Putin rientra nella partita libica con nuovi contratti economici

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Da tempo Vladimir Putin guarda con apprensione e vivo interesse ciò che accade in Libia. Dal 2011, ovvero dalle primavere arabe e dalla guerra della Nato, il Paese sta vivendo uno dei suoi periodi di maggiore crisi. Senza Mu’ammar Gheddafi, la Libia rischia di smembrarsi, divisa tra tensioni tribali e interessi geopolitici occidentali. 

Putin ha puntato tutto sul generale Khalifa Haftar, capo del governo cirenaico di Tobruk e da sempre impegnato nella lotta contro le bandiere nere. Il generale – che in passato aveva sostenuto il Raìs, salvo poi ribellarsi contro di lui – viene visto come il nuovo “Gheddafi” e, forse, non a torto. Quel che è certo, è che la Russia vuole ancora giocare la sua partita in Libia.



Come scrive Giordano Stabile su La Stampa di oggi, Putin ha deciso di inviare “un suo uomo di fiducia, Lev Dengov, in Cirenaica, a capo di un contact team con il compito di ‘riattivare i contatti'”. Il piano del Cremlino è semplice: cercare di ripristinare i contratti stipulati con la Libia prima del 2011 “e rendere di nuovo validi tutti gli accordi firmati nel campo dei ‘trasporti, del settore energetico, e numerosi altri”, ovvero, molto probabilmente, settori militari. Secondo il quotidiano di Torino, “gli scambi commerciali, inesistenti per anni, sono ricominciati l’anno scorso, a quota 74 milioni, briciole. Ma a febbraio la compagnia di Stato petrolifera Rosnef ha firmato un contratto per l’acquisto di greggio dalla National oil corportation (Noc) libica”. Ciò che è interessante è che la Noc produce petrolio “leggero”, “di primissima qualità e anche grandi produttori di greggio come la Russia sono interessati”. 

Secondo quanto fa sapere la Stampa, che cita un’intervista di Dengov alla Kommersant, sarà sempre il petrolio a garantire i pagamenti. Ma non solo. La Russia, fatto salvo l’appoggio a Haftar, si sta muovendo anche sul piano diplomatico. Nell’intervista citata, Dengov apre (seppur timidamente) al governo di Fayez al-Serraj, che “ha coordinato la lotta contro l’Isis”, e rivela anche il futuro delle tribù libiche: “Hanno un ruolo molto importante e sono pronte a collaborare con la Russia”. E proprio le tribù rappresentano il tallone d’Achille di Haftar, che nel sud non è mai riuscito a sfondare, come rileva la Stampa. Per Putin la questione libica diventa sempre più importante per almeno due motivi. Il primo è commerciale: i nuovi contratti serviranno a rilanciare l’economia russa. Il secondo invece è di natura politica: ripristinare l’ordine in Libia, così come si sta provando a fare in Siria, testimonierà il fallimento delle primavere arabe sostenute (e finanziate) da Washington.

Per Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata, “la Russia sembra voler assurgere nel breve e medio periodo a ruolo di attore indispensabile per le dispute geopolitiche in Nord Africa e in Medio Oriente e per questo cerca di tener vivi gli interessi commerciali con alcuni partner regionali che soddisfano il suo mercato, come per esempio l’Iraq e l’Egitto. Questa è la prima direttrice economica russa. Ma ce n’è pure un’altra, che viene definita ‘diplomazia dell’atomo’. In questo caso, la Russia sembra essere interessata a intessere rapporti con Haftar anche per sviluppare questo settore, come del resto è successo con la Giordania, dove la Russia si è proposta di creare centrali nucleari nel Paese”.