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Le più importanti potenze in merito a quanto sta accadendo in Algeria, sembrano aver tenuto un profilo piuttosto basso in queste settimane di protesta. Dalle prime manifestazioni di studenti, alle massicce mobilitazioni contro la ricandidatura di Abdelaziz Boutlefika, fino al passo indietro di quest’ultimo e l’apertura di un periodo di transizione costituzionale: nel paese accade di tutto da febbraio ad oggi, eppure dall’Europa agli Usa, passando per la Russia, nessuno prende una posizione ben definita.

Proprio dal Cremlino potrebbero arrivare le prime significative novità in tal senso già nelle prossime ore, in concomitanza della visita del nuovo ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, a Mosca.

Il possibile ruolo della Russia in Algeria

Non è un caso che uno dei personaggi di spicco del nuovo esecutivo come Lamamra voli al Cremlino dopo gli incontri tenuti tra Parigi, Bruxelles e Roma. In Algeria la preoccupazione in merito una possibile destabilizzazione del paese monta giorno dopo giorno e così, specialmente dall’entourage del presidente Bouteflika, aumenta il forcing diplomatico verso le potenze più vicine ad Algeri.

Si cerca di capire soprattutto la posizione dei partner commerciali e politici e possibili vie d’uscita ai problemi delle ultime settimane. E la Russia certamente non è un attore di secondo piano in Algeria. Basti pensare, come si legge su La Verità, che il paese africano è il terzo acquirente assoluto delle armi russe, è dunque uno dei clienti più importanti di una delle industrie più redditizie per Mosca. Ma non solo: i legami tra i due paesi riguardano i comuni obiettivi nei mercati di gas e petrolio, oltre che a relazioni diplomatiche strategiche sia per il Cremlino che per Algeri.

Ed è quindi per questo che, seppur in modo meno evidente e marcato di altri contesti, adesso la Russia vuole avere un peso importante nella definizione della crisi algerina. In particolare, da Mosca si fa il tifo per una transizione quanto più pacifica possibile. Siria e Libia, così come anche l’Iraq, sono lì a testimoniare cosa vuol dire soffiare sul fuoco di una società pronta a diventare una polveriera. Il titolare della diplomazia russa Sergei Lavorov quindi, con molta probabilità, al suo omologo Lamamra promette il proprio impegno verso una soluzione tranquilla.

Del resto, fino ad oggi le manifestazioni hanno carattere pacifico. Algeri e le altre città presentano molti meno segni di devastazione o di guerriglia urbana rispetto alla Parigi assediata dai gilet gialli. Da qui la possibilità di lavorare assieme alle attuali istituzioni algerine per cercare una fase di transizione quanto più serena, nonostante comunque le proteste vanno avanti di pari passo ai sospetti sulla volontà di Bouteflika di prolungare il proprio mandato. Di certo, la parola d’ordine al Cremlino sull’Algeria risponde a quella di stabilità.

Il tour di Lamamra in giro per le capitali

Da almeno due giorni il ministro degli Esteri, nonché vice premier designato, Ramtane Lamamra è in giro per l’Europa a cerca di importanti risposte dai partner più strategici. Lamamra è un uomo politico rispettato in patria e con molte conoscenze all’estero, avendo già ricoperto in passato il ruolo di capo della diplomazia.

Per questo, non appena Bouteflika (o chi per lui) firma la nomina del nuovo premier e dà via libera al nuovo esecutivo, Lamamra inizia ad assumere il ruolo di vero e proprio “ambasciatore” del nuovo corso algerino. La prima tappa è a Bruxelles, a colloquio con le istituzioni europee, poi il ministro vola a Parigi e dunque all’Eliseo viene ricevuto dai vertici dell’ex madrepatria.

Nel corso dei colloqui Lamamra prova a spiegare le ultime mosse dell’entourage algerino, affermando la necessità di sostenere il paese africano in questa fase delicata di transizione ed evitare una fase di instabilità. Un qualcosa sulla quale certamente convergono anche gli interlocutori di Lamamra.

Ma quello che il ministro cerca è forse la rassicurazione da parte dei principali partner europei che Algeri non venga lasciata sola in caso di bisogno. Ed è per questo che la terza tappa del tour de force tocca l’Italia, che importa un terzo del suo fabbisogno energetico dall’Algeria e che in caso di crollo delle istituzioni del paese africano verrebbe penalizzata anche sul fronte della sicurezza e della lotta all’immigrazione. Dopo Roma, come detto, Lamamra cerca rassicurazioni anche dal Cremlino. Probabile che il ministro nei prossimi giorni atterri anche a Pechino.





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