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È stato prolungato fino al 2028 l’accordo commerciale tra il Paris Saint-Germain – una delle squadre più importanti del calcio europeo – e il Ruanda. Il 16 aprile il club francese ha comunicato il rinnovo della partnership stipulata originariamente nel 2019 e che porta nelle casse dei parigini 15 milioni di euro a stagione. In cambio, i giocatori del PSG devono indossare sulle proprie divise il logo di Visit Rwanda, la campagna dell’ente del turismo di Kigali.

Il rinnovo era nell’aria, nonostante le molte critiche. Dall’inizio dell’anno le discussioni attorno al ruolo del Ruanda nel sostegno alla milizia ribelle M23 si sono fatte molto insistenti: il gruppo è accusato di numerosi crimini contro l’umanità nella regione del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e la stessa ONU ha condannato il supporto ruandese ai ribelli. Qualche mese fa, la caduta di Goma aveva conquistato le prime pagine dei media di tutto il mondo, mentre ora la questione sembra scivolata nel dimenticatoio. Ma a fine marzo Al Jazeera riportava che il conflitto ha causato almeno 7 milioni di rifugiati e che in questi ultimi mesi ci sarebbero stati oltre 7.000 morti.

La presa di Goma da parte del M23 ha però portato finalmente l’attenzione anche del mondo del calcio sui discutibili legami tra alcuni club europei di primo piano e il progetto di Visit Rwanda. L’ente turistico di Kigali non sponsorizza solo il PSG, infatti, ma anche l’Arsenal (che nei prossimi giorni sfiderà la squadra francese nelle semifinali di Champions League) e il Bayern Monaco.

Lo sport è solo una facciata

Le violenze nella RD Congo hanno fatto discutere in Germania, con gli ultras della squadra bavarese che a fine febbraio hanno esposto uno striscione che recitava: “Visit Rwanda: quelli che guardano dall’altra parte tradiscono i valori del Bayern”. A gennaio alcuni tifosi del PSG hanno lanciato una petizione online per chiedere al club di interrompere la sua collaborazione con il governo di Kigali, e il 6 aprile si è tenuta una protesta fuori dallo stadio Parco dei Principi, alla quale hanno partecipato anche alcuni deputati del partito di sinistra La France Insoumise.

Ma le questioni etiche ed economiche del calcio c’entrano in maniera molto relativa con questo accordo. La vera ragione della partnersip tra il club francese e il discusso Paese governato da Paul Kagame si trova a Doha: il governo qatariota possiede il PSG e, al tempo stesso, è un fondamentale alleato strategico del Ruanda. Da diversi anni i due Paesi collaborano proprio a un ambizioso progetto per il turismo ruandese, con la compagnia aerea statale Qatar Airways (altro sponsor del PSG) che ha investito molto sia nell’ampliamento dell’aeroporto internazionale di Kigali che nel potenziamento di RwandAir.

Questi accordi hanno l’obiettivo di incrementare la presenza qatariota nell’Africa centrale, in particolare in un Paese in grande sviluppo come il Ruanda, che mira a diventare una meta turistica di primo piano nel continente. Ma allo stesso tempo il sottosuolo del Paese è ricco di materie prime (stagno, tantalio, tungsteno, oro) e la superficie offre grandi opportunità per lo sviluppo dell’agricoltura, un settore di cruciale interesse per le strategie geopolitiche del Qatar. Dietro a una semplice sponsorizzazione sportiva, dunque, si gioca una partita ben più importante.

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