Mentre in Libano i riflettori erano puntati sulla sfida fra Iran e Arabia Saudita, nelle scorse elezioni c’era un “terzo incomodo”: la Russia. Prima delle elezioni, verso marzo, a Beirut si parlava di un accordo molto importante fra la Russia di Vladimir Putin e il Libano di Saad Hariri. Un accordo di cooperazione militare che aveva destato l’allarme di tutte le potenze coinvolte nel Paese.
Il patto prevedeva un prestito senza interessi di 1 miliardo di dollari per 15 anni per rinnovare l’intero arsenale militare. In cambio, Mosca otteneva la possibilità per la flotta aerea e navale di accedere a determinati porti e aeroporti libanesi.
Contrastato da Stati Uniti, Arabia Saudita e Francia, l’accordo non è stato siglato. O quantomeno non esistono conferme in tal senso. Ma quello che è importante è che il Cremlino abbia iniziato a prendere in mano il dossier-Libano per considerarlo come nuova possibile sponda nel Mediterraneo orientale.
L’importanza della mossa di Putin
Il Mediterraneo orientale resta uno dei punti nevralgici della strategia di Putin. La guerra in Siria ne è la dimostrazione. Non c’è solo la fedeltà a un patto di alleanza con Bashar al Assad, ma anche la necessità di mantenere quanto guadagnato dai tempi dell’Unione Sovietica: la presenza navale nei porti siriani.
La guerra in Siria contro lo Stato islamico ha rifondato le basi per l’assoluta certezza della presenza aeronavale russa a Tartous e in altre località siriane. Ma la strategia della Russia è molto più ad ampio respiro. Non c’è solo la volontà di mantenere la rendita di posizione sovietica, ma estendere l’influenza. E può farlo grazie alla politica degli Stati Uniti, che sembrano essere non solo in ritirata strategica da alcuni Paesi, ma anche estremamente imprevedibili.
La Russia, in questi anni, ha cercato di presentarsi come l’anti-America. E non è un caso se in molti considerano Putin come il vero leader che può tenere a basa l’indomabile incendio mediorientale. L’ascesa del terrorismo islamico e la precedenti Primavere arabe, hanno di fatto consegnato un Medio Oriente in fiamme.
Gli Stati Uniti hanno provato a cavalcare l’ondata di proteste per riequilibrare la regione in favore loro e dei loro alleati. Ma non ci sono riusciti, almeno fino ad ora. E in questi tumulti, la costanza di Putin ha certamente aiutato a considerare Mosca come partner fondamentalmente stabile. Gli accordi con Egitto, Turchia, Iran, Iran, Qatar, Israele e Arabia Saudita ne sono la dimostrazione.
Obiettivo Libano
Penetrare in Libano per la Russia non è semplice. Il governo libanese, in particolare il premier Hariri, è storicamente legato agli Stati Uniti. Le forze armate libanesi vengono rifornire dall’industria bellica americana. E Hariri non può recedere il cordone ombelicale con Washington. Le dimissioni forzate dopo il sequestro in Arabia Saudita sono state un segnale abbastanza inequivocabile.
Detto questo, negli anni anche l’industria russa ha mostrato la volontà di inserirsi nel mercato delle armi libanesi. E potrebbe essere arrivato il momento di un ingesso ancora più ampio. Soprattutto in una fase in cui il Libano subisce la costante violazione del proprio spazio aereo da parte dell’aeronautica israeliana. La minaccia di una guerra potrebbe essere il volano per un accordo ad ampio respiro fra Beirut e Mosca.
Forse qualcosa è andato storto
Il sito americano The National Interest ha fatto notare, a febbraio di quest’anno, un dato interessante. A riportare la notizia, almeno all’inizio, sono stati solo la versione araba di Sputnik , il sito Al Mayadeen, legato a Hezbollah e Al Manar.
Nessuno, a parte questi siti, citava la direttiva impartita da Dimitri Medvedev alle forze armate russe di analizzare e migliorare i legami militari con il Libano. L’assenza di queste notizie in lingua inglese o su altri media generalisti – pensiamo già ai siti arabi internazionali – fa pensare che qualcosa non sia andato secondo i piani.
Ma il fatto che questo accordo sia stato proposto e che nessuno abbia smentito, mostra che la Russia abbia effettivamente tentato una scalata alla leadership militare libanese.
Le elezioni e la vittoria di Hezbollah
Le elezioni hanno dato un quadro abbastanza netto della situazione politica libanese. Il movimento sciita Hezbollah è in netta ascesa. E i legami fra il Partito di Dio e la Russia sono molto aumentati da quando le loro forze hanno combattuto fianco a fianco in Siria per sconfiggere lo Stato islamico e aiutare Assad nella riconquista del territorio.
Hezbollah spinge per un ingresso russo nel Paese, iniziato già con l’arrivo di Novatek nell’esplorazione del gas libanese. E adesso, con la vittoria politica, potrebbero spingere Hariri – uscito malconcio dal voto popolare – a volgere ancora di più lo sguardo verso il Cremlino piuttosto che verso la Casa Bianca.
Chiaramente non è un fenomeno che avrà sviluppi in tempi brevissimi. I legami di Beirut con l’Occidente sono ancora molto forti. Ma in questo tumultuoso Medio Oriente, tutto sembra destinato ad essere rivoluzionato. E la Russia di Putin, in questi anni, ha saputo incunearsi bene in tutti gli spazi lasciati liberi dalla strategia americana.
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