Una dichiarazione all’apparenza sorprendente, quella del presidente russo Vladimir Putin. Come riportato dall’Agi, Putin, ha detto di avere “delle basi ideologiche per stabilire contatti con il candidato democratico” alla Casa Bianca, Joe Biden. Biden, ha spiegato Putin in un’intervista alla tv Rossiya-1, ha detto pubblicamente di essere pronto alla proroga del New Start – il trattato sulla riduzione delle armi nucleari firmato da Russia e Stati Uniti e che l’amministrazione Trump non vorrebbe prolungare senza includervi la Cina. “Si tratta di un elemento molto serio per una nostra possibile, futura cooperazione”, ha aggiunto il capo del Cremlino, assicurando comunque che Mosca lavorerà “con qualsiasi futuro presidente degli Stati Uniti, con la persona a cui darà fiducia il popolo americano”. La Russia, ha concluso, rimane “un osservatore esterno” del processo elettorale americano. “Non interferiremo”, ha aggiunto.

I russi preferiscono una vittoria di Biden?

Innanzitutto, non è detto che a Mosca preferiscano una vittoria dell’imprevedibile Donald Trump. Complice anche l’inchiesta sul Russiagate, che ha sabotato qualsiasi tentativo del tycoon di stabilire un dialogo con la Federazione Russa dopo le gravi tensioni, ad oggi non superate, derivate dalla crisi del 2014, l’amministrazione Trump, grazie anche a una buona dose di imprevedibilità, non si è certo mossa a favore di una distensione dei rapporti con il Cremlino. Anzi. Come rileva Ted Galen Carpenter su The National Interest, i fatti dimostrano che Trump ha portato avanti una politica estera spesso aggressiva nei confronti della Federazione Russa – che certamente non ha fatto piacere a Putin, come la decisione di ritirare gli Usa dal trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato a Washington l’8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbacev, a seguito del vertice di Reykjavík. Il Cremlino ha reagito fermamente a tale azione e ha avvertito che il ritiro di Washington dal trattato Inf costringerebbe la Russia a sviluppare nuovi missili. “Mossa alquanto curiosa per un fantoccio”, sottolinea Carpenter. È inoltre altamente improbabile che la Russia sia felice dell’approvazione da parte dell’amministrazione Trump di due importanti vendite di armi all’Ucraina. “La decisione degli Stati Uniti di potenziare le capacità militari dell’Ucraina”, afferma Carpenter, “è un atto ostile, non certo di pacificazione. Una decisione che Barack Obama si rifiutò di prendere”.

I russi, dunque, da una parte, potrebbero pertanto preferire una vittoria dei democratici proprio perché più prevedibili: li conoscono bene e saprebbero pianificare meglio la loro strategia. Viceversa Trump ha dimostrato l’esatto contrario: difficilissimo prevedere le sue mosse, soprattutto se messo in difficoltà.

Assist a Trump

Da un’altra prospettiva, le dichiarazioni di Vladimir Putin potrebbero rappresentare un grande assist per Donald Trump. Non più tardi dello scorso 30 settembre, il democratico Joe Biden ha accusato Trump di essere “un pupazzo” del presidente russo  durante il primo confronto in tv. L’espressione era già stata utilizzata nel 2016 dall’allora sfidante democratica del tycoon, Hillary Clinton. Naturalmente, si tratta solo di retorica propagandistica. Dimostrandosi disponibile a una “futura cooperazione” con i democratici, Vladimir Putin potrebbe voler togliere le castagne del fuoco a Trump: forse non tanto per aiutare direttamente il tycoon – anche se tra i due presidenti, l’intesa e la simpatia personale c’è – quanto per scongiurare l’ennesima campagna elettorale dove la Russia viene accusata di interferire nelle elezioni altrui, a danno dei democratici.

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