Secondo i dati diffusi dall’Unicef, sono 150 milioni i bambini che, nel mondo, sono costretti a lavorare rischiando la propria salute fisica e mentale. Sebbene siano i Paesi dell’Africa Subsahariana a detenere il record dello sfruttamento minorile, con il 28% di baby lavoratori sul totale dei bambini di età compresa tra i cinque e i quattordici anni, l’India resta uno dei Paesi dove questo problema è maggiormente avvertito.I numeri dello sfruttamentoNonostante il governo abbia cercato, negli anni, di arginare il fenomeno, resta alto, infatti, in India, il numero di bambini costretti a passare ore nelle miniere o nelle fabbriche, svolgendo lavori usuranti fin da giovanissimi. Il 10% dei bambini di età compresa tra i cinque e i quattordici anni è un lavoratore. Più di dieci milioni di bambini sono costretti a lavorare. Di questi, 8 milioni vivono nelle aree rurali, mentre 2 milioni risiedono nelle grandi città del Paese. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, più della metà è impiegato nel settore agricolo e oltre un quarto in quello industriale. I numeri forniti dall’associazione Bachpan Bachao Andolan, fondata nel 1980 dal Premio Nobel per la Pace, Kailash Satyarthi, descrivono, però, un fenomeno ancora più ampio. Secondo l’associazione di Satyarthi, attivista per i diritti umani impegnato da anni nella lotta contro il lavoro minorile, che finora ha liberato più di 85mila bambini dallo sfruttamento, un’analisi più approfondita dei dati mostrerebbe che almeno 11,7 milioni di bambini in India lavorano o sono in cerca di un impiego. Secondo i dati forniti dalla stessa associazione sono più di trenta milioni, inoltre, i bambini che non vanno a scuola e che quindi risultano esposti al rischio di essere sfruttati. L’industria tessile, le fabbriche di scarpe, borse e cosmetici, sempre secondo la BBA, sono i settori dove i bimbi sono maggiormente impiegati. Ma migliaia di baby lavoratori sono costretti anche a passare ore nelle miniere, nelle fabbriche di mattoni, negli hotel, nei negozi e nei ristoranti, o nelle fabbriche di bracciali, dove i piccoli vengono preferiti perché sono più abili e veloci nell’incollare le piccole pietre sui monili tanto amati dai turisti. Povertà, analfabetismo, mancanza di informazione sulle conseguenze per la salute dei lavori pericolosi e usuranti, sono fra le cause dello sfruttamento che, secondo l’Unicef, è maggiormente diffuso negli Stati dell’Uttar Pradesh, Bihar,  Rajastan, Madhya Pradesh e Maharashtra. Secondo altri attivisti,invece, sarebbero gli Stati meridionali di Telangana e Andhra Pradesh, ad essere divenuti dei veri e propri hub per il traffico di minori e per lo sfruttamento del lavoro minorile.Le critiche alla legislazioneLo scorso maggio, per contrastare il fenomeno, il governo indiano ha approvato alcuni emendamenti alla normativa vigente in materia di lavoro minorile. Alcune delle modifiche però sono state fortemente criticate dall’Unicef e da diversi attivisti, compreso il Premio Nobel, Kailash Satyarthi.Gli emendamenti prevedono un’espansione a tutti i settori del divieto di impiegare minori e un aumento delle sanzioni per chi impiega bambini. Ma a far discutere è stato il nodo relativo all’eccezione prevista dal governo per i bambini che lavorano fuori dall’orario scolastico in imprese di famiglia, comprese quelle dei parenti meno prossimi, o nel settore dello spettacolo. Le nuova legge, infatti, secondo l’Unicef, “renderà invisibile” gran parte dello sfruttamento minorile. La definizione di “famiglia” e di “aziende di famiglia”, inoltre, secondo Satyarthi, è “imperfetta”, e si presta a nascondere lo sfruttamento. A sollevare polemiche c’è stata anche la riduzione del numero di attività lavorative vietate per gli adolescenti dai 15 ai 18 anni, prevista dalla nuova legge.Il contrasto al fenomenoUn nuovo giro di vite sullo sfruttamento è stato messo in atto dal governo indiano lo scorso gennaio. Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, infatti, il mese scorso circa duecento bambini, alcuni di appena otto anni, provenienti da alcune delle aree più povere del Paese, sono stati salvati da una fabbrica di bracciali a Hyderabad, nel sud del Paese. All’inizio del mese di gennaio, sempre nello Stato di Telangana, altri duecento bimbi, la maggior parte minori di 14 anni, impiegati in una fabbrica di mattoni, sono stati strappati al lavoro dalle forze di sicurezza indiane. I bambini salvati dallo sfruttamento sono stati accolti in centri d’accoglienza e successivamente riconsegnati alle proprie famiglie d’origine. Secondo un funzionario locale citato dalla Reuters, più di duemila bambini a Hyderabad sono stati salvati dal 2015, e il numero dei bimbi sfruttati starebbe, così, progressivamente diminuendo. La piaga del lavoro minorile, però, è lontana dall’essere debellata. E a questa, bisogna aggiungere anche quella del vasto traffico di esseri umani. Secondo l’associazione di Satyarthi, negli ultimi anni, nel Paese, sono arrivati a scomparire una media di 11 bambini ogni ora.