Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il generale Valery Gerasimov hanno incontrato Emmanuel Macron a Parigi. A rivelare l’incontro a sorpresa all’Eliseo,  l’ufficio del presidente francese che ha tenuto a precisare che l’incontro era stato richiesto dal presidente russo Vladimir Putin.

Il tour europeo di Lavrov e Gerasimov si arricchisce dunque di un’altra tappa: Parigi. Ed è un segnale molto importante dei rapporti che si stanno costruendo fra Cremlino ed Eliseo sui dossier principali che coinvolgono (e dividono) Francia e Russia. I due Paesi si trovano su fronti contrapposti. In Ucraina come in Siria, Macron e Putin seguono due agende diverse, divergenti e con alleati inconciliabili. Eppure, anche in una situazione apparentemente così difficile da risolvere, i due governi hanno iniziato a trovare un punto di dialogo. 

La Siria e il dialogo fra Macron e Putin

Per quanto riguarda la Siria, la Francia ha per anni sponsorizzato le ribellioni, sostenuto la coalizione internazionale a guida Usa e ha anche attaccato Damasco quando l’esercito di Bashar al Assad è stato accusato di aver usato il gas nei bombardamenti contro Douma. Infine ha inviato le truppe speciali a sostegno dei curdi nel nord-est del Paese.

Macron ha sempre considerato il conflitto siriano uno strumento per aumentare l’influenza in Medio Oriente, consolidare un apparente ritorno della Francia come potenza militare di livello internazionale e strappare aree di influenza ad altri Stati. Un ritorno a un Paese che fu colonia di Parigi.

Ma la guerra ha avuto un risultato del tutto diverso da quanto atteso sia da Macron che dal suo predecessore, François Hollande. Assad sta faticosamente riprendendo il controllo del territorio siriano grazie all’aiuto iraniano, delle milizie di Hezbollah ma soprattutto della potenza politica e militare della Russia. E arrivati a questo punto, pensare di mantenere un’agenda del tutto contrapposta alla realtà dei fatti, cioè la resistenza di Damasco, sarebbe folle anche per un personaggio come Macron.

Un esempio dell’avvio di una graduale cooperazione fra i due Paesi è l’accordo sugli aiuti umanitari nelle aree tornate sotto il controllo governativo. Un aereo militare russo Antonov 124 con a bordo 50 tonnellate di aiuti umanitari e medicinali è partito dall’aeroporto francese Chateauroux per portare soccorso alla popolazione della Ghouta orientale, liberata da una lunga battaglia.

Come riporta la dichiarazione congiunta delle autorità russe e francesi, l’accordo, sottoscritto nell’ambito di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha come obiettivo quello “di consentire alle popolazioni civili un migliore accesso agli aiuti”. L’aereo è atterrato nella base russa di Hmeimim e gli aiuti sono stati poi distribuiti dalle agenzie Onu. Primo accordo di questo genere fra Mosca e un Paese occidentale.

La questione Ucraina 

Sul fronte della guerra in Ucraina, la situazione è altrettanto complessa. E Putin si trova a dover giocare una partita forse anche più difficile di quella siriana. Le posizioni europee, in questo caso, sono infatti molto diverse fra loro. Sia Berlino che Parigi compongono il “Formato Normandia” sull’Ucraina, ma partono con obiettivi differenti.

La Germania, tappa precedente a quella francese di Lavrov, ha nel tempo aperto a una soluzione di compromesso. Angela Merkel è interessata al gas russo e alla costruzione del gasdotto North Stream 2. E non può inimicarsi Putin in un momento in cui gli interessi tedeschi sono fortemente colpiti dalle scelte di Donald Trump.

La Francia, dal canto suo, ha sposato da subito una politica molto diversa, di netta contrapposizione alle mosse russe sul fronte orientale della Nato. E anche in questo si notano le profonde divergenze d’interessi in seno all’Unione europea che, come Parigi, si contrappone in maniera durissima alle scelte del Cremlino tanto da continuare ad avallare le sanzioni contro la Russia per non rispettare gli accordi di Minsk.

Detto questo, è anche vero che Macron non può commettere l’errore di schierarsi del tutto a sfavore della Russia. Anche Parigi ha forti interessi nel gas russo. Come ricordava Il Sole 24 Ore, la francese Total  ha concluso”un accordo con la russa Novatek per acquisire una partecipazione del 10% nel progetto Arctic LNG-2. Nel nord della Siberia, nella penisola di Gydan, Novatek si propone di replicare il progetto già attivo nella penisola di fronte, Yamal, sempre con Total, per produrre gas naturale liquido dai grandi giacimenti dell’Artico russo”.

Trump, l’Iran la Russia

Il fatto che Lavrov sia andato prima in Israele, poi in Germania e, infine, in Francia non può essere separato dal vertice di Helsinki fra il presidente degli Stati Uniti e quello russo. Evidentemente, il dialogo con la Casa Bianca ha condotto il Cremlino alla necessità di incontrare direttamente i suoi interlocutori per le crisi che dividono Mosca dall’Occidente: guerra in Siria, Ucraina e problemi con gli Stati Uniti.

A questi, si aggiunge anche il tema Iran. Lo scontro fra Stati Uniti, Israele e Iran sembra arrivato a un punto di non ritorno. Putin può essere un mediatore utilissimo, specialmente per la sua posizione in Medio Oriente, ma ha bisogno del supporto delle potenze europee. Trump ha scelto una via di rottura con l’Europa che Putin può sfruttare, ma servono i partner del Vecchio Continente per convincere Washington e Tel Aviv a evitare la guerra