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L’America Latina è uno dei tanto fronti dello scontro mondiale in atto fra Cina, Russia e Stati Uniti per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza. Gli Stati Uniti hanno considerato per molti decenni il Sudamerica come un vero e proprio “cortile di casa”. Nessuno poteva immaginare che altre potenze potessero strappare quella parte di America a Washington. E nemmeno ai tempi della Guerra Fredda, l’Unione sovietica era riuscita nell’intento di penetrare il continente: con la sola Cuba a rappresentare l’avamposto dell’altro polo del mondo. 

Ma in questi anni, le cose sono cambiate. La Cina, con un lavoro oscuro e penetrante, è riuscita a inserirsi in America del Sud sfruttando capitali e tecnologie. E la Russia, attraverso alcune mosse di apertura nei confronti dei governi meno legati alle amministrazioni statunitensi, si è ritagliata uno spazio di manovra sempre più ampio e in grado di decidere anche le sorti di quella parte di mondo.

La dimostrazione della lenta e graduale ascesa di Mosca nel panorama a dell’America Latina è data, in questi ultimi giorni, dalle prese di posizione di Vladimir Putin sul Venezuela, ma anche sulla conferma delle crescenti relazioni bilaterali fra Russia e Bolivia. E sembrano essere proprio Caracas e La Paz i due terminali politici della strategia del Cremlino in Sudamerica.

Durante gli incontri per ricevere le credenziali dei nuovi ambasciatori in Russia, Putin si è soffermato in particolare su questi due Paesi. Riguardo al Venezuela, il presidente russo ha confermato il sostegno di Mosca al governo di Nicolas Maduro. Come riporta l’agenzia Tass, il leader russo ha promesso il sostegno del Cremlino alla soluzione della crisi in corso nel Paese sudamericano dicendosi pronto a fornire ogni tipo di supporto per stabilizzare la delicata situazione sociale ed economica. E in quest’ultimo campo, Putin ha confermato la volontà di realizzare progetti comuni nel settore dell’energia, dell’industria e in altri settori vitali per l’economia venezuelana.

Ma Putin si è voluto concentrare anche sulla Bolivia. Un Paese spesso sottovalutato nella dinamiche politiche latino-americane, ma che invece risulta essenziale nella sfida fra le potenze globale per la regione. Il presidente russo, parlando con l’ambasciatore Hugo Villarroel Senzano, ha detto che “ci sono prospettive per rafforzare la cooperazione nei settori tecnico militare, minerario, educativo e di altro tipo”.

Una presa di posizione importante, ribadita anche successivamente dallo stesso presidente: “Le società russe stanno realizzando grandi progetti energetici in Bolivia e il centro di ricerca e tecnologia nucleare boliviano dovrebbe essere messo in funzione il prossimo anno”.

Il riferimento del leader russo riguarda un accordo di cui parlammo negli scorsi mesi su questa testata. Russia e Bolivia hanno infatti firmato, attraverso le rispettive agenzie nucleare (RosatomAgencia Boliviana de Energia Nuclear) un accordo per la cessione, da parte di Mosca, di tecnologie nucleari utili alla costruzione di centrali atomiche in territorio boliviano. Per La Paz un accordo di fondamentale importanza, che permette al Paese di Evo Morales un salto di qualità nella produzione e nell’autonomia energetica. Ma è un accordo utile anche a Mosca, che, sfruttando anche il distacco fra Bolivia e Stati Uniti, si è assunta il ruolo di potenza-guida del Paese.

Sono dichiarazioni che lasciano intendere come la Russia, in questi anni, non abbia affatto sottovalutato il continente americano. Putin sa che in quella regione può giocarsi molto. E in questi anni, la perdita di potere da parte di Washington su molti Paesi dell’America Latina ha permesso a Mosca di penetrare nella sfera d’influenza della Casa Bianca.

Un compito arduo e che non è privo di insidie. Perché se la Russia è riuscita a ritagliarsi il proprio spazio e a consolidare alcune alleanze strategiche, è anche vero che gli Stati Uniti stanno cercando di riprendere il controllo del continente. E la Cina, in questi ultimi anni, non è rimasta a guardare, strappando accordi con larga parte degli Stati latini.

Ma è una sfida che il Cremlino ha comunque deciso di giocare: soprattutto perché il suo inserimento serve anche a creare una sorta di “spina nel fianco” nella strategia americana. Gli Stati Uniti, dopo anni di assoluto controllo delle due Americhe, sanno di non poter dormire sonni eccessivamente tranquilli. E Mosca, con tecnologia militare, nucleare e accordi sul gas, può trasformarsi in una chiave fondamentale per comprendere il presente e il futuro del Sudamerica.

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