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Dopo Joe Biden, in Medio Oriente sarà il turno di Vladimir Putin. Il presidente russo è pronto a sbarcare a Teheran insieme all’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Il capo della Bianca ha visitato Israele e Arabia Saudita: quello del Cremlino, non senza inviare un chiaro segnale nei confronti del leader americano, vola invece dal rivale dei due Paesi che hanno ospitato Biden. Quell’Iran al centro dell’agenda mediorientale del presidente Usa e primo obiettivo dello Stato ebraico qualora dovesse continuare a pensare a un programma nucleare.

Il messaggio sembra soprattutto rivolto a Washington più che alle capitali mediorientali. E il motivo è che sia Israele che la corte saudita hanno evitato di imporre sanzioni contro la Russia seguendo le direttive da Oltreoceano. Lo Stato ebraico in una prima fase della guerra in Ucraina sembrava essere anche pronto a guidare la mediazione tra Kiev e Mosca. Mentre la monarchia araba, desiderosa di guadagnare il più possibile dalla crisi energetica, ha evitato di pompare maggiori quantità di petrolio sostenendo quindi l’aumento dei prezzi che aiuta proprio i Paesi produttori a seguito dell’embargo al petrolio russo.

La partita è tra Putin e Biden. E il presidente russo ora ha deciso di interessarsi a uno dei “ventri molli” dell’amministrazione democratica: il Medio Oriente. Il leader Usa aveva cercato per molto tempo di riattivare il negoziato sul nucleare di Teheran ma senza ottenere successi significativi. Le trattative appaiono congelate. Gli Emirati Arabi Uniti hanno frenato su una sorta di Nato regionale in chiave anti-iraniana. E nel frattempo, la guerra in Siria, pur latente, non è affatto terminata. E in quel grande ginepraio strategico nei dintorni di Damasco si gioca una partita fondamentale per cui non è un caso che proprio a Teheran sia giunto anche Erdogan.

Il leader turco, dopo la richiesta sui curdi fatta in sede Nato, non ha mollato la presa sulla Siria. E nel nord si vocifera di una possibile offensiva di Ankara in caso di mancate risposte sul fronte delle milizie curde legate al Pkk. Iran, Turchia e Russia gestiscono il conflitto siriano in quello che è stato definito il formato di Astana: e ora a Teheran potrebbero riallacciare i rapporti nonostante la guerra in Ucraina abbia sconvolto la diplomazia internazionale. L’ipotesi che la Siria possa ricalibrare l’attenzione della politica mondiale non è un tema secondario. Soprattutto perché essa non solo unisce Paesi rivali degli Usa e il partner più scomodo della Nato, la Turchia, ma anche perché si compatta con un’altra crisi potenzialmente esplosiva: quella del grano. Una crisi da cui il Medio Oriente non è affatto escluso. L’eventualità di una combinazione di questi fattori porterebbe Ankara e Mosca ad avere di nuovo in mano le sorti della regione. E l’Iran, che in questa fase appare di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la visita di Biden in Israele, potrebbe avere interesse a non fermare eventuali destabilizzazioni.

L’importanza di questo incontro è data poi da un fattore che dall’inizio della guerra in Ucraina appare fondamentale: Putin si sposta dal Cremlino. Non un elemento secondario dal momento che per mesi i media occidentali hanno definito il presidente russo come un leader circondato solo dalla sua cerchia più ristretta di fedelissimi, affetto da malattie, ipocondriaco e soprattutto poco desideroso di uscire da Mosca anche per evitare incidenti. Il fatto che – fino a prova contraria – sia confermato il viaggio a Teheran è un segnale di quanto conti per Putin vedere Ebrahim Raisi ed Erdogan.

Il portavoce del presidente, Dmitry Peskov, ha specificato a più riprese che questo viaggio non ha a che vedere con l’Ucraina ma solo con la questione siriana. Ma è chiaro che in questo momento non si possa collegare anche a quanto accade sul fornte dell’Europa orientale e del Mar Nero. Putin vedrà Erdogan, e inevitabilmente discuteranno di quanto deciso nel circuito Nato e di quanto si possa fare per lo sblocco della partita del grano. Per ora le Nazioni Unite hanno investito sulla possibilità che proprio la Turchia sia garante dei corridoi del grano con un centro logistico a Istanbul per tracciare le navi in partenza dai porti ucraini ed evitare che incrocino le mine sparse nel Mar Nero.

Mentre per quanto riguarda l’incontro di Putin con Raisi (e quello con l’Ayatollah Ali Khemenei), le questioni sono almeno due: il nucleare, su cui la Russia ha un peso rilevante visto che partecipa alla piattaforma internazionale per un accordo, e i droni. Non sfugge il fatto che proprio poche ore prima dell’annuncio del viaggio di Putin nella Repubblica islamica, dagli Stati Uniti è stato lanciato l’allarme sulla possibilità che l’Iran fornisce di droni la Russia. L’ipotesi non è stata smentita ufficialmente dall’Iran, mentre Peskov ha detto che l’acquisto di droni dall’Iran non sarà in discussione.

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