La diplomazia è tornata. Dopo circa tre ore di meeting, Donald Trump e Vladimir Putin hanno annunciato alla stampa radunata a Anchorage, Alaska, per assistere al summit bilaterale russo-americano l’esito positivo e costruttivo del colloquio. Ma, significativamente, non è emerso nulla di concreto e decisivo, almeno nelle prime ore: nessuna apertura di Putin a un cessate il fuoco immediato in Ucraina né degli Usa a quel ridimensionamento delle sanzioni che il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov riteneva possibile e auspicabile. Non è successo nulla di tutto ciò perché l’obiettivo geopolitico e diplomatico era un altro: far tornare la diplomazia a parlare.
Putin parla di un meeting “lungamente atteso”, di relazioni Usa-Russia cadute “ai minimi dalla Guerra Fredda” e per la prima volta ammette che “la Russia è sinceramente interessata a porre fine al conflitto ucraino”. Non fa concessioni esplicite, incassa una vittoria politica significativa dopo che il tappeto rosso e l’accoglienza festosa di Trump (che lo chiama “Vladimir”) consolidano l’immagine di una Russia tutt’altro che isolata, ma al contempo non si sbottona o espone. “Spero che la comprensione reciproca porti la pace in Ucraina”, nota lo Zar davanti ai cronisti aggiungendo che si attende un miglioramento dei rapporti economici, visto che “è chiaro che gli investimenti aziendali statunitensi e russi hanno un potenziale enorme.
Forti, continui, solidi i riferimenti di Putin alla storia comune di Russia e Stati Uniti: dal richiamo della vendita dell’Alaska avvenuta nel 1867 dall’Impero Russo alla repubblica americana a quello della collaborazione nella Seconda guerra mondiale tra Usa e Unione Sovietica contro la Germania nazista, sono molti i richiami a una volontà consolidata di ricordare la possibilità delle due potenze di giocare nello stesso campo.
Trump ricorda che “non c’è un accordo finché non èm firmato” ma al contempo esplicita il risultato: “qualche grande progresso” è stato fatto, anche se non si parla di nulla di reale, come la pressione su Kiev perché ceda territori a Mosca. Trump incassa un’ammissione senza precedenti a Putin, che ammette che la sicurezza dell’Ucraina con cui la Russia è in guerra da tre anni e mezzo debba essere garantita. Trump, che aveva fatto scrivere “Pursuing Peace” alle spalle del duo presidenziale, preannuncia che con Putin si rivedranno molto presto e prova a tenere il boccino del gioco in mano annunciando chiamate col presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader Nato. Alla fine, ricorda che con Putin si prevede di rivedersi molto presto. Dove? Lo Zar propone Mosca. Per ora è una suggestione. Se son rose, fioriranno: ma ora parlano non solo le armi ma la diplomazia. Ed è un risultato da registrare.
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