Dopo un colloquio lunghissimo di circa tre ore al Cremlino, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il padrone di casa, Vladimir Putin, parlano ai giornalisti di quanto discusso tra i due leader. Un incontro importante, fanno intendere le parole del presidente russo, che in qualche modo conferma attraverso i gesti e le parole la centralità della Germania non solo per la crisi ucraina, ma in generale per l’agenda estera di Mosca.
“Rafforzare collaborazione”
Putin, nel corso della conferenza stampa congiunta con il leader tedesco, ha descritto la Germania come “un partner chiave della Russia”, confermando che durante il colloqui con Scholz si è parlato “in modo approfondito di questioni di interesse bilaterale” e ribadendo di avere avuto con il suo interlocutore “un dialogo molto utile e significativo”. “Cerchiamo sempre di rafforzare la collaborazione“, ha detto Putin. Ed è un segnale da non sottovalutare nelle gerarchie diplomatiche che si sono formate durante questa lunga crisi dell’Europa orientale. Parole che certificano la ben nota (e salda) partnership tra Berlino e Mosca, ma che esprimono anche una sorta di preferenza del Cremlino per la cancelleria tedesca rispetto ad altri interlocutori europei e internazionali, visti come rivali più che come mediatori e potenziali alleati su alcuni campi di reciproco interesse.
Putin ribadisce le linee rosse
Il negoziato prosegue, dunque, anche se da Mosca non arrivano quelle rassicurazioni richieste dalle controparti occidentali. Nonostante i movimenti delle forze facciano pensare a primi segnali di distensione. Il capo del Cremlino, sempre in conferenza stampa, ha detto che qualsiasi allargamento della Nato verso est non sarà accettato e che “è una minaccia che noi percepiamo chiaramente”. Le risposte giunte dalla Nato alle richieste del governo russo, ha spiegato il presidente, “non soddisfano le nostre richieste”, pur ammettendo che esistono “ragionamenti” da tenere in considerazione. Ma le linee rosse del Cremlino rimangono sempre quelle: nessuna espansione e soprattutto garanzie ora, hic et nunc.
“Da 30 anni ci dicono che la Nato non si allargherà verso la Russia, invece è accaduto. E ci dicono che l’Ucraina non è ancora pronta per entrare nella Nato. Ma se questo avverrà domani o dopodomani, per noi non cambia nulla. Vogliamo risolvere questa questione adesso”. Queste le parole di Putin. Che in concomitanza con l’approvazione da parte della Duma di una mozione per riconoscere l’autonomia delle repubbliche separatiste in Ucraina, ha voluto lanciare un messaggio particolarmente significativo parlando di gravi violazioni dei diritti umani contro la popolazione russofona. “Dal nostro punto di vista quello che sta accadendo in Donbass è un genocidio“, ha sentenziato il capo dello Stato russo. Parole che non possono essere etichettate come semplici espressioni forti, ma che inducono a credere che il punto della questione sia estremamente più profondo, almeno per le aree di Donetsk e di Luhanks.
La mossa di Scholz e l’asse con Mosca
Scholz, che si è presentato nella capitale russa dopo un incontro non particolarmente fruttuoso con Joe Biden e un altro con Emmanuel Macron a Berlino, disegna uno schema diplomatico fatto di avvertimenti ma anche di rassicurazioni. Non è Angela Merkel, quel predecessore il cui peso internazionale era diventato ormai evidente anche per l’assenza di veri competitor, ma il leader socialdemocratico ha saputo confermare il rapporto di interessi con Mosca anche in un momento di crisi come quello che si sta vivendo in Europa.
Il cancelliere ha ricordato al suo interlocutore di percepire “il movimento delle truppe russe ai confini come una minaccia” e ha ribadito che vi saranno sanzioni estremamente pesanti in caso di guerra (scenario, quello bellico, che Putin ha continuato a smentire). Ma per evitare il muro contro muro, il capo del governo teutonico ha affermato un qualcosa di molto preciso: “Tutti sanno che un’espansione della Nato al momento non è in agenda e ritengo che, finché io sarò cancelliere e Putin sarà presidente, non dovremo affrontare questo problema”. Aperture anche sul dialogo per la sicurezza: “Bisogna migliorare reciprocamente la sicurezza comune di Nato e Russia”.
Anche su questo punto, si registra quindi una linea diretta tra Berlino e Mosca che sembra confermare l’interesse reciproco di Germania e Russia a evitare una qualsiasi crisi militare. Il nodo del gas è del resto fondamentale: una delle prime vittime in caso di guerra sarebbe proprio il gasdotto Nord Stream 2. E i due governi non vogliono arrivare a questo tipo di soluzione che non solo farebbe perdere alla Germania il ruolo di hub energetico in Ue, ma segnerebbe anche un passaggio fondamentale nelle gerarchie politiche all’interno di Nato ed Europa. Scholz vuole continuare a ritagliare per il suo Paese uno spazio di autonomia e di potenza economica: per farlo necessita della Russia. E di quel gasdotto baltico considerato il vero nodo da sciogliere per tanti segmenti atlantici.