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Una linea a tratti invisibile unisce tre punti, apparentemente lontani tra loro. Stati Uniti, Europa e Israele. Quasi a formare un triangolo ideale, i destini di queste tre regioni del mondo sembrano essere indissolubilmente attaccati. E in questa particolare congiuntura politica il legame potrebbe addirittura rafforzarsi.

È infatti in atto un fenomeno, poco letto dagli osservatori, che logicamente ha portato sulla stessa strada Steve Bannon, leader dell’alt-right americana, Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano e i movimenti sovranisti in Europa. Strada che potrebbe lentamente trasformarsi in una vera e propria alleanza. Prima di esaminare gli obiettivi comuni che legano questi tre fronti, occorre fare un piccolo passo indietro.

Steve Bannon è antisemita?

Torniamo per un attimo al 2016, a quelle settimane convulse che seguirono la vittoria elettorale di Donald Trump e il suo successivo ingresso alla Casa Bianca. Come è ormai assodato, parte di questo sorprendente risultato fu dovuto al lavoro strategico e mediatico svolto da Steve Bannon, nominato non a caso chief strategist proprio dal nuovo presidente.

“È un giorno triste quello in cui un uomo, che ha presieduto il più importante sito web dell’alt-right, un gruppo misto di nazionalisti bianchi, antisemiti e razzisti – diventa un membro dello staff della Casa Bianca”, con queste parole la Lega americana Anti-Diffamazione dava il benvenuto a Steve Bannon. Apparentemente dunque alcuni osservatori pensavano e pensano tuttora che tra le varie posizioni prese dal leader dell’alt-right americana ci fosse anche un antisemitismo intrinseco.

Netanyahu non era preoccupato dalla presenza di Bannon

Tali osservatori hanno però fatto un evidente errore di valutazione, confondendo il pensiero di parte degli elettori del movimento con quello del loro stratega di punta. “Bannon  ha fatto  di Breitbart, sito letto ardentemente da suprematisti bianchi, uno spazio per scrittori pro-Israele e lettori anti-semiti”, così veniva riassunto sul portale The Intercept l’equivoco instauratosi. E infatti  proprio sul Washington Post, nel dicembre 2016 (un mese dopo l’elezione di Trump), Benjamin Netanyahu dichiarava di “non essere per nulla preoccupato rispetto alla nomina di Steve Bannon…Penso che il presidente Trump e i suoi associati saranno molto decisi, non solo nel sostegno allo stato ebraico, ma anche nel sostegno al popolo ebraico”.

Niente antisemitismo in Bannon dunque. Anzi, come veniva riportato da formiche.net, lo stesso Bannon veniva ospitato da Ron Dermer, ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti che confermava “la grande amicizia con Israele e il popolo ebraico” da parte dello stratega di Trump. Sempre secondo formiche.net Bannon non nutriva solo un semplice sentimento di amicizia verso Tel Aviv, ma ne appoggiava proprio il piano politico. Dietro alla decisione di Donald Trump di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme potrebbe esserci infatti il suggerimento del leader dell’alt-right.

Lo scontro tra Israele e l’Unione europea

Nel frattempo, sul continente europeo, si consolidava un movimento sovranista in costante crescita, arrivato addirittura ad ottenere il governo in Italia. Un movimento appoggiato, in maniera piuttosto aperta, da Steve Bannon che, con la creazione della fondazione The Movement, mira a scalzare i partiti popolari e socialisti dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Abbiamo trovato il nesso tra Netanyahu e Bannon e tra Bannon e i sovranisti. Manca ora l’ultimo tratto di penna che collega gli euroscettici a Tel Aviv. Come riportato su Gli Occhi della Guerra Benjamin Netanyahu sta attraversando un momento di piena rottura diplomatica con l’Unione europea.

Solo lo scorso giugno Netanyahu rifiutava di incotrare l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Federica Mogherini. “Il premier Benjamin Netanyahu stamani ha detto di aspettarsi che altri Paesi spostino le loro ambasciate. Può tenere le sue aspettative per altri, perché dai Paesi Ue questo non avverrà”, ebbe a dichiarare la stessa Mogherini in riferimento allo spostamento delle ambasciate occidentali a Gerusalemme. C’è uno scontro in atto dunque tra l’Unione europea e Benjamin Netanyahu, ma non solo sulla questione del riconoscimento di Gerusalemme capitale.

Sul piatto c’è anche l’accordo sul nucleare iraniano e il futuro assetto del Medio Oriente. L’Unione europea, con i suoi esponenti europeisti in testa, come Emmanuel Macron e Angela Merkel, sta facendo di tutto per tenere vivo l’accordo con Teheran, nonostante le pressioni e ritorsioni di Washington si facciano sempre più dure. La resistenza europea non è ovviamente gradita dalle parti di Israele, che potrebbe aver trovato quindi un nuovo e inaspettato alleato: i sovranisti.

Gli euroscettici che apprezzano Netanyahu

Su Haaretz usciva lo scorso giugno un editoriale dal titolo emblematico: “Trump e Netanyahu preparano la tempesta perfetta sull’Europa”. Nel testo si poteva leggere come il premier israeliano apprezzi la voglia di disimpegno europeo in Medio Oriente espressa dagli euroscettici. Netanyahu potrebbe dunque aver trovato un modo per avere più margine d’azione nella regione mediorientale? Molto probabilmente si. Anche perché, esattamente come nell’alt-right americana, i movimenti sovranisti europei hanno per Israele posizioni eterogenee dal basso, tra gli elettori, ma omogenee nella loro classe dirigente. Da Matteo Salvini, passando per Marine Le Pen, gli esponenti di tale movimento hanno sempre dato per scontato il rapporto privilegiato tra Europa e Israele, considerata avamposto occidentale in Medio Oriente.

Anzi, sia Marine Le Pen che lo stesso Salvini, hanno più volte ricordato le “raidici giudaico cristiane” dell’Europa, confermando così il legame tra i due popoli. Anche la stessa Alternative fur Deutschland, come riportava il Times of Israel, simpatizza per le politiche di Benjamin Netanyahu. Insomma si è creata un’atipica alleanza a tre che ha l’obiettivo comune di ribaltare l’ordine politico europeo e dare una svolta alla situazione mediorientale, attraverso la legittimazione delle politiche attuate da Israele, tra cui lo spostamento della capitale a Gerusalemme e il contenimento dell’Iran. 

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