In occasione della visita ufficiale in Kirghizistan, il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto una lunga conferenza stampa con i giornalisti russi, rispondendo a numerose domande sul cosiddetto “piano di pace Trump” per l’Ucraina, sull’andamento dell’operazione militare speciale e su altri temi di politica estera. Riguardo al documento circolato in questi giorni, Putin ha chiarito che non si tratta di un vero e proprio “accordo” ma di “un insieme di questioni proposte per la discussione e la finalizzazione”.
Il presidente ha ricordato che i 28 punti erano stati elaborati già prima del suo viaggio in Alaska e che, dopo i colloqui di Ginevra tra delegazioni americana e ucraina, sono stati riorganizzati in quattro blocchi. “Noi riteniamo in linea di massima che questo possa costituire la base per futuri accordi”, ha detto Putin, aggiungendo però che “sarebbe inopportuno parlare ora di versioni definitive, perché non esistono”. Il leader russo ha confermato che “in alcuni aspetti la parte americana tiene conto della nostra posizione” emersa nei colloqui pre e post Alaska, ma ha sottolineato la necessità di “sedersi e discutere seriamente punto per punto”.
“Non attaccheremo l’Europa”
A titolo di esempio ha citato la richiesta occidentale di una dichiarazione formale che la Russia “non intende attaccare l’Europa”: “A noi suona ridicolo, perché non abbiamo mai avuto tali intenzioni. Ma se vogliono formalizzarlo, per noi non è un problema. Siamo pronti a mettere nero su bianco che non abbiamo piani aggressivi verso l’Europa”. Putin ha annunciato che “la prossima settimana una delegazione americana arriverà a Mosca” per iniziare i negoziati sostanziali. Sul fronte russo i principali negoziatori saranno il ministero degli Esteri, l’aiutante presidenziale Vladimir Medinsky e l’aiutante Yuri Ushakov.
Riguardo ai contatti di Abu Dhabi, il presidente ha spiegato che si è trattato di un incontro regolare tra servizi speciali russo-ucraini per questioni umanitarie (scambio di prigionieri), al quale si è aggiunto inaspettatamente un rappresentante dell’amministrazione Usa che ha proposto di anticipare i colloqui. Alla fine è stato confermato il calendario originario: incontro a Mosca la settimana prossima. Sulle questioni territoriali, Putin è stato categorico: “Quando le truppe ucraine lasceranno i territori che occupano, le ostilità cesseranno. Se non lo faranno, lo otterremo con mezzi militari”.
Lo stato della guerra nel Donbass
Il presidente ha rivendicato “una dinamica positiva su tutti i fronti”, con un ritmo di avanzata che “mese dopo mese aumenta sensibilmente”. Ha citato l’accerchiamento di Krasnoarmeysk (Pokrovsk) e Dimitrov, l’ingresso a Komsomolsk, l’avvicinamento a Seversk da tre direzioni e i rapidi progressi nel Nord della regione di Zaporizhzhia, dove le forze russe sono già a 1,5-2 km da Gulyaypole. Putin ha sottolineato il crescente divario tra le perdite ucraine (oltre 47.000 solo a ottobre) e la capacità di rimpiazzo, aggravato da diserzioni di massa. Sul tema del ritorno della Russia nel G8, il presidente ha ricordato di aver smesso di partecipare già prima degli eventi del 2014 e ha definito prematuro parlarne: «Nessuno ci invita ufficialmente e, nella situazione attuale, non vedo come potremmo sederci tutti insieme».
Riguardo al possibile sequestro degli asset russi in Europa, Putin ha parlato di “furto” e ha annunciato che “su mia istruzione il governo sta preparando un pacchetto di misure di risposta”. Sul nucleare, dopo le dichiarazioni americane sulla possibile ripresa dei test, il presidente ha confermato di aver chiesto alle strutture competenti di analizzare la situazione e preparare proposte: “Dobbiamo essere pronti a ogni scenario. E lo saremo“.
Infine, sulla legittimità delle attuali autorità ucraine, Putin ha ribadito che “firmare documenti con l’attuale leadership ucraina è inutile“: alla cessazione delle ostilità dovrà seguire immediatamente la revoca della legge marziale, quindi elezioni presidenziali e referendum sui territori, in un quadro costituzionale attualmente bloccato. “Quello che ci serve è il riconoscimento internazionale delle decisioni da parte dei principali attori globali”, ha concluso il presidente russo.
“Witkoff? Lotta interna in Occidente su come fermare la guerra”
Putin ha inoltre commentato le polemiche sulle conversazioni trapelate tra l’inviato di Trump Steve Witkoff, l’aiutante Yuri Ushakov e il fondo RDIF di Kirill Dmitriev: “Le fughe di notizie possono essere falsi oppure intercettazioni illegali. In ogni caso, il problema non siamo noi: è la lotta interna negli Stati Uniti e nell’Occidente collettivo su come fermare la guerra. Witkoff non è sotto attacco perché è troppo gentile con i russi, ma perché rappresenta la linea di chi vuole realmente negoziare. Chi lo attacca è lo stesso gruppo che vuole continuare il conflitto fino all’ultimo ucraino, proseguendo a incassare i soldi destinati a Kiev”. Il presidente ha aggiunto di conoscere Witkoff da alcuni mesi e di considerarlo “un cittadino americano che difende con fermezza la posizione del suo presidente e del suo Paese”, sottolineando che i colloqui, pur franchi, restano “civili e senza insulti”.
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