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L’espulsione di due diplomatici russi dalla Grecia avvenuta a luglio è stato uno dei momenti più bassi del rapporto fra Atene e Mosca. E non era una notizia di poco conto: la Grecia ha sempre rappresentato un valido amico della Russia nel Mediterraneo. I profondi legami storici, culturali e politici rendono Atene un partner quasi naturale del Cremlino nonostante la tradizionale appartenenza alla Nato e al blocco occidentale.

Ma quell’espulsione era stato un segnale chiarissimo: l’influenza russa sulla Grecia sta lentamente perdendo vigore. E tutto è esploso con il negoziato per l’accordo tra la Grecia e la Repubblica di Macedonia.

Lo scontro sull’accordo fra Grecia e Macedonia

I quotidiani conservatori, come Kathimerini, non hanno mai avuto dubbi: c’era una chiara interferenza di Mosca per evitare che i due Paesi giungessero a una soluzione delle diatriba sul nome. Da lì è nata l’espulsione dei funzionari russi. E quest’idea continua a tenere banco nella politica greca. 

Come ha confermato a Bloomberg Costas Douzinas, membro di Syriza e capo della commissione Esteri,la Grecia è “pienamente determinata” a ratificare l’accordo con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia per cambiare il nome e riconoscerla. Ma c’è di più. Il politico greco, ha affermato che “se i russi continuano a tentare di farlo deragliare, la reazione sarà forte”.

Stesso tono usato dall’alleato di governo, il partito di destra di Anel, che da più parti è considerato filo-russo. Il partito non è d’accordo sulla ratifica del patto fra Atene e Skopje, ma ha confermato, attraverso il vice presidente Panos Sgouridis, che quest’interferenza russa c’è stata. Il politico greco parla di “informazioni di prima mano sull’interferenza russa in materia greca”. E ha aggiunto che “è fondamentale che sia protetta la sovranità della Grecia”.

Come scrisse Il Sole 24 Ore, l’emittente greca Ert1 accusò addirittura il Cremlino di volere interferire nelle trattative fra Grecia e Macedonia sfruttando la comunità monastica del Monte Athos. Il forte sentimento patriottico dei monaci unito ad alcuni politico locali serviva per scuotere la popolazione del nord del Paese a minare la possibilità dell’accordo.

Accuse che sono arrivate anche dalla Macedonia, dove il governo ha accusato la Russia di utilizzare alcuni oligarchi per finanziare campagne contro l’accordo. Un copione noto di accuse rivolte contro il Cremlino. Ma anche un utile strumento per capire a chi interessa e a chi non interessa questo accordo. Che va ben al di là dei rapporti bilaterali Grecia-Macedonia.

I timori di Mosca e il supporto americano

In quell’accordo non c’è solo un nome. Per il Cremlino, c’è soprattutto un timore: che questo accordo sia l’inizio di un graduale ingresso della Macedonia nella Nato. L’ennesimo tassello balcanico dentro l’Alleanza atlantica. E per la Russia, un nuovo Paese che si unisce a un blocco che ha l’unico scopo di estendersi verso Est.

La Nato ha da tempo l’obiettivo di assumere il controllo dei Balcani. E la frizione con Mosca è chiarissima. Per la Russia si tratta di assistere all’occidentalizzazione di una regione che sempre avuto un’influenza russa. E adesso le forze atlantiche stanno prendendo il sopravvento. Non a caso gli Stati Uniti, la Nato e l’Unione europea hanno sempre puntato tutto sull’accordo fra Grecia e Macedonia. 

Questi timori sono stati confermati anche da Leonid Reshetnikov, ex capo dell’intelligence russa, che è stato anche agente in Grecia e nei Balcani. “L’appartenenza alla Nato, naturalmente, per noi è dannosa”, questo il pensiero di Reshetnikov. “Cosa possiamo fare? Stanno ripulendo il territorio”.

Ed è la stessa preoccupazione di Nikita Bondarev, esperto di Balcani per l’Istituto russo di studi strategici, che riferendosi anche all’eventualità di un ingresso futuro della Serbia nella Nato, ha detto: “Diventeremo quasi privi di amici nell’Europa sud-orientale”.

Di tutt’altro avviso Mike Pence che il 5 luglio aveva telefonato a Tispras e al primo ministro macedone Zoran Zaev per comunicare il pieno supporto degli Stati Uniti. Come scritto su Twitter dallo stesso vicepresidente Usa: “L’implementazione dell’accordo aprirà le porte all’integrazione europea e rafforzerà la prosperità e la stabilità della regione”.

 

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