Putin e Assad per la pace in Siria: “Si pensi a una soluzione politica”

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Politica /

Il presidente della Siria, Bashar Al Assad, ha incontrato ieri Vladimir Putin nella località di Sochi, sul Mar Nero. Il vertice ha un’importanza fondamentale per quanto riguarda il presente ma soprattutto il futuro della Siria. Domani, i leader di Turchia, Russia e Iran si riuniranno sempre a Sochi per decidere la linea comune da seguire riguardo al prossimo round di negoziati a Ginevra, mentre oggi si riuniranno i vertici militari degli stessi tre Paesi per studiare le ultime mosse riguardo all’avanzata contro lo Stato islamico, il contenimento dei curdi e le frizioni con la coalizione internazionale a guida statunitense. L’incontro tra Putin e Assad sembra essere dunque un tassello imprescindibile di queste ultime evoluzioni del conflitto siriano, che si appresta a terminare per lasciare lo spazio a un fragile e complicatissimo scenario post-bellico che vede protagonista la difficile ricostruzione di un Paese non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche da un punto di vista politico e umano.

Il presidente Assad, nel suo incontro con Putin, ha detto di essere interessato a promuovere il processo politico per la fine del conflitto e la pacificazione della Siria, e ha chiesto a Mosca di supportarlo in questa complicata fase di uscita dalla guerra. A riferirlo è stato lo stesso Cremlino, che sul sito ha riportato la trascrizione di una parte del colloquio avuto tra i due leader. Il presidente siriano ha detto che “in questa fase, soprattutto dopo aver ottenuto la vittoria sui terroristi, siamo interessati a promuovere il processo politico”. “Facciamo affidamento sul sostegno della Russia” ha continuato Assad, “per garantire la non interferenza di attori esterni nel processo politico e perché dall’esterno sia fornito solo il supporto a un processo che porteranno avanti i siriani stessi”. Assad è perfettamente consapevole che la guerra, senza il supporto russo, si sarebbe trasformata in una sconfitta. La capacità militare della Federazione Russa, unita al determinante peso geopolitico di Mosca rispetto agli altri alleati della Siria – Iran e Hezbollah – ha dato una svolta fondamentale alle dinamiche belliche, consentendo ad Assad di rimanere a Damasco e di sconfiggere Daesh. Proprio per questo, il presidente siriano ha voluto ringraziare personalmente i vertici militari russi, presenti all’incontro, ai quali Assad ha ribadito l’apprezzamento “in nome del popolo siriano” per quanto sia stato fatto nella guerra al terrorismo.



L’incontro di Sochi si è incentrato, come detto, anche sul futuro assetto della Siria post-bellica. Putin ha espresso una posizione che sarà quella che, molto probabilmente, verrà ribadita a Ginevra tra una settimana. Secondo il capo del Cremlino, la normalizzazione della Siria passerà in via principale per una rinnovata organizzazione politica del Congresso dei popoli siriani sostenuta da Assad ma sotto l’egida delle Nazioni Unite. Putin ha osservato che “la questione più importante è quella di una soluzione politica pacifica del conflitto, dopo la sconfitta dei terroristi; la questione cioè di una soluzione a lungo termine della situazione in Siria”. Una soluzione a lungo termine in cui la presenza militare russa resta un pilastro. A confermarlo, è stato il vicepresidente della commissione Difesa del Consiglio della Federazione russa, Franz Klintsevich, il quale ha ricordato che in Siria rimarranno le basi militari russe, pur con una riduzione sensibile del numero dei soldati e delle forze aeree. “Come prevedono gli accordi precedentemente firmati, le basi militari del Russia sul territorio della Siria rimarranno; e proprio questo intendeva il presidente Assad quando ha parlato di garanzie di non interferenza e di stabilità nel paese”, ha dichiarato il senatore. Un segno inequivocabile di come la guerra in Siria abbia avuto per la Russia anche – e soprattutto – l’obiettivo di mantenere la sua presenza militare nello scacchiere del Medio Oriente e del Mediterraneo orientale.

A conferma dell’importanza dell’incontro di Sochi tra Putin e Assad,  il presidente russo ha voluto affermare già durante l’incontro con il leader siriano che nella giornata di oggi telefonerà al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e agli altri più importanti leader mediorientali, per riferire loro dell’incontro. Ieri Putin aveva già telefonato all’emiro del Qatar mentre oggi sarà la volta di Trump e degli altri presidenti e monarchi della regione. La volontà di Putin è quella di riuscire a porsi come potenza mediatrice e in grado di integrare il maggior numero di Stati internazionali nel processo politico che riguarderà il futuro della Siria. Un ruolo molto difficile, soprattutto perché deve riuscire a far scendere a compromessi alcuni Stati che sono praticamente sull’orlo della guerra, e cioè Israele, Iran e Arabia Saudita, e deve mediare fra le spinte turche contro i curdi e la coalizione internazionale che li ha sostenuti. E in tutto questo, deve anche riuscire a mantenere rapporti cordiali con gli Stati Uniti e sperare di raggiungere con Trump e il Pentagono un accordo di massima sul Medio Oriente. Senza dubbio uno dei compiti più difficili per Putin e Lavrov.