Secondo l’ex ministro Vincenzo Scotti, presidente e fondatore della Link Campus University, il docente maltese Joseph Mifsud scomparso nel nulla al centro del Russiagate e delle attenzioni dei Procuratori americani William Barr e John Durham “parlava troppo per essere una spia”, mentre secondo Franco Frattini Mifsud della spia “non ne ha proprio l’aspetto”. Eppure il professore, già Presidente della London Academy of Diplomacy e dell’Università Emuni, finito al centro di un intrigo internazionale, non solo poteva vantare, come ha sottolineato Scotti, di “un curriculum di prim’ordine e di un’impressionante rete di relazioni”, a cominciare “da un’amicizia personale con Boris Johnson” ma anche di contatti ben radicati con alti funzionari dell’intelligence britannica.

Come nota il giornalista americano del New Yorker Lee Smith: “Sebbene Mifsud abbia viaggiato molte volte in Russia e abbia contatti con accademici russi, i suoi legami pubblici più stretti sono con i governi, i politici e le istituzioni occidentali, compresi i servizi di intelligence della Ci, Fbi e britannici. Uno dei lavori di Mifsud è stato quello di formare diplomatici, offerte di polizia e ufficiali dei servizi segreti nelle scuole di Londra e Roma, dove ha vissuto e lavorato negli ultimi dodici anni”. Il libro Spygate: The Attempted Sabotage of Donald J. Trump di Dan Bongino, D.C. McAllister, Matt Palumbo, uscito negli Stati Uniti, si concentra, in particolare, su un episodio datato 2012 alla Link University di Roma: l’incontro fra Joseph Mifsud e Claire Smith, ufficiale dell’intelligence britannica.

I rapporti stretti fra Joseph Mifsud e l’intelligence occidentale

Come riporta il libro di Dan Bongino, giornalista di Fox News, nel 2012 Joseph Mifsud ha collaborato con Claire Smith, membro del Joint Intelligence Committee del Regno Unito, a un programma di formazione per forze armate e forze dell’ordine italiane presso l’Università Link Campus di Roma, dove Mifsud, sostiene Bongino, “era a capo del dipartimento relazioni internazionali“. Il programma fu gestito dalla London Academy of Diplomacy, di cui Mifsud era il direttore. Secondo il profilo di Linkedin di Smith, i due hanno lavorato insieme in Italia mentre lei era un membro dell’Uk Security Vetting Appaels Panel. La foto è interessante perché Smith non è un personaggio qualunque: ha il potere di supervisionare le agenzie di intelligence britanniche. Il comitato governativo di cui fa parte risponde direttamente al Primo ministro britannico, il che mette Smith in una posizione di altissimo livello nella gerarchia dell’intelligence britannica. Come poteva Mifsud essere dunque una spia al servizio dei russi con contatti di questo tipo, come fa intendere Robert Mueller nel suo rapporto finale?

Chris Blackburn, analista politico ed esperto di intelligence, ci espone il suo punto di vista: “Mifsud ha iniziato a collaborare ufficialmente con Link Campus nel 2008. È stato nominato direttore dello sviluppo internazionale. Ha usato quel titolo al Parlamento europeo e con il Dipartimento di Stato americano” osserva. Blackburn sottolinea: “Il Dipartimento di Stato sa quali sono i rapporti”. Secondo Vincenzo Scotti, invece, il docente maltese non era un professore ordinario dell’università e alla Link teneva solamente dei seminari, senza ricoprire alcuna carica. Che Mifsud fosse un “millantatore”? Un aspetto che andrebbe chiarito, perché è lo stesso Mifsud a indicare il ruolo alla Link in un curriculum datato 2010.

Mifsud, spiega Blackburn raccontando un altro aneddoto interessante, “era presumibilmente al centro dell’intera cospirazione Trump-Russia. Fu invitato a un evento organizzato da Global Ties nel febbraio 2017. Successivamente venne intervistato dagli agenti dell’Fbi. Mueller ha ripetutamente affermato che Joseph Mifsud aveva lasciato gli Usa in fuga da ulteriori controlli e indagini. Poi, a maggio 2017, qualche mese dopo, il Professore si presentò a Riad con gli ex capi dell’intelligence dell’Arabia Saudita, del regno Unito e della CIA. Anche Ash Carter era a Riad con lui. Carter era nella Task-Force di John Brennan sul Russiagate. C’è qualcosa che non torna, no?

Mifsud, il “Clintoniano” amico dei servizi segreti

Stephan Roh, avvocato del docente maltese, lo scorso anno ha pubblicato insieme a Thierry Pastor un libro praticamente introvabile, “The Faking of Russia-Gate. The Papadopoulos Case“, nel quale si raccontano dettagli interessanti sulla vita di Joseph Mifsud. “Il professore – si legge – è sempre stato un clintoniano. Era legato a molte istituzioni vicine ai Clinton e democratiche, nonché a sostenitori e seguaci del Partito democratico e della campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton. È stato coinvolto da think-tank e numerose organizzazioni internazionali liberali, come membro e collaboratore. Era anche profondamente legato all’intelligence occidentale, non solo per le sue attività legate all’Accademia di Londra, ma anche a causa delle sue relazioni nel mondo accademico”.

Come spiega Roh, Mifsud “era un docente di fiducia per gli agenti dell’intelligence occidentale e dei loro alleati”. Secondo le sue stesse parole, il docente si descriveva non come “un agente segreto” ma come un “costruttore di ponti” tra mondi diversi. “Un’agenzia di intelligence – prosegue Roh – potrebbe considerarlo come una risorsa e non come un membro del team – questo potrebbe essere la ragione dei suoi problemi oggi”.

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