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Il primo febbraio 2021 il Myanmar è stato scosso da un colpo di stato. L’esercito birmano ha preso il potere e arrestato i leader della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), tra cui il capo del governo Aung San Suu Kyi. Tutto è avvenuto in seguito a un raid improvviso, nottetempo, e a poche ore dall’inaugurazione del nuovo Parlamento. Adesso è il generale Min Aun Hlaing a stringere tra le mani il timone del Paese, mentre un altro generale, Myint Swe, ex vicepresidente del Paese, è diventato presidente ad interim. Erano giorni che in Myanmar tirava un’aria di golpe. Da settimane l’esercito denunciava varie irregolarità nelle elezioni tenutesi lo scorso novembre, le stesse che avevano premiato la Lnd di San Suu Kyi.

Alla fine, i militari hanno rovesciato la fragile “democrazia” birmana, riportando le lancette del Myanmar agli anni più bui. All’indomani di quanto accaduto in questo Paese asiatico, tutto sommato semi sconosciuto e lontano dalle cronache internazionali se non in casi straordinari, moltissime persone – e non solo sul web – si sono chieste quale potrebbe essere la prossima nazione a rischio golpe. Al netto di qualche Stato africano, dove però i Putsch sono all’ordine del giorno, c’è chi ha puntato i riflettori sulla Corea del Nord. Ma Pyongyang rischia di vivere un revival di quanto accaduto a Naypyitaw?

Golpe sempre più rari

Prima di rispondere al quesito, può essere utile dare riportare dato. Come ha sottolineato il Coup D’état Project dell’Università dell’Illinois, in tutto il mondo ci sono stati 426 colpi di stato militari tra il 1945 e il 2019. Tuttavia, tra il 2018 e il 2019 non c’è stato un solo golpe.

Un altro studio, Power Sharing and Leadership Dynamics in Authoritarian Regimes, citato dall’American Journal of Political Science, sostiene che dei 303 presidenti estromessi dal potere tra il 1945 e il 2002, ben 205 hanno alzato bandiera bianca per via di un colpo di stato, mentre 30 sono caduti in seguito a una rivolta popolare.

Scenario improbabile

Torniamo alla domanda principale: la Corea del Nord rischia di essere teatro di un golpe, come avvenuto in Myanmar? Risposta secca: no, almeno per il momento non rischia niente di tutto questo. Anche se le notizie provenienti dalla Corea del Nord sono rare, e capire cosa accade oltre il 38esimo parallelo non è sempre semplice, è pressoché impossibile immaginarsi una rivolta dei militari contro il presidente Kim Jong Un. Per capire i motivi, bisogna spiegare come funziona il sistema politico nordcoreano. Un sistema, in estrema sintesi, basato sulla completa sinergia tra esercito, Stato e partito.

Come ha raccontato sul sito NkNews da Andrei Lankov, uno dei massimi esperti di Corea del Nord, tra il 2012 e il 2016 Kim ha allontanato dozzine di massime personalità militari per evitare possibili problemi. Non solo. Tra il 2011 e il 2020 si sono susseguiti otto ministri della Difesa, rispetto ai soli sette avvicendatesi nel periodo 1948-2010. Queste, a detta di Lankov, sarebbero misure prese appositamente dal leader nordcoreano per scongiurare ogni rischio di rivolta.

Come se non bastasse, è difficile che i militari si ribellino. Innanzitutto perché, a differenza del Myanmar, in Corea del Nord esiste un profondo collante politico, il Juche, che tiene insieme le varie anime della società. Dopo di che, non dovesse bastare l’argine ideologico, c’è sempre il rapporto tra vantaggi e svantaggi derivanti da un ipotetico golpe. Detto in parole semplici, il governo di Kim è il perno che unisce il sistema nordcoreano stesso. Senza quel perno, il Paese diventerebbe vulnerabile a una possibile invasione da parte americana-sudcoreana. L’élite nordcoreana lo comprende bene, e sa che l’instabilità potrebbe portare alla fine del sogno di Kim. Dunque, è altamente improbabile che la Corea del Nord possa essere il prossimo Myanmar.