L’emirato del Qatar sta mettendo in atto strani manovre che potrebbero celare una più ampia strategia. Durante la crisi, per ora solo diplomatica, che sta colpendo il Medio Oriente, con Arabia Saudita e Libano protagoniste, un occhio di riguardo andrebbe puntato sull’emirato del Qatar.
Da cortile di casa a nemico di Riyad
Il Paese che si affaccia sul Golfo Persico è stato infatti recentemente al centro di un’altra crisi, sempre diplomatica, che ha scosso gli equilibri mediorientali la scorsa estate. Fino ad allora il piccolo Paese era consiederato, se non cortile di casa, comunque alleato storico e imprescindibile di Riyad. Lo scorso giugno si è arrivati invece allo scontro frontale tra casa Saud e l’emiro qatariota Sheikh al-Thani. Quest’ultimo venne accusato di aver pubblicamente appoggiato Hamas e i Fratelli Musulmani, oltre ad aver descritto l’Iran come “potenza islamica”.
Un oltraggio per il credo wahabita di Riyad, secondo cui lo sciismo praticato a Teheran è da considerarsi come peccato di apostasia e quindi espiabile solamente con la pena capitale. Se è vero che tra tutti i Paesi sunniti del Golfo il Qatar è quello che più di tutti ha mantenuto nel tempo delle minime relazioni diplomatiche ed economiche con Teheran, è altrettanto vero che ciò veniva fatto alla luce del sole ed era conosciuto da tempo a tutti. Le accuse di Riyad sembravano dunque cavalcare gli eventi della scorsa estate.
La sconfitta dei ribelli e dell’Isis in Siria, nonché le reiterate violazioni dei diritti umani da parte saudita in Yemen, stavano mettendo pressione a Casa Saud. Così scaricare le colpe su Doha e indirettamente su Teheran poteva essere una mossa per alleggerire le responsabilità manifeste di Riyad. L’allontamento del Qatar dall’asse saudita è stato sancito poi con l’esclusione dell’emirato dalle operazioni militari in Yemen, come riportato dalla Reuters lo scorso 20 luglio.
La “vendetta” di Doha contro Casa Saud
La recentissima crisi diplomatica tra Riyad e Beirut ha sancito ulteriormente questa divisione nella penisola arabica. Non è un caso infatti che l’emirato abbia voluto “vendicarsi” contro i sauditi proprio in queste settimane. Come riportato su questo portale l’ex Ministro degli Esteri qatariota, Jaber al-Thani, ha pubblicamente dichiarato alla Qatari Tv che il suo Paese è stato “usato” da Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti, come ponte di finanziamento per i terroristi in Siria.
La tempistica scelta per queste dichiarazioni sembra non essere casuale e sembra voler lanciare implicitamente un chiaro messaggio a Riyad. Per questo nuovo fronte che voi (Arabia Saudita) state aprendo non potrete contare su di noi (Qatar).
Il Qatar si schiera con Teheran
Anzi, se l’emirato dovesse proprio scegliere da che parte della barricata stare, probabilmente propenderebbe verso Teheran. Il portale d’informazione Egypt Today riportava il 9 novembre come fosse in corso un incontro a Teheran proprio tra l’ambasciatore qatariota in Iran e il Direttore Generale per gli Affari Esteri del Parlamento iraniano. “Il Qatar si schiererà contro tutte le minacce e le pressioni e cercherà sempre il dialogo per chiarire ogni fraintendimento”, ha dichiarato l’ambasciatore qatariota a margine dell’incontro.
Se sembra piuttosto chiara la direzione della politica di Doha con i vicini mediorientali, ancora rimane oscuro l’evolversi dei rapporti con Washington. Gli Stati Uniti stanno con Riyad e secondo la logica de “il nemico di un mio amico diventa automaticamente mio nemico”, dovrebbero anch’essi isolare Doha.
Stati Uniti e Qatar collaborano per combattere il terrorismo, ma quale?
Questa però non è logica, ma realpolitik. Gli Stati Uniti, fin dalla crisi della scorsa estate, non hanno mai chiuso la porta a Doha cercando anzi una mediazione tra i contendenti. E anche oggi, dopo le recenti evoluzioni, i rapporti tra Qatar e Usa continuano spediti. Giusto il 9 novembre, come riportato dal Gulf Times, si svolgeva un incontro a Washigton tra alti rappresentanti dell’emirato e degli Stati Uniti. Il tema affrontato? “Un mutuo impegno per aumentare la condivisione di informazioni, distruggere i canali di finanziamento al terrorismo e intensificare le attività anti-terroristiche”.
Difficile immaginare la realizzazione di tali obiettivi tra due Stati che parlano linguaggi diametralmente opposti. Per Washington infatti il principale finanziatore de terrorismo è l’Iran. E Doha ha, proprio recentemente, riaperto costruttivi rapporti con Teheran. In ogni caso in Qatar si pensa ad una crisi imminente e si corre ai ripari. Secondo Bloomberg infatti è in atto una corsa alla vendita di asset da parte delle compagnie qatariote. L’emirato dunque sembra voler incamerare quanta più liquidità possibile in vista di un possibile conflitto regionale.
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