Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Xi Jinping ha costruito, nel suo primo quinquennio al potere, una base di consenso negli apparati politico-burocratici della Repubblica Popolare Cinese che lo ha inesorabilmente portato a un’egemonia pressoché assoluta sul Partito comunista e sulla sua emanazione istituzionale.

Il XIX Congresso del partito egemone nel Paese dell’ottobre 2017 che lo ha riconfermato alla segreteria e le recenti riforme istituzionali che hanno garantito a Xi la possibilità di andare oltre il limite di due mandati alla presidenza della Repubblica hanno segnato l’apogeo della marcia del dominus della politica di Pechino. “Presidente di tutto”, Xi Jinping si è contraddistinto dai suoi predecessori anche per le larghe vedute della sua strategia politica, che sul piano internazionale ha portato a plasmare la Belt and Road Initative e su quello interno a grandi battaglie contro problemi endemici come povertà e corruzione, e per un salto di qualità della retorica istituzionale.

Tuttavia, l’ascesa di Xi Jinping non poteva avvenire certamente in maniera indolore. Per la prima volta dai tempi di Mao Zedong, infatti, la Cina si ritrova con un leader che oltre ad essere emanazione di un gruppo dirigente partitico si ripropone di plasmare una nuova architettura di potere statale, come testimoniato dai grandi piani economici previsti dal governo e dalla riforma centralizzante le forze armate sotto il controllo politico.

Negli ultimi mesi, Xi Jinping pareva avere tutto sotto saldo controllo; nelle ultime settimane, nel sistema di potere edificato nell’ultimo anno si sono aperte le prime crepe, certamente non allarmanti per il Presidente, ma indicative di un malessere difficile da ignorare.

Il video della discordia

Un primo, indicativo segnale è stato dato il 4 luglio scorso dalla viralità raggiunta dalla clamorosa iniziativa di una giovane donna che si è ripresa in streaming mentre gettava inchiostro su uno dei manifesti dedicati a Xi Jinping per contestarne la “tirannia” e il “controllo delle menti” imposto dal governo. Il video si è rapidamente diffuso sul web; l’autrice, invece, è sparita dalla circolazione dopo aver pubblicato su Twitter la foto di un funzionario in uniforme fuori dalla porta della sua abitazione.

Si è trattato, a tutti gli effetti, di un attacco al principio stesso del “culto della personalità” del Presidente, che suscita malumori ancora più palesi in un gruppo dirigente che ha cercato di fare della balance of power un principio cardine negli scorsi decenni. Le recenti tensioni commerciali e politiche con gli Stati Uniti hanno offerto agli avversari di Xi Jinping una ghiotta occasione per ridare fiato alle loro trombe.

Jiang Zemin, il “grande vecchio” contro Xi Jinping

Come riportato da Il Giornale, “l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha pubblicato l’11 luglio un articolo che ricorda le scuse dell’ex segretario del Partito comunista Hua Guofeng per aver alimentato in passato un culto della sua persona. L’articolo, cancellato pochi giorni dopo, è stato interpretato da molti come un attacco indiretto al presidente Xi”, orchestrato dai circoli di potere vicini all’ex leader della Repubblica Popolare Jiang Zemin, oggi 92enne, duramente colpiti dai pretoriani di Xi Jinping, primo fra tutti l’attuale vicepresidente Wang Qishan, nel corso delle recenti campagne anticorruzione.

Come segnalato da Guido Santevecchi in un articolo per il Corriere della Sera ripreso da Dagospia, “sono circolate voci su una lunga lettera scritta da un gruppo di anziani dirigenti”, capeggiati da Jiang Zemin, “che invocavano una correzione nella rotta della Cina. Nonostante Xi sia considerato in Occidente il Nuovo Mao, è evidente che c’è sempre una fronda di scontenti all’interno del Partito-Stato. Gli ex come Jiang Zemin pensano che sia stato un errore scardinare il sistema di gestione collegiale e attribuire tutti i poteri a Xi; chi è stato emarginato gioca a sottolineare la responsabilità del «Presidente di tutto» nella crisi commerciale con gli Stati Uniti”.

Xi Jinping e i malumori dei veterani

Il Presidente-Segretario dovrà essere capace di coniugare la gestione di queste tensioni con una risposta politica efficace per mantenere in piedi un progetto strategico pensato per proiettarsi nei prossimi decenni. Sul fronte dell’esercito il governo potrebbe dare la prima risposta concreta agli attacchi dei critici.

Negli ultimi mesi, come riporta The Diplomatil Partito ha dovuto fronteggiare il malumore dei portavoce dei 57 milioni di veterani delle forze armate che chiedono un aumento delle pensioni o agevolazioni per un posto di lavoro civile, maggiori garanzie sotto il profilo sanitario e un sostegno per l’istruzione e i servizi famigliari. L’esercito è una base di consenso fondamentale per i detentori del potere in Cina, e in occasione della sua recente festa del 1 agosto è apparso palese quanto i militari si dichiarino fedeli a Xi Jinping, ma vogliano ricevere in compenso adeguate garanzie.

Xi Jinping ha tutto il tempo a disposizione per poter gestire separatamente queste piccole grane, in assenza di una reale alternativa all’interno di un Partito a lui completamente fedele. Solo uno shock esogeno, come una crisi finanziaria o un acuirsi delle tensioni internazionali con Washington e i suoi alleati, potrebbe portare a un compattamento di forze capace di raccordare questi malumori in una sfida diretta alla sua leadership.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY