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Il movimento QAnon, una delle espressioni più esasperate e complesse del trumpismo e della destra alternativa statunitense, potrebbe aver raggiunto il punto di ritorno con l’adesione all’assalto al Campidoglio. Delle oltre ottanta persone tratte in arresto, almeno venticinque affronteranno la gravissima accusa di “terrorismo domestico” ed è noto che fra i partecipanti all’irruzione figurassero elementi appartenenti e/o vicini alla realtà QAnon, fra i quali “lo sciamano”.

Gli eventi del 6 gennaio potrebbero rivelarsi il canto del cigno di questo pittoresco fenomeno sottoculturale, che, già da tempo attenzionato dagli investigatori per la sua prossimità alla galassia del suprematismo bianco e per le presunte capacità di radicalizzare i seguaci, a partire dalle prossime settimane potrebbe diventare oggetto di indagine da parte di giustizia e antiterrorismo.

Gli occhi della Fbi su QAnon dal 2019

È dal 30 maggio 2019 che QAnon è ufficialmente nel mirino degli investigatori, e, a partire dall’insediamento dell’amministrazione Biden, tale monitoraggio potrebbe condurre all’avvio di una stagione di lotta senza quartiere da parte della giustizia. In tale data la FBI pubblicava un bollettino d’intelligence – il primo del genere – per denunciare la crescente minaccia alla sicurezza nazionale posta dagli “estremisti domestici mossi dalle teorie del complotto”, citando espressamente il movimento QAnon – protagonista di alcuni incidenti e attentati falliti negli anni recenti, fra i quali uno contro un monumento del Tempio Satanico.

Gli analisti dell’agenzia governativa di polizia federale avevano concluso che “è altamente probabile che le teorie cospirative emergeranno, si diffonderanno ed evolveranno nel mercato moderno dell’informazione, spingendo occasionalmente gli estremisti, sia in gruppo che singolarmente, a consumare atti violenti o criminali”. Nel bollettino, inoltre, veniva dato spazio ad una previsione: un aumento considerevole della circolazione di complottismo radicalizzante durante le presidenziali del 2020.

Il Campidoglio, lo spartiacque

La FBI non è l’unica entità ad osservare QAnon con attenzione e preoccupazione. Al movimento è stato dedicato un intero capitolo in un rapporto datato luglio 2020 del Combating Terrorism Center (CTC) dell’Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point, il quale mette i lettori a conoscenza di fatti poco o per nulla noti, come il processo per terrorismo ad un qanonista e il presunto nesso fra radicalizzazione, violenza ed esposizione alle teorie del movimento. Il giudizio del CTC è univoco: “QAnon rappresenta una minaccia alla sicurezza pubblica con il potenziale, in futuro, di diventare una minaccia di terrorismo domestico più impattante”.

Mettere al bando il movimento è complicato: è un fenomeno sottoculturale dalle venature religiose, completamente decentralizzato e privo di struttura – non esistono portavoce, gerarchie e gruppi organizzati –, e i cui membri, spesso e volentieri, non si conoscono né si incontrano, essendo legati semplicemente dalla comune appartenenza ad un blog o ad un gruppo Facebook.

Perseguire penalmente, invece, è molto più semplice: i primi fascicoli con l’accusa di terrorismo sono stati già aperti ed è altamente probabile che i fatti del Campidoglio verranno letti dalla posterità come l’evento spartiacque che ha cambiato per sempre la percezione dell’opinione pubblica su QAnon. Il fatto che la polizia federale abbia già annunciato di aver avviato consultazioni riguardanti il destino dei Proud Boys – vicini alla realtà qanonista –, i quali potrebbero essere inclusi nell’elenco delle organizzazioni terroristiche a causa della loro partecipazione all’irruzione del 6 gennaio, è indicativo della traiettoria che stanno per intraprendere giustizia e antiterrorismo.