Non bastava l’ingiustificabile e gravissima censura dei magnati della Silicon Valley e degli oligarchi dei social, l’esclusione della piattaforma Parler da Google e da tutti gli store, la “purga” a cui sono stati sottoposti  gli “influencer” e opinionisti conservatori di tutto il mondo: la dittatura del politicamente corretto si abbatte su tutto ciò che ha a che fare con Donald Trump. Dopo l’assalto al Campidoglio dei sostenitori del tycoon dello scorso 6 gennaio, che ha portato alla morte di cinque persone, e che ha in qualche modo sancito l’ingloriosa uscita di scena di The Donald, una nube di conformismo si addensa su chiunque abbia manifestato simpatie per il tycoon o che sia riconducibile in qualche modo al Presidente Usa.

Anche il Golf scarica The Donald

Nulla rimane escluso, a cominciare al golf. Come riporta l’agenzia LaPresse, la Pga of America ha deciso di tagliare i legami con il presidente uscente degli Stati Uniti votando a favore di una proposta di privare dell’organizzazione del Pga Championship 2022 il Trump National Golf Club di Bedminster, in New Jersey. È la seconda volta in pochi anni. Il presidente della Pga Jim Richerson ha annunciato che il Consiglio ha votato per esercitare il suo diritto di “terminare l’accordo” con il Trump National. “Ci troviamo in una situazione politica non di nostra creazione”, ha detto in un’intervista telefonica ad AP Seth Waugh, Ceo della Pga of America. “Siamo fiduciari per i nostri membri, per il gioco, per la nostra missione e per il nostro marchio. Il danno avrebbe potuto essere irreparabile. L’unico vero modo di agire era andarsene”, ha aggiunto.

E sempre nel mondo dello sport, nel mirino della sinistra dem è finito anche il quarterback della Washington Football Team, Taylor Heinicke, colpevole, dicono i detrattori, di essere un sostenitore del Presidente Usa. Ma non finisce qui. Nei giorni scorsi anche Shopify, la piattaforma dell’e-commerce con oltre 800.000 esercenti in tutto il mondo, ha deciso di scaricare Donald Trump mettendo offline i siti gestiti dalla campagna del presidente e dalla Trump Organization in risposta alle violenze in Campidoglio. La società ha spiegato che le sue politiche vietano alla piattaforma di sostenere le organizzazioni che promuovono la violenza. Guai anche per l’avvocato del tycoon Rudolph Giuliani: l’Ordine degli Avvocati di Manhattan ha avviato un’indagine per rimuovere l’ex sindaco di New York dai suoi membri.

La caccia alle streghe dei “trumpiani” in Italia

La caccia alle streghe degli anti-trumpiani dell’ultim’ora si avverte anche in Italia. Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano, scrive: “Vorrei che Salvini, Meloni, la Maglie, insieme allo show permanente del Covid governo ladro continuassero a funzionare come promemoria. A ricordarci che i sovversivi se ne sono andati, ma che continuando a guardare da un’altra parte quel Trump, o un altro Trump, potrebbe presto ritornare e sarebbe molto, molto peggio”. “Salvini e Meloni non se la possono cavare solo invocando la fine della violenza a #CapitolHill. Serve una condanna netta, una presa di distanza senza ambiguità da #Trump, che ha la responsabilità politica di un attacco gravissimo contro la democrazia americana” scrive ancora Twitter il vice ministro all’Economia Antonio Misiani, del Pd.

Grillini e Pd dimenticano però che se c’è un “trumpiano” vero, che ricevette persino la benedizione con un famoso tweet del tycoon (“Giuseppi”) quello è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, colui che spalancò le porte all’ex attorney general William Barr e a John Durham facendogli incontrare con i vertici dei nostri servizi segreti nell’estate 2019.

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