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Politica

Se Putin realizza il sogno di Stalin con il ponte che rivoluziona l’Oriente

Vladimir Putin ha da qualche tempo avviato uno spostamento del baricentro infrastrutturale ed economico della Russia da Occidente a Oriente. Consapevole degli ostacoli a un’espansione della propria sfera d’influenza verso ovest, e certo, al contrario, delle enormi potenzialità della parte...

Vladimir Putin ha da qualche tempo avviato uno spostamento del baricentro infrastrutturale ed economico della Russia da Occidente a Oriente. Consapevole degli ostacoli a un’espansione della propria sfera d’influenza verso ovest, e certo, al contrario, delle enormi potenzialità della parte orientale della Russia e dei partner economici con essa confinanti, il Cremlino ha accelerato questo scivolamento verso Oriente che, per molti, certificherebbe la fine della Russia come potenza sostanzialmente europea e la rinascita come vera e propria superpotenza eurasiatica. Del resto, la geografia non fa che sostenere questa strategia del Cremlino: due terzi del territorio della Federazione Russa sono all’interno del continente asiatico. E questa porzione enorme di territorio è anche la più ricca di risorse energetiche e minerarie oltre che collegata a giganti economici che possono trasformarsi in partner fondamentali: Cina e Giappone in primis.

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A conferma del ruolo sempre più fondamentale dell’asse orientale nella politica di Putin, giunge la notizia che il presidente russo è pronto a riattivare un progetto infrastrutturale fermo da circa 70 anni: un ponte per collegare il continente euroasiatico all’isola di Sakhalin, isola dell’estremo oriente russo. Un’idea partorita per la prima volta da Stalin e che oggi, con l’evoluzione delle tecniche di costruzione, potrebbe essere presto realtà. Il collegamento non sarebbe soltanto fra la terraferma e l’isola, ma rappresenta, a detta dello stesso presidente, “un progetto su scala planetaria”. Queste parole, pronunciate in conferenza stampa a Vladivostok, sono la base per comprendere quale sia il vero obiettivo del Cremlino, e cioè non solo collegare quell’isola al territorio della Federazione, ma utilizzare l’isola e quel ponte, come prima tappa per lo sviluppo di un collegamento ferroviario fra la Transiberiana alla rete ad alta velocità giapponese, la Shinkansen. Un piano di connessione fra il Giappone e la Russia che rivoluzionerebbe il sistema di trasporti e di interessi economici dell’Asia-Pacifico, dal momento che per la prima volta il Giappone potrebbe collegarsi all’Eurasia con mezzi di trasporto terrestri.

Russia e Giappone sono entrambi fortemente interessati allo sviluppo di migliori relazioni in ogni campo, da quello politico a quello economico. Per molto tempo i due Sati hanno avuto rapporti non propriamente idilliaci, dovuti sia a motivazioni politiche (in particolare durante la Guerra Fredda) sia a motivazioni territoriali. Tokyo e Mosca non hanno, infatti, ancora risolto la disputa sull’appartenenza delle isole Curili. Ma oggi, con i grandi cambiamenti geopolitici in atto nel mondo, e in particolare in Estremo Oriente, Russia e Giappone possono costruire un asse economico ed infrastrutturale molto competitivo. Tokyo è fortemente interessata ad entrare nel mercato energetico russo. Non a caso, l’idea del ponte ferroviario fra l’isola di Sakhalin e l’isola di Hokkaido viaggia in parallelo con il piano per la costruzione di un gasdotto che colleghi l’arcipelago giapponese ai giacimenti della Siberia. Il Giappone è uno dei maggiori importatori di gas del mondo e ottenere l’accesso diretto alle fonti energetiche russe sarebbe un modo per rompere la dipendenza da altri fornitori e dal trasporto marittimo. La Russia, dal canto suo, ha un duplice interesse nella costruzione di un asse economico con il Giappone. Sotto il profilo tecnologico, una collaborazione fra industrie giapponesi e russe consentirebbe a quest’ultime di aumentare il proprio livello tecnologico riducendo il divario con quelle europee, americane e cinesi. La tecnologia nipponica servirebbe, infatti, a modernizzare fabbriche, allevamenti, centrali elettriche e anche il settore agricolo. Ma oltre a questo c’è un profilo geopolitico da non sottovalutare, e cioè la creazione di uno stretto legame fra un alleato storico degli Stati Uniti nel Pacifico e la Russia. Costruire un ponte che collega il Giappone alla rete infrastrutturale russa e quindi, tecnicamente, all’Europa, significa di fatto rompere con uno schema prefissato ereditato dalla Seconda Guerra Mondiale che prevede Tokyo quale potenza esclusivamente legata alla sfera d’influenza statunitense.

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