieri in un settore fondamentale come quello infrastrutturale – in particolare portuale – che la pone all’avanguardia in un settore così strategico per il futuro dell’economia asiatica.

Da alcuni mesi, Chabahar sta raccogliendo tecnologie, progetti infrastrutturali e macchinari dall’India fra i più moderni. E nello stesso tempo, aziende tedesche – la Nairo – e iraniane – Machine Sazi Araki- forniranno equipaggiamenti per un valore di 20 milioni di dollari. Contemporaneamente a questi progetti infrastrutturali, società tedesche e olandesi, insieme al ministero della Difesa iraniano, stanno dando il via a progetti per la ricerca marittima di fondamentale importanza per la sicurezza e lo sviluppo tecnologico di Teheran. E sotto il profilo civile, sono in costruzione una centrale elettrica e un silo meccanizzato per centinaia di tonnellate di grano. L’ampliamento e l’inaugurazione del porto di Chabahar avrebbero per l’Iran un’importanza capitale, tanto che gli Stati Uniti hanno già iniziato a ostacolar mediaticamente il progetto. Secondo i media statunitensi, infatti, società svizzere e finlandesi avrebbero ricevuto pressioni iraniane per abbandonare la corsa ad alcuni appalti. Ma il motivo, chiaramente, è di natura politica: un Iran che diventa strategico per Cina, India, Turchia, Russia, e per molte aziende europee, diventa un Paese sostanzialmente inattaccabile. E questo, è evidente, non può piacere né a Washington né all’alleato a Tel Aviv, che anzi cercano in tutti i modi di isolare l’Iran per comprimere la sua crescita.

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