Quando un Paese si muove in Medio Oriente innesca, volente o nolente, la reazione degli altri Stati. È successo con la guerra civile libanese (1975 -1990), poi con la Prima Guerra del Golfo (1990 – 1991) e, infine, con il conflitto siriano (dal 2011 ad oggi). Ci sono alleati palesi ed altri più o meno occulti, come i jihadisti usati da alcuni Paesi arabi per detronizzare Bashar al Assad. E ora, con nuova crisi in Libano, ecco arrivare nuovi movimenti e nuove strategie politiche. Una reazione a catena, a volte velocissima, che cambia e sconquassa tutto. 

Secondo quanto riporta Haaretz, ieri il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha raccontato che lo Stato ebraico avrebbe avuto dei contatti segreti con Riad per cercare di elaborare una strategia condivisa sull’Iran. Non che si sia trattato di chissà quali piani. Il punto è che Israele e Arabia Saudita, almeno sulla carta, non hanno rapporti diplomatici. Ma Steinitz chiarisce: “Abbiamo legami, anche se nascosti, con molti Paesi arabi. C’è molto di più, ma continuiamo a mantenerlo segreto”. In realtà le parole del ministro non stupiscono più di tanto.

All’inizio di settembre, infatti, il principe Mohammed bin Salman ha visitato Israele. Come scrive La Stampa, in quell’occasione il futuro re saudita avrebbe incontrato “alti esponenti” governativi. I legami tra i due Paesi, che sono in netto miglioramento dalla Prima guerra del Golfo, starebbero ora ottimi. O quasi. La scorsa settimana, inoltre, il tenente generale israeliano Gadi Eisenkot ha concesso “un’intervista senza precedenti” ad un giornale saudita, Elaph, in cui ha affermato che “l’Iran rappresenta la più grande e concreta minaccia nella regione”.

Saud: i migliori alleati di Israele?

In un provocatorio (e profondo) editoriale apparso su Haaretz, Zvi Bar’el scrive: “Arabia Saudita: lo Stato ideale di Israele”. Come è possibile che un regno che diffonde una delle forme più radicali dell’islam sia anche il miglior alleato di Tel Aviv? Scrive Zvi Bar’el: “Combatte gli Hezbollah e ha messo nell’angolo il primo ministro libanese che per un anno ha vissuto in pace con loro. Non c’è nessun altro Paese al mondo, compresi gli Stati Uniti, che agisca in modo così risoluto contro l’Iran.  L’Arabia Saudita è entrata nella guerra in Yemen non per gli yemeniti, ma per bloccare l’influenza iraniana”. Ed è proprio questo l’obiettivo di Riad, come ha scritto anche Le Figaro: “Tagliare le mani degli alleati dell’Iran in Libano”. Ovvero gli Hezbollah.

La Lega Araba contro l’Iran

Proprio ieri, il Consiglio della Lega araba riunito al Cairo ha invitato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a impedire che l’Iran spinga la regione mediorientale al “margine di un abisso”. Come scrive l’Ansa, “il Consiglio ha poi sottolineato il diritto dell’Arabia Saudita a difendere il suo territorio in funzione dell’articolo 51 della carta delle Nazioni Unite, confermando il sostegno alle misure prese da Riad di fronte alle presunte violazioni iraniane”. Le dichiarazioni più forti contro l’Iran sono arrivate dal ministro degli Esteri saudita,  Adel al-Jubeir: “Mostrare indulgenza nei confronti dell’Iran non lascerà al sicuro nessuna capitale araba dai suoi missili balistici. Noi oggi siamo obbligati a prendere una posizione seria e onesta per contrastare queste politiche belligeranti, in modo da proteggere la nostra sicurezza”.

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La riunione del Consiglio della Lega Araba che si è tenuta ieri al Cairo

Al termine dell’incontro è stato votato un documento in cui  si accusa Teheran di sostenere quelle milizie che minacciano la sicurezza e la stabilità della regione, ovvero gli Hezbollah. Nel dettaglio, si accusa l’Iran di essere dietro il missile lanciato la scorsa settimana dai ribelli houthi contro Riad, intercettato dalle forze armate saudite, e di un’esplosione avvenuta in un oleodotto in Bahrein l’11 giungo scorso.

Tutto sembra andare quindi un’unica direzione: i Paesi sunniti stanno preparando una guerra all’Iran. L’ennesima guerra che insanguinerà il Medio Oriente.

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