L’ha definita “flessibile, moderna e agile”, creata per “servire l’Europa con dedizione”. Così Ursula Von der Leyen ha introdotto la sua squadra, quella Commissione europea che entrerà in carica a partire dal prossimo novembre e che la tedesca dovrà guidare con parsimonia, dimostrandosi pronta a spegnere ogni possibile incendio e diplomatica nell’annullare ogni frizione interna. E allora il team scalda i motori, pronto a scendere in campo.

Le facce dei protagonisti sono serene, le dichiarazioni accomodanti. I vari vicepresidenti esecutivi, vicepresidenti e commissari giurano di voler combattere spalla a spalla contro la minaccia sovranista. Eppure, squarciando il velo delle apparenze, notiamo come la Commissione europea della Von der Leyen sia fragile e debole. A colpirla da un momento all’altro, più che l’internazionale populista, potrebbe essere il fuoco amico.

Socialisti furiosi

La prima polemica che ha scosso la Von der Leyen è arrivata dal gruppo dei Socialisti & Democratici all’Europarlamento, non proprio gente abituata a menare le mani. Ebbene, la tedesca è stata criticata per aver nominato vicepresidente esecutivo il popolare Valdis Dombrovskis. I Socialisti si sono detti “profondamente irritati” da una scelta che sminuisce il ruolo degli altri due vicepresidenti esecutivi, ovvero il socialista Frans Timmermans e la liberale Margrethe Vestager, indicati entrambi dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di luglio. Il nome di Dombrovskis non rientrava negli accordi perché il patto iniziale prevedeva la creazione di un triumvirato, con la Von der Leyen in cabina di regia e il tandem Timmermans-Vestager a farle da fedeli scudieri. Insomma, un equilibrio perfetto rovinato dal lettone incaricato per l’Economia: una materia, tra l’altro, più che scottante.

Ancora l’immigrazione

Fonti europee raccontano di un Timmermans letteralmente infuriato per la decisione della Von der Leyen, che dal canto suo ha provato a giustificarsi invocando la necessità di garantire equilibri, ma geografici e politici più che equilibrismi di comodo. Ecco spiegata, dunque, la decisione di inserire anche il nome di Dombrovskis: dare un ruolo di prestigio a un esponente del Ppe che proviene dai paesi dell’Est. Un’altra polemica non da poco è stata quella che ha accompagnato una seconda mossa del presidente tedesco, ovvero la scelta di attribuire al vicepresidente Margaritis Schinas l’incarico sui delicati temi della sicurezza e dell’immigrazione. Il collegamento della sicurezza al fenomeno migratorio ha scatenato polemiche sui social e non solo. Amnesty ha sottolineato come “affiancare migranti e sicurezza” sia un “messaggio preoccupante”, mentre l’italiana Arci è preoccupata dal voler identificare il nemico nello straniero.

Rassicurare i Paesi nordici

Altro giro, altra corsa. L’ultimo filone degno di nota riguarda le rassicurazioni che la Von der Leyen ha dovuto fare ai Paesi del Nord Europa. I cosiddetti rigoristi non vedevano di buon occhio né volevano che Paolo Gentiloni fosse nominato commissario agli Affari Economici per il timore che l’italiano potesse garantire flessibilità a Roma a discapito dei perfetti governi scandinavi e nordici. La tedesca ha dovuto quindi indossare nuovamente i panni del pompiere per gettare acqua sul fuoco: alla danese Vestager, come detto, è toccata la casella di vicepresidenza esecutiva alla Concorrenza digitale, mentre la svedese Ylva Johansson è stata nominata commissario per gli Affari Interni. Sorge una domanda: quanto potrà mai durare un equilibrio così precario? Ma, soprattutto, questi calcoli politici faranno davvero il bene dei cittadini europei?