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Politica

Quando un palestinese nato in Danimarca gioca negli Usa e i tifosi sventolano la bandiera della Palestina: Il caso Abou Ali

Lui è nato in Danimarca e dice di non volersi occupare di politica. Ma i tifosi americani sventolano per lui la bandiera della Palestina.
vessa about ali

È stato uno dei protagonisti (a sorpresa) del Mondiale per Club dei mesi scorsi, e adesso sta facendo discutere anche negli Stati Uniti, ma per motivi non strettamente sportivi. Stiamo parlando di Wessam Abou Ali, 26enne centravanti della Palestina: lo scorso 23 giugno ha segnato una storica tripletta al Mondiale per Club contro il Porto, vestendo la maglia degli egiziani dell’Al-Ahly, e attirando su di sé attenzioni internazionali.

Dopo la fine del torneo, Abou Ali ha infatti ricevuto un’offerta di trasferimento da parte del Columbus Crew, importante club della MLS, il campionato di calcio professionistico degli Stati Uniti. Trasferendosi in Nord America, l’attaccante è diventato il primo calciatore palestinese della storia del campionato locale, in un momento piuttosto delicato. Il governo statunitense di Donald Trump è infatti notoriamente il principale alleato di Israele.

L’arrivo di Abou Ali negli USA ha avuto anche una conseguenza politica abbastanza importante. Come rivelato a metà luglio dal sito Front Office Sports, la MLS ha concesso una deroga al Columbus Crew e ai suoi tifosi, consentendo loro di sventolare le bandiere della Palestina per supportare il nuovo giocatore. Il campionato statunitense ha infatti delle regole piuttosto severe per quanto riguarda l’esposizione di simboli politici negli stadi. Dall’inizio dell’assedio a Gaza, nell’ottobre 2023, la Lega ha infatti deciso che né le bandiere palestinesi né quelle israeliane potevano essere mostrate alle partite.

Questo ha limitato molto le tifoserie americane, diverse delle quali sono vicine alla causa palestinese, nell’esprimersi pubblicamente sul tema. Le adesioni alla campagna ‘Show Israel the Red Card’ sono infatti avvenute principalmente in raduni fuori dagli stadi. Le prime bandiere palestinesi sventolate negli stadi americani si sono viste proprio durante il Mondiale per Club, grazie ai sostenitori dei Seattle Sounders, ma perché il torneo è stato organizzato dalla FIFA, che non ha le stesse restrizioni della MLS.

Ma nel momento in cui il Columbus Crew ha messo sotto contratto Abou Ali, il gruppo Nordecke ha fatto richiesta alla MLS per la deroga, sottolineando come le bandiere palestinesi sarebbero un segno di supporto al proprio giocatore. La Lega ha così concesso ai tifosi di sventolarle sugli spalti, anche se solamente durante le gare casalinghe della squadra. Una simile deroga era già stata approvata in precedenza per i tifosi del Philadelphia Union, relativamente alla bandiera israeliana, per via della presenza in squadra dell’attaccante Tai Baribo. Un altro caso simile di questa estate riguarda il New England Revolution, che ha acquistato la punta israeliana Don Turgeman.

Al suo arrivo negli Stati Uniti, Abou Ali ha detto in conferenza stampa di non voler parlare di politica (“Non l’ho mai fatto, non mi compete”), aggiungendo però di essere orgoglioso “di essere il grande volto della Nazionale palestinese e del suo popolo”. In realtà, quando giocava in Egitto ha spesso preso posizioni esplicitamente politiche. Al Mondiale per Club del 2024, Abou Ali festeggiò una rete contro gli emiratini dell’Al-Ain facendo un tributo a Yahya Sinwar, il leader di Hamas che era stato ucciso pochi giorni prima da Israele. Al Mondiale per Club di quest’anno, aveva invece celebrato un’altra rete facendo il celebre gesto del fumetto palestinese Handala.

Ma la storia non è finita qui. Negli ultimi giorni, la giornalista ispano-marocchina Leyla Hamed ha segnalato che negli spogliatoi del Columbus Crew, il posto assegnato ad Abou Ali è stato contrassegnato con una bandiera danese, invece che palestinese, denunciando un tentativo da parte del club statunitense di “nascondere” le origini del giocatore. L’attaccante è effettivamente nato e cresciuto in Danimarca, dove ha giocato fino al 2023; ha inoltre rappresentato il Paese scandinavo a livello giovanile fino al 2019, prima di optare per la Palestina, terra d’origine dei suoi genitori.

La scelta del Columbus Crew è stata probabilmente dettata dalla necessità di cautelarsi da possibili azioni repressive da parte del governo statunitense. Tuttavia il tema della nazionalità è molto sentito dai palestinesi e da chi ne supporta la causa: a causa del decennale conflitto in Medio Oriente, negli anni molti cittadini palestinesi sono stati costretti a migrare all’estero. Oggi, il fatto che i loro discendenti siano nati e cresciuti in altre parti del mondo è usato dai sostenitori più radicali di Israele per negare l’identità palestinese di molte persone.

Questo tema emerge soprattutto nello sport, dove non è raro che la Palestina sia rappresentata da atleti con doppia nazionalità, che essendo cresciuti all’estero hanno più facilmente avuto accesso a strutture sportive e di formazione migliori rispetto a quelle presenti in Cisgiordania e a Gaza. Sei degli otto atleti e atlete olimpionici della Palestina ai Giochi di Parigi 2024 avevano una doppia cittadinanza, così come otto calciatori su ventisei della rosa che nel 2023 ha raggiunto gli ottavi di finale della Coppa d’Asia. Per ragioni anche culturali, questi numeri sono anche maggiori nel calcio femminile: alla convocazione dello scorso giugno, le giocatrici nate e cresciute fuori dai confini palestinesi erano addirittura diciannove su ventisei.

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