Hanno trascorso un’infanzia dorata assieme nella Montecarlo della Corea del Nord, lontani da pericoli e minacce. Mentre il Paese stava attraversando una feroce carestia, nella seconda metà degli anni ’90, Kim Jong Un e la sorella Kim Yo Jong crescevano, isolati dal resto del mondo, facendo spola tra un compound di Pyongyang e la località balneare di Wonsan.

Oggi sono entrambi cresciuti e occupano posizioni rilevanti all’interno del sistema politico nordcoreano. Nel 2011 Kim Jong Un è succeduto al padre, Kim Jong Il, diventando il presidentissimo della Corea del Nord, il terzo leader della dinastia Kim. Miss Kim è invece rimasta nell’ombra, fino a quando, lo scorso maggio, è salita agli onori delle cronache in seguito alla misteriosa scomparsa del fratello.

Molti pensavano che Il Grande Leader fosse gravemente malato o sul punto di morire, e che Yo Jong fosse in procinto di prendere le redini del governo. Alla fine Kim è riapparso in pubblico. Ma il peso specifico di sua sorella ha continuato a crescere, tra apparizioni, dichiarazioni di fuoco e minacce ai vicini sudocreani

Le minacce di Kim Yo Jong

A proposito di Corea del Sud, l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana, Kcna, ha riportato l’ultima uscita di Miss Kim. La sorella di Kim Jong Un ha fatto sapere che Pyongyang sta preparando iniziative contro Seul. Iniziative che potrebbero comprendere anche l’uso dell’esercito.

Kim Yo Jong, che ricopre ufficialmente la carica di vicedirettrice del dipartimento Fronte unito del Partito del lavoro di Corea, è stata chiarissima: “Sento che è giunto il momento di rompere con le autorità sudcoreane. Prossimamente intraprenderemo la prossima azione“, si legge nella dichiarazione in cui il Sud viene definito come un nemico.

“Esercitando il mio potere autorizzato dal Capo supremo, dal nostro Partito e dallo Stato, ho dato istruzioni alle divisioni del dipartimento incaricato degli affari con il nemico di svolgere con decisione la prossima azione”, continua il testo, accennando anche all’imminente soppressione dell’ufficio di cooperazione. “Il diritto di intraprendere la prossima azione contro il nemico sarà affidato allo stato maggiore del nostro Esercito”, ha aggiunto Kim Yo-jong. Insomma, la rottura delle relazioni tra Corea del Nord e Corea del Sud è imminente.

La strategia di Miss Kim

Usando il casus belli degli attivisti sudcoreani, Kim Yo Jong ha minacciato un’azione militare contro Seul dopo averla criticata per il declino delle relazioni bilaterali e la sua incapacità di impedire ai suoi cittadini di far arrivare volantini anti-Pyongyang oltre il 38esimo parallelo. Attenzione alla terminologia: Miss Kim ha bollato Seul come un “nemico” mentre l’ufficio di collegamento intercoreano situato nella città di confine di Kaesong è stato definito “inutile”.

A questo punto vale la pena chiedersi il motivo di un simile cambio di passo da parte della Corea del Nord ma, soprattutto, perché le dichiarazioni di fuoco sono uscite dalla bocca di Kim Yo Jong e non da quella di Kim Jong Un. Ci sono vari aspetti da considerare. Innanzitutto è probabile che Pyongyang cerchi una crisi diplomatica per costringere Seul a sedersi a un tavolo. In quel caso i nordcoreani potrebbero ottenere aiuti vitali per rifocillare un’economia in difficoltà dopo la pandemia di Covid (anche se ufficialmente il governo nordcoreano dichiara che nel Paese non vi siano contagi).

Per rimanere in tema di problemi interni, Miss Kim potrebbe distogliere l’attenzione da varie e presunte difficoltà soffiando sul fuoco del nazionalismo nordcoreano. Dulcis in fundo, la “terribile” sorella di Kim Jong Un starebbe cercando in tutti i modi di rafforzare il proprio status, tanto agli occhi dell’élite nordcoreana quanto a quelli del mondo intero. La sensazione, tuttavia, è che nessuno, al Nord, voglia spingersi in una vera e propria guerra. Probabile, semmai, che Pyongyang possa scatenare un episodio circoscritto e facilmente controllabile.

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