Emergono nuovi dettagli sulla visita del procuratore generale William Barr in Italia, notizia anticipata in esclusiva da InsideOver lo scorso 28 settembre. Barr è arrivato in Italia la scorsa settimana dove ha incontrato i funzionari del governo italiano venerdì. Secondo ex funzionari del Dipartimento di Giustizia, Barr avrebbe chiesto la collaborazione di alcuni Paesi stranieri – tra cui l’Italia – e la consegna di alcuni documenti relativi alle elezioni del 2016. Secondo quanto riportato dal Daily Beast, quando Barr si è presentato all’ambasciata americana di Palazzo Margherita, a Roma, ha chiesto due cose: una sala conferenze per incontrare agenti di sicurezza italiani di alto livello in cui potesse essere sicuro che nessuno avrebbe potuto ascoltarlo e una sedia in più per il procuratore John Durham, incaricato dallo stesso Barr di fare luce sull’origine del Russiagate.

Un funzionario dell’ambasciata americana a Roma avrebbe rivelato al Daily Beast che quella di William Barr è stata una visita inaspettata. Secondo la testata americana, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud, il docente maltese della Link University di Roma al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Robert Mueller – avrebbe rivelato a George Papadopoulos l’esistenza delle mail compromettenti su Hillary Clinton. Clamoroso il proseguo dell’articolo del Daily Beast, secondo il quale Joseph Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” dai radar e dalla Link University di Roma, dove lavorava.

Mifsud avrebbe fornito una deposizione audio nella quale spiegherebbe perché “alcune persone” potrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana.

La visita di Barr confermata dal Dipartimento di Giustizia Usa

“Come precedentemente annunciato dal Dipartimento di Giustizia, un team guidato dal procuratore americano John Durham sta indagando sulle origini della sonda di controspionaggio degli Stati Uniti durante la campagna presidenziale di Trump 2016”, ha dichiarato Kerri Kupec, portavoce del Dipartimento di Giustizia. “Durham sta raccogliendo informazioni da numerose fonti, tra cui un certo numero di Paesi stranieri. Su richiesta del procuratore generale Barr, il presidente Trump ha contattato altri Paesi per chiedere loro di presentare il procuratore generale e Durham ai funzionari appropriati”. Deve esserci quindi stata una telefonata fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Donald Trump.

Come ha spiegato su Twitter, il deputato repubblicano Jim Jordan: “William Barr sta seguendo i fatti che conducono a come è iniziata la narrativa sulla falsa collusione. Questo sforzo richiede di parlare con le agenzie di intelligence di tutto il mondo. Ecco perché (Barr) sta raccogliendo informazioni dai nostri alleati come Australia, Gran Bretagna e Italia”. Nei mesi scorsi, William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”.

L’interesse per Joseph Mifsud

Come anticipato da IlGiornale.it, Joseph Mifsud ha fornito in estate una deposizione audio al Procuratore John Durham. Secondo quanto riportato dal giornalista investigativo John Solomon su The Hill, “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (Lcilp) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016″. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh. Quest’ultimo spiega che l’idea di presentare il consigliere di Trump ai russi non è venuta da Papadopoulos o dalla Russia, ma dai contatti di Mifsud alla Link e al London Center of International Law Practice.

Di recente, il nome del docente maltese – che in un’intervista rilasciata Repubblica dichiarò di essere “di sinistra” e membro della Clinton Foundation – è emerso in più occasioni ufficiali ed è stato più volte citato durante l’audizione alle Commissioni Giustizia e Intelligente dell’ex procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller dal deputato James Jordan. Come riporta Il Foglio, che pubblica una fotografia del docente, l’ultimo avvistamento di Mifsud risale al 21 maggio 2018, ormai un anno e mezzo fa, presso lo studio dei suoi avvocati a Zurigo. Di quella foto scattata da un iPhone dell’uomo chiave del Russiagate scomparso nel nulla aveva parlato l’Associated Press, senza però pubblicarla.

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