Sbrigate le incombenze interne, ovvero l’insediamento alla presidenza e l’annuncio del nuovo governo, Putin avvia il suo nuovo mandato incontrando Xi Jinping in Cina a 75 anni dal riconoscimento da parte dell’Urss della Terra di mezzo.
Lo zar arriverà il 16 maggio per un viaggio che, oltre al significato geopolitico, ha un alto valore simbolico. La Russia e il Dragone stringono ancora di più i loro già forti legami per affrontare insieme il tempestoso presente e l’incerto futuro.
Sul tavolo le due guerre a rischio escalation, Ucraina e Gaza (e Cisgiordania…), ma anche le tante problematiche e opportunità che stanno emergendo in questo momento di transizione determinato dalla fine dell’unipolarismo, un passato che l’America cerca di preservare a tutti i costi (pretesa illusoria quanto determinata, che alimenta tante turbolenze e conflittualità nell’agone globale).
La visita dello Zar e lo slancio diplomatico cinese
La visita dello zar giunge in un momento che vede Pechino impegnato in uno slancio diplomatico non usuale. Due le direttrici sulle quali sta concentrando il suo impegno: l’Asia e l’Europa (lasciando ai russi un protagonismo africano, dove comunque la Cina è ben presente da tempo).
Anzitutto l’Europa, che Xi Jinping ha appena finito di visitare, viaggio preceduto dalla visita a Pechino di metà aprile del Cancelliere Olaf Sholz, che ha reso inutile all’imperatore d’Oriente una tappa teutonica.
Così il tour europeo si è condensato in tre scali: Francia, Serbia e Ungheria. con queste ultime che non nascondono i loro rapporti di prossimità con la Russia e la prima che tenta di conservare una qualche residuo protagonismo geopolitico.
Ungheria e Serbia hanno concordato con Xi nuovi rapporti economici, con la Serbia che è entrata a far parte della Via della Seta e l’Ungheria che intende ritagliarsi il ruolo di hub cinese verso l’Europa, mentre un nuovo oleodotto tra Belgrado e Budapest dovrebbe unirne i destini energetici (CNN).
Più che significativo, che l’arrivo a Belgrado di Xi abbia coinciso con la ricorrenza dello “sfacciato” bombardamento Usa dell’ambasciata cinese durante la guerra jugoslava.
Xi l’ha voluta visitare e, in uno scritto pubblicato su un giornale serbo, Politika, ha commentato “Il popolo cinese ama la pace ma non permetterà che si ripetano mai più tragedie storiche come questa”. Un memento sul passato, smentendo la tesi Usa dell’incidente, un monito sul presente sfoggio muscolare statunitense.
Di certo di questioni economiche si è parlato anche in quel di Francia, prima tappa europea di Xi, ma la cosa più curiosa è che, dopo il primo giorno di incontri parigini, i due leader politici si sono spostati sui Pirenei, con l’aereo del presidente cinese che è atterrato in un luogo invero suggestivo, l’aeroporto di Tarbes-Lourdes.
Una rottura del protocollo voluta da Macron che ha preso abbrivio da un luogo pieno di significati – l’aeroporto, infatti, di solito vede il transito dei tanti pellegrini diretti al santuario più caro alla cristianità – e che ha visto i due leader politici ritrovarsi nel paese natale del presidente transalpino per parlare più liberamente.
Di certo avranno approfondito i rapporti tra i due Paesi, ma è ancora più certo che è in questo ambito, lontani da orecchie indiscrete, che avranno affrontato le due maggiori crisi geopolitiche del momento, Gaza e Ucraina, e in particolare quest’ultima, sulla quale Macron si sta spendendo per ritagliarsi un ruolo da protagonista.
Il grande gioco sullo scacchiere asiatico
La visita di Putin, dunque, giunge pochi giorni dopo il ritorno di Xi dall’Europa, con il presidente cinese che riferirà anche quanto emerso nel colloquio con Macron riguardo l’Ucraina. Inutile aspettarsi soluzioni magiche alla guerra, ma potrebbe venirne qualcosa di buono.
Non solo l’Europa, visto che lo zar incontra Xi poco prima di un vertice asiatico di grande rilevanza. Il 26 maggio, infatti, si terrà un summit trilaterale tra Cina, Giappone e Corea del Sud, al quale parteciperanno il primo ministro giapponese Fumio Kishida, il premier cinese Li Qiang e il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol (Nikkei),
Era da più di quattro anni che i tre pivot dell’Asia non si incontravano e se si considera che il vertice ha come corollario, prima e dopo la due giorni, degli incontri bilaterali tra i vertici nipponici, sudcoreani e cinesi, si può giungere alla conclusione che l’Occidente sta osservando l’Asia con degli occhiali con un focus non centrato, che ne limitano la visione alla sola Taiwan.
L’Asia è grande e si sta muovendo velocemente a motivo della crescita economica monstre, nonostante il velleitario unipolarismo di ritorno tenti di trattenerla con ogni mezzo nel vecchio schema America & partners vs Cina. In questa rete costrittiva si sono aperte maglie, e non da adesso, che creano opportunità di nuovi rapporti tra veri o supposti antagonisti.
I rapporti Cina – India verso la distensione
Lo indica anche il rapporto-confronto della Terra di Mezzo con l’India, nella quale si stanno svolgendo le lunghe elezioni che decreteranno la fine o il rilancio dell’era nazionalista di Modi.
Se vero che tra i due giganti asiatici confinanti resta un forte attrito, sempre a rischio di nuove conflittualità, è pur vero che qualcosa sta cambiando. Lo dice l’intervista rilasciata da Modi – una delle poche concesse durante il suo mandato – all’avvio della campagna elettorale, nella quale ha offerto un ramoscello d’olivo alla Terra di Mezzo, invocando la sospirata pace (BBC).
Lo segnala anche il fatto che, quest’anno la Cina è tornata a essere il principale partner commerciale dell’India, riprendendosi quel primato che negli ultimi anni era stato appannaggio degli Stati Uniti.
Se si considerano gli ottimi rapporti tra Russia e India – segnalato tra l’altro dall’incremento dell’import di petrolio russo in barba alle sanzioni (Indian Express) – l’incontro tra Xi e lo zar potrebbe favorire lo sviluppo prospettato da Modi.
Insomma, la visita di Putin in Cina cade in un momentum particolarmente intenso per la diplomazia cinese. Inutile fare previsioni, ad oggi si può solo segnalare il simbolismo, cioè che la nuova presidenza russa nasce con il vento in poppa degli sviluppi della guerra ucraina e con il sostegno della Fabbrica del mondo, che non ha ceduto alle pressioni Usa per mollare l’alleato.
Urgerebbe un rapporto meno conflittuale tra le tre potenze globali, per evitare che la conflittualità degeneri in guerra nucleare. Ma è un orizzonte ancora lontano. E mentre l’America muove aggressiva le sue pedine, Russia e Cina arroccano e si aprono nuovi spazi di manovra.