Certo, Emmanuel Macron ha i riflessi pronti. Impegnato nel suo primo viaggio da Presidente nel Golfo Persico, ha deciso di fiondarsi in Arabia Saudita subito dopo essere stato negli Emirati Arabi Uniti, dove l’unica ragione del suo viaggio era l’inaugurazione del Louvre Abu Dhabi. Ma come trattenersi, visto che proprio mentre lui era lì a celebrare una partnership culturale, gli organi d’informazione di mezzo Medio Oriente, dall’Iran allo stesso canale tv Al Arabiya, avevano cominciato a diffondere la notizia che tutti in realtà aspettano. E cioè che l’ottantunenne re Salman dell’Arabia Saudita sta per abdicare in favore del figlio Mohammed, il quale peraltro dalla primavera scorsa non solo è stato nominato erede al trono ma ha anche accumulato una serie ulteriore di cariche (capo della Corte, ministro della Difesa,  presidente del Consiglio per gli Affari Economici) che ne hanno fatto il vero uomo forte del regno.

L’ultimo passo verso il trono Mohammed bin Salman l’ha compiuto con la grande purga dei giorni scorsi, con cui ha eliminato dal giro una quarantina tra militari, notabili, principi, cugini, e rampolli della famiglia reale che non avevano gradito la sua ascesa né le implicazioni che essa porta con sé. In Arabia Saudita, infatti, lo scettro è sempre passato di fratello in fratello, un sistema che garantiva una maggiore partecipazione al potere da parte alla sterminata famiglia di sangue blu, che conta circa 7 mila membri. Se il re comincia a passare il trono al figlio prediletto, come sta appunto facendo re Salman con Mohammed, intere linee di possibile successione verranno annientate.

Di fronte a tutto questo, un tipo come Emmanuel Macron poteva tirarsi indietro? Infatti non l’ha fatto. E poiché le indiscrezioni annunciano il passaggio dei poteri a giorni, se non a ore, il giovane presidente francese rischia anche di essere il primo uomo politico al mondo a incontrare il nuovo re dell’Arabia Saudita.

Se anche questo non succedesse, Macron sarà comunque accolto con grande cordialità. Lui, infatti, ha grande familiarità con i signori sauditi. Nel 2015, quando era ministro dell’Economia e delle Finanze del governo Valls, visitò due volte il Paese.

Una al seguito del presidente Francois Hollande. L’altra con il premier Valls e 200 industriali francesi. Nella seconda occasione, il governo francese (e Macron per esso) siglò una serie di accordi economici con i sauditi per un valore di 10 miliardi di euro. Mezzo miliardo quella volta i sauditi lo spesero per comprare armi francesi, di cui peraltro sono grandi clienti.

Quella vendita destò obiezioni e critiche anche in Francia, perché molte Ong (tra le altre, Human Rights Watch) fecero notare che gran parte di quegli armamenti (e in generale gran parte delle armi francesi che finiscono a Riad) sarebbe stata poi usata dai sauditi nello Yemen dove, secondo le Nazioni Unite, sono morti almeno 5 mila civili e ne sono stati feriti almeno 10 mila, nella grande maggioranza a causa dei bombardamenti indiscriminati condotti dai sauditi anche contro la popolazione civile. E il grosso dei contratti sauditi presso l’industria francese della guerra riguarda proprio gli aerei da combattimenti e da bombardamenti.

All’epoca, fu il ministro della Difesa, Jean-Yves le Drian, a replicare con grande energia alle critiche. Le Drian che oggi ritroviamo nel ruolo di ministro degli Esteri. Una bella compagnia, no? L’estate scorsa, parlando agli ambasciatori di Francia, Emmanuel Macron descrisse l’idea della Francia che essi avrebbero dovuto diffondere e difendere nel mondo. Lo fece, anche, con queste parole: “I nostri rapporti diplomatici ed economici con Russia, Turchia o Cina non possono spingerci a nascondere le questioni legate ai diritti umani dietro un velo pietoso.  Se lo facessimo, tradiremmo noi stessi”.

Bene, bravo, bis. Nobili concetti che a quanto pare non si applicano all’Arabia Saudita che finanzia l’Isis e Al Qaeda, bombarda le scuole nello Yemen, spende miliardi per addestrare al radicalismo islamista migliaia e migliaia di giovani in tutto il mondo e distribuisce la pena di morte come l’aspirina. Le donne invece le tratta bene: non è stato loro addirittura concesso di guidare l’automobile, un mese fa?

Quindi siamo alle solite. O Macron mente alla moda di tanti “democratici” americani ed europei. Oppure l’Arabia Saudita è diventata un Paese che onora i diritti umani come pochi e non ce n’eravamo accorti.

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